Considerazioni sullo “sciopero” dei blogger del 14 Luglio 2009
Leggo che il 14 Luglio 2009, 220 anni dopo la Presa della Bastiglia, ci sarà una nuova rivoluzione: una eccezionale giornata di silenzio, osservato dai blog italiani per protestare contro il decreto Alfano. Non si tratterebbe di una adesione allo sciopero dei giornalisti, quanto piuttosto una decisione di protestare contro il provvedimento tout court.
Indipendentemente dalle ragioni, più o meno condivisibili, più o meno oneste, più o meno giuste, che possano avere spinto a circolare una simile notizia, come blogger io trovo la stessa molto preoccupante. E’ un po’ come se un sedicente amministratore di condominio entrasse in casa mia per annunciarmi che, in tale data, il resto dei condomini ha deciso di osservare dieta vegetariana. Ed io con loro!
Il fatto è che io non sapevo neppure che questo amministratore fosse stato nominato e soprattutto avevo appena acquistato una bistecca per celebrare quella giornata coi cugini d’oltralpe!
Fuor di metafora, a mio modo di vedere, tutta la storia non ha capo né coda. Posso solo pensare che si tratti di confusione semantica: “abbaglio” per “bavaglio”, “Bastiglia” per “pastiglia”.
Detto questo, se il target dell’iniziativa è quello nobile di sostenere un discorso di maggiore libertà informativa, non vedo proprio come si possa raggiungerlo togliendo il cerotto dalla bocca di qualcuno per metterlo sulla bocca di qualcun altro.
A parte questo, la “gravità” dell’intero progetto sta soprattutto nel tentativo, che pare di ravvisare (ma potrei sbagliarmi, anzi, sicuramente mi sbaglio, anzi, voglio sbagliarmi!), di far entrare quel tempio dell’espressione libera che è Internet dentro dinamiche editoriali obsolete (ma non solo!) e assolutamente provinciali. La Rete rappresenta infatti l’antitesi delle stesse!
La Rete, a dispetto delle apparenze, non è il Borg di Star Trek! Non è un organismo cibernetico dedito ad assimilare col fine di controllare, ma è espressione viva della libertà dell’anima e della sua diversità. Un’anima che fa fatica a trovare accordo persino con se stessa, figuriamoci aderire a progetti corporativi di qualsiasi genere e natura!
Si può solo pensare che questa “uscita” infelice sia stata soprattutto determinata dalla buona fede: ovvero dal desiderio di garantire quella stessa libertà che così facendo si va a ledere. Ma, fortunatamente, in questo caso specifico “Resistance is NOT futile and we will NOT be assimilated”!
Rina Brundu
Dublin, 06/07/2009
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