domenica 14 febbraio 2010

La caduta degli dei

Riflessioni e considerazioni dopo lo scandalo che ha coinvolto la Protezione Civile Italiana

Non so perché ma mi torna alla mente il Signore di Shang, l’alto funzionario dello stato di Ch’in vissuto in Cina nel IV secolo a.C. Costui fu il propugnatore di teorie politiche tanto discutibili quanto spregiudicate e al cui confronto le idee dello stesso Machiavelli paiono contenute abbastanza. Alla base della sua filosofia legalista vi era una percezione negativa della natura umana. Secondo quello che sarebbe il suo pensiero, gli uomini sono fondamentalmente esseri vili, incapaci di qualsiasi coerenza rispetto alle necessità primarie dei valori in cui dicono di credere.

Ne deriva che, alle “congenite mancanze” dei singoli individui, deve necessariamente supplire uno Stato forte. Uno Stato laico, “moderno”, senza scrupoli. Uno Stato che usa come arma l’ignoranza delle masse e si propone di schiavizzare sistematicamente l’intelletto. Uno Stato capace, attraverso la promulgazione di un codice di leggi ben strutturato e rigorosamente applicato, di garantire, se così posso dire, la minore-felicità dei tanti-che-la-meritano, a discapito della perfetta-felicità dei pochi-che-la-reclamano-per-diritto.

Difficile al giorno d’oggi concordare con la maggior parte delle idee del Signore di Shang. Tuttavia, ritengo che non sia neppure saggio comportarsi come quel letterato cinese che – criticandone la persona e la filosofia - ebbe a dire: “E’ nel mondo come caccola di mosca; parlare di lui insozza la bocca e la lingua e scriverne imbratta la carta”. Un simile approccio chiuso diventa men che meno raccomandabile se guardiamo agli scandali-italiani-di questi-tempi.

Naturalmente, noi italiani alle tempeste politiche e civili ci siamo abituati! Insieme agli spaghetti, ai mandolini, ai video-mare-quanto-è-bello, agli spiro-tanto-sentimento, etc, etc, questi “momenti-climax-della-nostra-Essenza” fanno addirittura parte integrante del Package-Bel-Paese offerto da ogni agenzia-di-viaggi-straniera-che-si-rispetti. Di fatto, le possibilità-di-intrattenimento presentate al turista di turno sono infinite: tre notti in albergo a 4 stelle X 2 scandali-istituzionali-tutto-incluso, gita-a-fuorigrotta X 1 scandalo-esotico-partenopeo, 3 eruzioni-pilotate-dell’Etna al prezzo di una, tour in auto-blu dei 7 colli di Roma con intercettazioni-annesse-e-connesse e via così…. scandalizzando.

Dicevo dunque che noi italiani agli scandali ci siamo abituati. Vero è pero che, pure dentro i confini della nostra gloriosa penisola, ci sono scandali e scandali. Per restare in linea con le metafore cinesi di cui sopra: una cosa è quando la caccola di mosca ti sporca i pantaloni-sdruciti da lavoro, tutt’altra questione è quando la stessa ti rovina il costosissimo capo-firmato, l’abito buono della domenica.

L’infelice situazione che sta vivendo in questi giorni la Protezione Civile Italiana (dove una inaspettata “caccola di mosca” sembra avere insozzato per lungo-tempo-a-venire il fiore all’occhiello di una sana-cultura-italiana-del-fare), rientra a buon diritto tra le situazioni-speciali che richiedono maggiore attenzione e maggiore analisi. Immagino, infatti, che non siano pochi gli italiani che stanno meditando su quanto accaduto. E si scoprono preoccupati.

Preoccupati soprattutto perché, lungi dal ritrovarsi a vivere con un modello più avanzato del deprecabile ideale di Stato immaginato dal Signore di Shang (modello, ricordiamolo, teso a garantire la “minore-felicità dei tanti-che-la-meritano, a discapito della perfetta-felicità dei pochi-che-la-reclamano-per-diritto”), si riscoprono piuttosto dentro un diverso universo che sembrerebbe prediligere la perfetta-felicità-dei-pochi a discapito di una dignitosa-felicità-dei-tanti.

Dobbiamo convenire dunque che la vecchia filosofia legalista orientale fosse corretta anche nei suoi assiomi fondamentali? Dobbiamo convenire dunque che noi italiani siamo ingordi, vili e soprattutto incapaci di “qualsiasi coerenza rispetto alle necessità primarie dei valori” nazionali in cui ci piace riconoscersi? Personalmente, non ho questa visione dei miei compatrioti. Ritengo pure che, specialmente nell’ultima decade, tanti passi in avanti, verso un’etica ideale, siano stati fatti. Tuttavia, è indubbio che questo non basta: non è sufficiente! Non è sufficiente per debellare un male-cronico-in-noi, quale è quello che ci porta a preferire sempre le ragioni di una felicità-privata-astuta-e-possibile, rispetto alle cose di una improbabile felicità-comune senza arte né parte. Di fatto, quel nostro modello-meno avanzato di Stato che apparentemente ci siamo costruiti intorno, e di cui dicevo, è solo riflesso delle nostre intenzioni. Delle intenzioni e dei valori-mai-troppo-sentiti vissuti da ciascun individuo.

Come risolvere? Con buona pace del Signore di Shang, se da un lato possiamo comprendere le motivazioni di tanti suoi ragionamenti tesi a mettere in luce la vera essenza del potere, dall’altro non possiamo certamente sposare le soluzioni ai problemi proposte. Diversamente da lui, infatti, noi crediamo che è forse la perfetta libertà intellettuale del cittadino, l’unica arma a nostra disposizione per potere fare il salto di qualità tanto auspicato. Per esempio, solo da un ragionare bello ed eticamente motivato potrebbe nascere un moderno “codice di leggi” capace di arginare la “deriva individuale”, e quindi di garantire “la felicità dei molti”. Questo è tanto più vero quando si guarda a problematiche concrete – e cronicamente irrisolte - quali possono essere quelle legate alla perfetta gestione delle dinamiche connesse agli appalti pubblici. Ma non solo.

Occorre agire dunque, ed occorre farlo subito! Questo perché, non ci sono momenti di smarrimento più grandi nella vita di una Paese, di quei travagliati istanti in cui le botole dell’empireo nazionale si aprono all’improvviso sotto i piedi, gli dei cadono a terra e il popolo comincia a rendersi conto che i numerosissimi vizi delle divinità adorate non sono molto dissimili dai vizi di tutti gli altri uomini.


Rina Brundu
Dublin, 14/02/2010
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