Considerazioni e riflessioni dopo lo stop all’opzione elezioni anticipate
Finchè la nave va lasciala andare… recitava una canzonetta di tanto tempo fa. Più o meno, insomma. Forse il paroliere citava le barche, ma noi dobbiamo parlare di navi. Anche di navi di una certa stazza immagino, navi lussuose, da crociera per intenderci. Di quelle che partono per viaggi lunghi, programmati nel dettaglio, con lista definita di passeggeri, assegnazione di cabine più o meno prestigiose, ospiti trendy ed una attenta selezione dei porti-cool dove ancorare per il tempo necessario, in attesa di riprendere di nuovo il largo. Verso il mare aperto ed altri indimenticabili mete da sogno.
Accade raramente, ma sembrerebbe che accada, che l’ancoraggio sia permanente, o comunque duraturo. Una sorta di incaglio, di fermata di una nave in una secca, ma volontario. Ancoraggio-forzato dunque, per lo più conseguenza di alcuni problemi tecnici rilevati, perché prevenire, si sa, è meglio che curare. Proprio come potrebbero aver pensato negli alti luoghi dove si fa la politica che conta, per la precisione laddove si è deciso di non curare lo strappo interno alla maggioranza con un ricorso alle elezioni anticipate. Del resto, questa era una delle possibilità dall’esito incerto prospettate dalla situazione di eccezionale stallo che si era venuta a creare nei giorni scorsi o, per meglio dire, una delle possibile risposte ad un rebus senza soluzione.
Ciò che colpisce in tutta questa vicenda non è tuttavia la decision presa per risolvere, quanto piuttosto la straordinarietà delle dinamiche che si sono andate manifestando. Caratteristica prima dei governi di coalizione (ed il corrente esecutivo è senz’altro il risultato di un’alleanza di più partiti per quanto si tenda a dimenticarlo) è generalmente la loro precarietà sempre determinata dalle dinamiche fragili e volatili che li sostengono. Un poco come una specie di zattera assemblata malamente e le cui singole assi si perderanno finanche nel mare più calmo non appena le funi marce con cui sono state legate cederanno.
Nel caso specifico però si è scoperto che di zattera non si trattava proprio, quanto piuttosto di nave piuttosto complessa, per certi versi tecnologicamente evoluta nel suo essere saldata con una speciale colla che adesso ne impedisce il riutilizzo delle singole parti. Tentare di scinderle infatti, significherebbe restituire a ciascuna asse usata per costruirla una identità diversa da quella sacrificata nella saldatura. Ma soprattutto significherebbe rompere il prezioso giocattolo così creato, perdere la fiducia dei clienti che lo hanno acquistato e dulcis in fundo favorire il loro migrare verso i servigi di altro… armatore.
Nessuna meraviglia dunque che si sia preferito ancorare la love-boat, la nave dei sogni, in porto-sicuro. Nell’attesa che il vento cambi naturalmente, e che i tecnici si occupino di riparare i guasti. Senza considerare che all’interno di una qualsiasi lussuosa nave da crociera, così come accade in ogni microuniverso bastante alle sue necessità, la vita continuerà a scorrere tranquilla. E ci saranno incontri, discussioni, feste, baccanali, colpi bassi, colpi mortali, disannoramenti, innamoramenti, ma persino colpi di fulmine capaci di rivoltare le carte in tavola… in the blink of an eye.
Et intanto, potrebbe cantare un qualsiasi poeta, il popolo ammirato stava a guardare….. Perché se, come sosteneva Abramo Lincoln, la democrazia è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo, è pure innegabile che quando si tratta di andare in crociera esista popolo e popolo. E così è anche se non ci pare.
Rina Brundu
09/09/2010
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