CRONACHE IRLANDESI DI INIZIO AUTUNNO
Ci risiamo! Dopo l’Affaire-Trattato di Nizza, l’Irlanda si presenta, per la seconda volta, al voto, chiamata a ratificare il Trattato di Lisbona che permetterebbe la tanto auspicata riforma dell’Unione Europea.
Non sono Nostradamus, ma pronosticare una vittoria del SI non dovrebbe essere troppo difficile. Anche le “ragioni” che “faciliterebbero” questo “assenso” non sono di ardua identificazione. Si può pescare nel mucchio: dalla decisa “mano di aiuto” data in quel di Bruxelles in forma di borsellino aperto, alle minacce del Boss Supremo di Ryanair di chiudere i suoi Head Offices nell’Isola Smeralda se il NO dovesse avere la meglio, dai mai sopiti fantasmi dell’emigrazione bruscamente risvegliati dalla recessione galoppante, alla fobia di questo o di quell’altro partito (politico, economico e chi più ne ha ne metta) di perdere i privilegi immeritatamente acquisiti nel corso degli ultimi dieci anni.
L’eventuale vittoria delle forze dell’ YES-a-tutti-i-costi non dovrebbe però ingannare sullo spettacolo che è stata la Dublino pre-elettorale. Infatti, nella città che è pure il cuore pulsante del Paese – nonché una delle metropoli europee più vive, dinamiche e a perfetta misura giovane – a farla da padrone è stata senz’altro un’organizzatissima campagna NO-TO-EUROPE che ha sicuramente vinto in visibilità, creatività, nella sua determinazione a dimostrare il deciso dissenso. Una vittoria dei suoi promotori quindi non sarebbe cosa tanto sorprendente!
Questo perché, nulla, come il guidare, in questi giorni, lungo le intasate strade dublinesi, ha mai reso più evidente, all-occhio-che-guarda, la desolante Essenza (in termini di percezione del cittadino) della moderna Europa comunitaria. Ovvero il suo essere, di fatto, ideale meramente privato. Di un’establishment, di un gruppo di sognatori, di una politica utopica che probabilmente dovrà faticare per centinaia di anni prima di “giustificare pienamente” la sua meravigliosa intenzione primaria. Ancora, il suo essere visione-non-condivisa, appesantita da una ingombrante cornice burocratica. Brutta a vedersi. Probabilmente inutile. O quasi.
Ma, tra gli effetti-nefasti della crisi marciante e le ragioni di un esagerato anti-europeismo da baraccone, come spesso accade con ogni umana tragedia, il rischio di sfiorare il ridicolo è stato sempre dietro l’angolo. Rasentato ad ogni rotonda e ad ogni curva, di un Paese che ha sempre succhiato sangue dalla Sacra Mucca comunitaria, mostrando, ad un tempo, una imperdonabile incapacità nel gestire il prezioso dono di un boom economico duraturo e favoloso.
Per accorgersi di questo rischio-possibile bastava semplicemente leggere le didascalie sulle centinaia di cartelli, di tutte le dimensioni, di tutti i tipi – e che si succedevano, uno dietro l’altro, lungo le strade principali, i vicoli nascosti, le mulattiere abbandonate della capitale irlandese, fatalmente “impregnando e mutando” finanche la sua pur sempre caratteristica atmosfera.
Ecco dunque un esempio di come quei comunicati, con la loro logica random di proposizione, riuscivano mirabilmente a sottolineare lo straordinario status quo economico-politico:
- Irish Democracy 1916-2009? Vote NO! (manifesto contro il Trattato di Lisbona)
- ON SALE (nota immobiliare sulla veranda di un appartamento centrale)
- European Democracy 1945- 2009? Vote NO! (manifesto contro il Trattato di Lisbona)
- OFFICE TO LET (avviso su un enorme edificio abbandonato)
- Small country BIG VOICE vote no to a bad deal! (cartello contro il Trattato di Lisbona)
- ON SALE (nota immobiliare su una casa in vendita)
- The only job that Lisbon saves is HIS! (con foto di un noto politico sul cartello)
- TO LET – PAY NO RENT ( avviso disperato su un altro enorme edificio abbandonato)
- LISBON TREATY – VOTE NO!
- ON SALE!
- 1.84 Euro – Minimum wages after LISBON! Vote NO!
- OFFICES TO LET
- NO 2 LISBON!
- ON SALE……
Scriveva James Joyce nel 1914: “Se ho scelto Dublino per scena è perché quella città mi appariva come il centro della paralisi”. Manco il già citato Nostradamus avrebbe saputo fare tanto!
Rina Brundu
Dublin, 02/10/2009
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