domenica 14 giugno 2009

Qualcosa di sinistra

Nel Giugno del 1969, la rivolta antimilitarista delle regioni interne della Sardegna: un ricordo.

Quaranta anni fa, il 18 Giugno del 1969, la popolazione di Orgosolo si mobilitò. Gli Orgolesi decisero di recarsi in massa nei pascoli di Pratobello per protestare contro la realizzazione dell’ennesimo poligono militare in territori da sempre destinati all’agricoltura e alla pastorizia.

La rivolta antimilitarista delle regioni interne della Sardegna fu un altro momento “importante” della Storia dell’isola. Pastori e contadini non furono comunque lasciati soli, come si evince dal testo del telegramma inviato da Emilio Lussu al Presidente della Giunta Regionale Giovanni Del Rio:

“50 anni di vita politica permanentemente legata popolo sardo mi autorizzano rivolgermi a lei -stop- Quanto avviene Pratobello pastorizia et agricoltura Orgosolo est provocazione colonialista -stop- Bisogna riandare periodo fascista per simile arbitrio poliziesco -stop- Poligono tiro bimestrale aut eventuale istituzione poligono permanente est negazione Piano rinascita -stop- Rimborso danni et premio in danaro est offensivo palliativo che non annulla ma aggrava ingiustizia -stop- Chi ha coscienza dei propri diritti non li baratta -stop- Responsabilità non est militare ma politica et in massimo grado maggioranza governativa nazionale -stop- In tempo di guerra prevalgono interessi militari ma in tempo di pace comandano interessi opposti -stop- Perciò mi sento solidale incondizionatamente con pastori et contadini Orgosolo che non hanno capitolato et se fossi in condizioni di salute differenti sarei in mezzo a loro -stop- Allontanamento immediato poligono e militari si impone come misura civile e democratica lavoro e produzione -stop- Questi avvenimenti pongono problema revisione Statuto speciale Regione oggi insufficiente protezione interessi isolani -stop-”.

Quaranta anni dopo, ripensando alla faciloneria con cui è stata archiviata, politicamente e culturalmente, la tragedia avvenuta negli impianti della raffineria Saras a Sarroch (dove tre operai sono morti ed uno è rimasto ferito a causa delle esalazioni tossiche prodotte da un impianto di desolforazione) ma, più in generale, alla faciloneria con cui viene archiviata ogni altra “questione operaia” ancora esistente in Sardegna (e non solo), molte sono le domande che sorgono spontanee.

Come è noto, infatti, altri e ben più “pregnanti” argomenti hanno infiammato la recente dialettica elettorale nazionale. Più che quelle di Lussu, non possono dunque che tornare alla mente le parole di Gramsci quando nel 1921 scriveva “La classe operaia non ha nulla da sperare da questo o da quell'altro ministro; la classe operaia non può fare affidamento che in se stessa. Ogni decreto, ogni disegno di legge non sono che pezzi di carta per i padroni, la cui volontà può trovare un limite solo nella forza medesima degli operai e non mai negli organi dello Stato.”(1).

“Serran buttega artigianos, baristas,
e partin tottus, minores e mannos,
pro che cazzare sos militaristas:

pizzinneddos e bezzos de chent’annos
e zovaneddas de sa prima essida
han’indossadu sos rusticos pannos.

Tottu sa idda in campagna est partída,
in càmiu e in macchina minore.
Sa lotta durat piús d’una chida;

a Pratobello finas su rettore
ch’est arrivadu cun su sagrestanu
pro difende su pradu e su pastore”(2)

Note:
(1)da “Illusioni”, di Antonio Gramsci – L’Ordine Nuovo, 8 Agosto 1921
(2)Estratto da “Sa lotta de Pratobello” di Peppino Marotto


Rina Brundu
Dublin, 14/06/2009
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