Considerazioni e riflessioni sulla Social-Network-Politik imperante
Non sono una fustigatrice di Internet! L’idea non mi passerebbe neppure per l'anticamera del cervello! Per quanto mi riguarda, il luogo-vituale-Internet è l’unico vero ricettacolo di tutto ciò che la nostra anima ed il nostro intelletto sono in grado di produrre! La Rete é infatti il solo media capace di far arrivare tale produzione, dalla fonte al fruitore, senza affrontare alcun “ostacolo” materiale, o “correzione” editoriale.
Con questo, voglio rispondere anche a coloro che accusano gli internauti di dotarsi di una “maschera” per poter navigare, ovvero per poter Essere dentro la nuova realtà ricreata! Una simile proposizione è, a mio modo di vedere, figlia di una grande incapacità di analisi, di un approccio obsoleto e moralistico ai problemi. Di fatto, di un approccio che mal si concilia con le “possibilità straordinarie” che questo modernissimo strumento di comunicazione ci fa intuire.
Vero è invece che se, come io sostengo, è soprattutto l’anima ad incastrarsi tra le maglie della Rete, la “moralità” e la “verità” della stessa non potrà che essere riflesso della somma delle “moralità” e delle “verità” proposte da tutte le anime che la fanno esistere! Ne consegue che, una “anima bella”, rifletterà questa sua bellezza, sul palcoscenico virtuale, anche laddove la sua quotidianità non le rendesse invece giustizia. Per converso, un’anima portata a “mascherare” la sua Essenza (della quale potrebbe pure vergognarsi!), lo farà anche in Internet. Né più, né meno! La “maschera” di cui si parla, naturalmente, non ha nulla a che vedere con l’utilizzo, da parte di molti “navigatori”, di nick, o dopplegaenger per proporsi online (ci possono essere ragioni molto valide per usare un alter ego, mentre a volte è persino necessario!), ma riguarda piuttosto ogni genere di armeggio difensivistico che tenda a presentarci come NON-siamo-dentro-veramente!
La Rete dunque come luogo di estrema libertà dello Spirito! Difficile negarlo! Per chiunque! Diverso è invece il discorso della idealizzazione del mito Internet. Diverso e pericoloso! Ancora più pericoloso può diventarlo quando, una simile idealizzazione, viene promossa dalla Stampa con la S maiuscola. Spetterebbe infatti proprio a questo tipo di giornalismo, e ai professionisti che lo fanno vivere, il proporsi come valvola di riduzione “umana” delle “comprensibilissime” esagerazioni “tecniche” internettiane.
Alla maniera dell’insegnante entusiasta, determinato a spiegare, agli alunni scalmanati, il valore di una-gita-di-classe-al-luna-park, oltre la gioia fugace che può dare l’immancabile corsa sulle montagne russe, il bravo giornalista dovrebbe tentare di razionalizzare “il buono” che offre Internet. Soprattutto, dovrebbe tentare di “depurarlo” dai suoi inevitabili eccessi, al fine di presentarlo, in maniera più controllata, ad un Signor Rossi qualsiasi. Ad un tempo, il buon giornalista, (ed il buon giornalismo), dovrebbe sapere confrontarsi onestamente con il dark-side di questa community molto speciale (inutile negarlo: tale lato oscuro esiste, come esiste un dark-side dell’anima di cui è riflesso!), tentare di capirlo, raccoglierne l’umore, anticiparne le mosse. Anche quando queste possono presentarsi potenzialmente nocive. In modo particolare, quando queste possono presentarsi “potenzialmente nocive”!
Oggidì però, non è certo questo approccio didattico che, una rapida carrellata tra le homepages dei principali quotidiani italiani, rivela! Di fatto, è da parecchi mesi che - particolarmente quando ci sono in ballo argomenti di natura politica, ma anche culturale - si assiste ad una progressiva, quanto fastidiosa, antropomorfizzazione della Rete che lascia davvero perplessi. Espressioni quali “Internet si sta mobilitando”, “Il popolo di Internet in piazza”, “Internet dice no (o dice si, per quel che ce ne cale!)” e via titolando, si fanno notare un giorno sì e l’altro pure. E non hanno senso!
Piuttosto, il giornale che le pubblica rischia quasi sempre di darsi la zampa sul piede! Da un lato, si ha l’impressione che non ci sia precisa percezione dell’universo che-è-la-Rete (ciascuna anima e ciascun intelletto, infatti, all’interno di quel calderone di anime di cui si è detto, conserva una sua totale indipendenza, e questo non è poco!), dall’altro, il tentativo di “addomesticare” l’intera community virtuale con metodi propagandistici-da-mobilitazione-generale-primi-anni-70, non può non far sorridere.
Sicuramente può lasciare perplesse le moderne generazioni! Paradossalmente però, essendo queste ultime frange giovanili più digitalmente-evolute e smaliziate, sono molto meno “a rischio-cooptazione” dei padri, meno abituati alle “insidie” virtuali! Al Signor Rossi qualsiasi, infatti, leggere che “Internet si sta mobilitando”, potrebbe creare una qualche preoccupazione! Soprattutto, senza sapere bene cosa stia accadendo, potrebbe crederci! O al contrario, potrebbe, nel tempo, assuefarsi alla Sindrome-dell’al-lupo-al-lupo, e quindi evitare di allertarsi veramente quando sarà necessario farlo!
Un altro rischio generato da questa imperante ed eccessiva “responsabilizzazione” giornalistica delle dinamiche virtuali, è quello di creare “confusione” sui ruoli assegnati dal consorzio civile. Se è vero dunque che i numerosi salotti televisivi non possono sostituirsi al Parlamento della Repubblica nello svolgere le mansioni che gli competono, è vero anche che questo ruolo non lo possono usurpare neppure i diversi social-network-de-noiartri! Non importa quanto trendy! Non importa quanto cool! Non importa quanto à-la-page! L’ultima novità di cui si sente davvero bisogno in un Paese come l’Italia (in un qualsiasi Paese mediamente civilizzato!), è una Social Network Politik post rivoluzione digitale che sommi, alle croniche magagne del carrozzone politico reale, le incontrollabili esagerazioni del suo alter ego virtuale! Oltre il danno la beffa!
Di sicuro, davanti agli inevitabili pericoli generati da questi perniciosi meccanismi comunicazionali moderni, è inaccettabile che una Stampa con la S maiuscola tiri il sasso per ritirare la mano subito dopo! Non vi è dubbio infatti che, oggi come oggi, la maggiore imputabilità per la circolazione di simili mostruosità-politico-culturali stia ancora con il giornalismo-tradizionale. Ma il buon padre è colui che si adopera in tutti i modi per evitare che il figlio commetta i suoi stessi errori, non colui che, in maniera incauta, gli fa portare il peso dei propri peccati sulle spalle!
Rina Brundu
Dublin, 26/12/2009
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