<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992</id><updated>2011-11-19T11:20:23.032+01:00</updated><category term='brundu'/><category term='pratobello'/><category term='Rina Brundu Obama'/><category term='rina brundu poesie'/><category term='sport'/><category term='Mondiali 2010'/><category term='Giornalismo online'/><category term='vita smeralda'/><category term='diritti'/><category term='politica'/><category term='robe inutili'/><category term='George Orwell'/><category term='Rina Brundu Giornalismo'/><category term='giornalimo online'/><category term='cina'/><category term='leadership'/><category term='economia'/><category term='giornalismo'/><category term='libertà di stampa'/><category term='online'/><category term='fisica'/><category term='rina'/><category term='Cultura'/><category term='U.F.O.'/><category term='ogliastra'/><category term='Satira'/><category term='rina brundu'/><category term='Barack Obama'/><category term='British Petroleum'/><category term='Sardegna'/><title type='text'>La Torre del Nuraghe</title><subtitle type='html'>Blog di Rina Brundu</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>51</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-6644956874124323491</id><published>2010-09-09T18:09:00.000+02:00</published><updated>2010-09-09T18:10:14.410+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo online'/><title type='text'>Love Boat</title><content type='html'>&lt;em&gt;Considerazioni e riflessioni dopo lo stop all’opzione elezioni anticipate&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finchè la nave va lasciala andare… recitava una canzonetta di tanto tempo fa. Più o meno, insomma. Forse il paroliere citava le barche, ma noi dobbiamo parlare di navi. Anche di navi di una certa stazza immagino, navi lussuose, da crociera per intenderci. Di quelle che partono per viaggi lunghi, programmati nel dettaglio, con lista definita di passeggeri, assegnazione di cabine più o meno prestigiose, ospiti trendy ed una attenta selezione dei porti-cool dove ancorare per il tempo necessario, in attesa di riprendere di nuovo il largo. Verso il mare aperto ed altri indimenticabili mete da sogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accade raramente, ma sembrerebbe che accada, che l’ancoraggio sia permanente, o comunque duraturo. Una sorta di incaglio, di fermata di una nave in una secca, ma volontario. Ancoraggio-forzato dunque, per lo più conseguenza di alcuni problemi tecnici rilevati, perché prevenire, si sa, è meglio che curare. Proprio come potrebbero aver pensato negli alti luoghi dove si fa la politica che conta, per la precisione laddove si è deciso di non curare lo strappo interno alla maggioranza con un ricorso alle elezioni anticipate. Del resto, questa era una delle possibilità dall’esito incerto prospettate dalla situazione di eccezionale stallo che si era venuta a creare nei giorni scorsi o, per meglio dire, una delle possibile risposte ad un rebus senza soluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che colpisce in tutta questa vicenda non è tuttavia la decision presa per risolvere, quanto piuttosto la straordinarietà delle dinamiche che si sono andate manifestando. Caratteristica prima dei governi di coalizione (ed il corrente esecutivo è senz’altro il risultato di un’alleanza di più partiti per quanto si tenda a dimenticarlo) è generalmente la loro precarietà sempre determinata dalle dinamiche fragili e volatili che li sostengono. Un poco come una specie di zattera assemblata malamente e le cui singole assi si perderanno finanche nel mare più calmo non appena le funi marce con cui sono state legate cederanno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel caso specifico però si è scoperto che di zattera non si trattava proprio, quanto piuttosto di nave piuttosto complessa, per certi versi tecnologicamente evoluta nel suo essere saldata con una speciale colla che adesso ne impedisce il riutilizzo delle singole parti. Tentare di scinderle infatti, significherebbe restituire a ciascuna asse usata per costruirla una identità diversa da quella sacrificata nella saldatura. Ma soprattutto significherebbe rompere il prezioso giocattolo così creato, perdere la fiducia dei clienti che lo hanno acquistato e dulcis in fundo favorire il loro migrare verso i servigi di altro… armatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuna meraviglia dunque che si sia preferito ancorare la love-boat, la nave dei sogni, in porto-sicuro. Nell’attesa che il vento cambi naturalmente, e che i tecnici si occupino di riparare i guasti. Senza considerare che all’interno di una qualsiasi lussuosa nave da crociera, così come accade in ogni microuniverso bastante alle sue necessità, la vita continuerà a scorrere tranquilla. E ci saranno incontri, discussioni, feste, baccanali, colpi bassi, colpi mortali, disannoramenti, innamoramenti, ma persino colpi di fulmine capaci di rivoltare le carte in tavola… in the blink of an eye.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Et intanto, potrebbe cantare un qualsiasi poeta, il popolo ammirato stava a guardare….. Perché se, come sosteneva Abramo Lincoln, la democrazia è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo, è pure innegabile che quando si tratta di andare in crociera esista popolo e popolo. E così è anche se non ci pare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;09/09/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: http://rinabrundu.wordpress.com/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-6644956874124323491?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/6644956874124323491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/09/love-boat.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6644956874124323491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6644956874124323491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/09/love-boat.html' title='Love Boat'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-4833762429940350342</id><published>2010-08-27T14:33:00.000+02:00</published><updated>2010-08-27T14:34:44.604+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo online'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fisica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><title type='text'>Antimateria</title><content type='html'>&lt;em&gt;Teoria-fisica-per-dummies ed altre robe inutili.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice che la Nasa ha finalmente dato il via libera alla missione AMS (Alpha Magnetic Spectrometer), lo strumento preparato dal Cern di Ginevra e a cui è stato affidato il futuristico compito di scovare l’antimateria e dunque gli eventuali antimondi intorno a noi. L’antimateria viene descritta come una aggregazione di antiparticelle (ovvero di particelle aventi una stessa massa, ma numeri quantici di segno opposto) corrispondenti alle particelle tipiche della materia ordinaria. Per esempio, un atomo di antidrogeno, sarà composto da un antiprotone caricato negativamente, attorno al quale orbita un positrone (antielettrone) caricato positivamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice che se una particella ed una antiparticella si toccano, le due si annichiliscono, ovvero si distruggono, si annientano emettendo radiazione elettromagnetica. Un poco come se un governo-del-fare venisse a contatto con un governo-del-quanto-me-la-godo e dalla collusione emergesse un popolo senza dirigenza. L’unica differenza con lo scontro particella-antiparticella sarebbe data dal fatto che le onde elettromagnetiche prodotte fanno meno rumore di una camera di rappresentanti del popolo che se la danno di santa ragione e non reclamano costosi fondi pensione a carico del contribuente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice che gli antimondi potrebbero essere tutti intorno a noi. Insomma, non esisterebbe soltanto l’universo che abitiamo, tocchiamo, vediamo. Quasi come se qui in Italia, una opposizione politica organizzata esistesse veramente e non fosse solo una proiezione astratta di qualche teorico impenitente. Il problema che mi pare di individuare è che l’antimondo dovrebbe essere un negativo del mondo reale, arduo dunque capire se non si rischierebbe di cadere dalla padella nella brace, fermo restando che da noi nulla mai è se così non ci pare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice che l’antimateria implicherebbe l’esistenza di un nostro doppione caricato al contrario. Facile quindi immaginare un antiuniverso benigno pullulante di mondi abitati da esseri civili e moralmente evoluti. Una antiterra abitata da uomini e donne apparentemente simili a noi ma capaci di accogliere gli altri piuttosto che rispedirli alla frontiera come indesiderati. Capaci di commuoversi davanti ad un altro bambino Rom sacrificato sull’altare della nostra stessa inadeguatezza o davanti all’infinita emergenza di un Pakistan prostrato dalle alluvioni, dove la morte non fa fatica a proporsi quale chimera amica.  Facile finanche capire perché simili anti-esseri illuminati preferirebbero annichilirsi nel contatto piuttosto che coesistere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice che la materia oscura è concezione totalmente diversa. E sarebbe quella componente di materia non osservabile direttamente ma intuibile nei suoi effetti gravitazionali. Individuarla significherebbe comprendere come hanno fatto a formarsi le galassie in un tempo così ridotto e come riescano a mantenere la loro integrità a dispetto di una gravità non sufficiente per lo scopo. Misteri minimi se comparati ai grandi misteri d’Italia, per la cui chiarificazione non basterebbero cento “modelli standard”. Ma che anche la colpa di quei nostri enigmi irrisolti e delle mille stragi impunite sia della materia-oscura mi pare fuori discussione. Del resto, se la risposta non la fornisse la Scienza… campa cavallo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27/08/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: http://rinabrundu.wordpress.com/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-4833762429940350342?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/4833762429940350342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/08/antimateria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/4833762429940350342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/4833762429940350342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/08/antimateria.html' title='Antimateria'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-646414084927028288</id><published>2010-08-08T12:47:00.000+02:00</published><updated>2010-08-08T12:49:04.017+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalimo online'/><title type='text'>Dis-unions</title><content type='html'>&lt;em&gt;Sul ruolo dei sindacati in tempi di crisi&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Dopo il default Lehman Brothers del 15 Settembre 2008, e nella successiva crisi finanziaria globale che ne seguì, uno degli aspetti che maggiormente mi colpirono in quel d’Irlanda fu il quasi totale venire meno del ruolo dei sindacati. Vi era qualcosa di paradossale in quello che stava accadendo, dato che mai come in quel momento una loro presenza attiva sarebbe stata indispensabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto, mi rendevo conto che l’assenza delle unions non era viziosa. Non era neppure un’assenza. Semplicemente, tanto più è perniciosa la crisi tanto più il ruolo del sindacato diventa marginale. È  una verità e non può essere altrimenti. Di sicuro, non poteva essere altrimenti nel burrascoso aftermath del crollo Lehman quando i posti di lavoro cominciarono a rovinare a centinaia di migliaia come ciliegie appese ai rami fragili di un albero sbatacchiato dall’uragano più spaventoso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non poteva essere altrimenti neppure nel tempo che ne seguì quando, dopo mesi e mesi di orizzonte cupo, la situazione cominciò a stabilizzarsi. Solamente in apparenza si intende. In verità, era proprio in quel momento che cominciava uno status-quo veramente deleterio e che, a mio modo di vedere, nessuno si è mai preso la briga di andare a verificare con l’attenzione che meriterebbe. Uno status-quo insalubre soprattutto nell’Isola Smeralda, appena reduce da un boom continuato che, per più di una decade, aveva suo malgrado contribuito a distaccare mentalmente gli Irlandesi e i loro ospiti residenti dalle dinamiche lavorative più severe che di solito governano il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu allora dunque che, con lo spettro del licenziamento che vagava libero lungo le verdi colline d’Irlanda, iniziò quel periodo di assoluto padroneggiare delle company sul destino dei loro uomini e delle loro donne. E proprio come accade durante il periodo più oscuro di un qualsiasi regime dittatoriale la paura serpeggiava. La paura di dire la paura di fare. Ricordo soprattutto il silenzio rassegnato che lentamente andò prendendo il posto delle grasse risate e dell’incoscienza propiziata da anni di abbondanza e di edonismo esagerato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo il passo affrettato degli Irlandesi che la mattina si alzavano insolitamente presto per andare al lavoro, ricordo i loro visi segnati dallo stress, ricordo i titoloni sui giornali e ricordo  i cartelli ON SALE appesi dalle agenzie immobiliari alle decine e decine di graziose villette spuntate come funghi durante la decade precedente. Ricordo anche cartelloni giganti aggrappati lungo tutta la superficie di edifici destinati ad uffici, e che un tempo avevano procurato affari d’oro, nei quali si leggeva un invito alle società a trasferirvisi e a pagare soltanto le spese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E infine ricordo quel ritrovato parlare di emigrazione, di visita ai parenti in Australia, di desiderio di cambiamento. Erano gli stessi discorsi che gli avi di sempre avevano conosciuto per una vita e che per un fuggevole istante il tempo avevo dato l’illusione che potessero non farsi più. Ma si facevano. Occorreva farli. E ogni lavoratore d’Irlanda li faceva a sé stesso. Nella più completa solitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripensando a quel tempo mi viene adesso da parafrasare Proust. E da dire quindi che i legami tra gli esseri umani esistono solamente nel pensiero. La difficoltà (la crisi finanziaria?) nell’acutizzarsi li allenta, “e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri (o veniamo ingannati?) noi viviamo soli. L’uomo è l’essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mente”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;08/08/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-646414084927028288?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/646414084927028288/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/08/dis-unions.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/646414084927028288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/646414084927028288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/08/dis-unions.html' title='Dis-unions'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-6015964820185196256</id><published>2010-07-28T13:46:00.001+02:00</published><updated>2010-07-28T13:47:37.137+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo online'/><title type='text'>Giornalismo online: i predicatori</title><content type='html'>&lt;em&gt;Sui Savonarola dei nostri tempi e su altri dettagli minimi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una caratteristica del giornalismo online che mi ha sempre colpito e la facilità con cui sa creare moderni Savonarola e predicatori di vario genere. Vale a dire, V.I.P, semi-V.I.P., sconosciuti, semi-sconosciuti che dall’oggi al domani, in virtù della facilità di pubblicazione in Rete, si impegnano in un quotidiano dirimere su ogni argomento possibile e immaginabile. Il più delle volte senza cognizione di causa. Lo dico con certezza perché io sono uno spirito-che-scrive a rischio trasformazione in un tal moderno Savonarola, e non potrei negare altrimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da dire vi è che simili figure esistevano ed esistono anche nel giornalismo tradizionale. Di fatto, un qualsiasi editorialista che commenta la notizia del giorno è un possibile predicatore. La differenza con i “colleghi online” è data soprattutto da due fattori: il controllo editoriale e la capacità minima di interazione che consente la pubblicazione cartacea. Gli effetti della supervisione editoriale sono, a loro volta, duplici. Da un lato assicureranno il controllo editoriale (appunto!) sul giornalista-commentatore (che è dunque sotto tutela formale dell’editore), dall’altro agiranno quale fondamentale elemento capace di conferire “importanza” a colui o colei che scrive. In altre parole, l’autorità morale (et non) di un qualsiasi commentatore tradizionale può derivare più facilmente dal prestigio della testata per cui lavora, piuttosto che dalla sua effettiva capacità di analisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per converso, la ridotta possibilità di interazione con il lettore (che con il giornalismo tradizionale può manifestarsi solamente attraverso le lettere al giornale) è un altro elemento capace di limitare “l’esposizione” mediatica del commentatore che, a meno di un suo essere particolarmente brillante, difficilmente potrà “esistere” quale stella indipendente dall’universo-testata che la fa vivere. Problemi questi che certamente non incontra il “giornalista online”, non quando è veramente tale e può gestire in totale autonomia la sua attività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente, quest’ultimo ha altre “difficoltà” da considerare. È infatti proprio la mancanza di un valido filtro-editoriale la causa principale della Sindrome del Predicatore, ovvero di quel perniciosissimo processo che può rapidamente trasformare un onesto gentiluomo (o gentildonna) in una sorta di cyber-cronista vinto da manie di grandezza.   Tale Sindrome è tanto più nefasta quando si considera la facilità con cui la Rete può creare l’equazione popolarità-del-sito=credibilità-della-notizia-riportata. Non è così naturalmente, ma dirigere in maniera accorta il traffico sulle intasate strade dell’interweb è compito improbo quasi quanto completare i lavori della Salerno-Reggio Calabria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema che ne deriva è dato dal fatto che, una volta creato, il “predicatore online” è praticamente inarrestabile. Per certi versi ricorda quelle instancabili comari che, dentro le dinamiche atrofizzate dei villaggi di provincia, si impongono quali organizzatrici della vita sociale, proponendo la realizzazione di mille futuri-progetti ad ogni raduno settimanale. Tra questi: la creazione di un centro ricreativo per la gioventù-che-non-si-sa-dove-sta-andando, di una discoteca psichedelica per anziani rampanti, di un centro polifunzionale per convegni sui tartufi caso mai qualche-cercatore-di-tartufi-interessato-passasse-di-qui. Nel tempo, arrivano ad occuparsi di qualsiasi argomento che esula dalle competenze, e vittime pure loro di un mal intenso senso di potenza (altrimenti noto come Sotto-sindrome del Ghe pensi mi) arrivano immancabilmente a sfidare l’autorità costituita (nello specifico il Sindaco e il Consiglio Comunale) candidandosi direttamente alle incombenti elezioni di paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ironia a parte, la Storia, anche recente, ci insegna che questi rischi di esasperazione delle possibilità democratiche che offre la Rete sono qualcosa di più di un rischio,  ovvero sono una concreta possibilità deleteria. Molto spesso con la complicità delle più oneste intenzioni del predicatore stesso: per intenderci, è un processo molto simile a quello delle incoronazioni per acclamazione popolare procurate più dal mood del momento che da una ponderata considerazione delle azioni che si stanno compiendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo mentre di ogni altro in-più avrebbe bisogno il giornalismo online meno che di contribuire alla creazione di nuovi eroi, martiri della libertà di stampa capaci di spostare con la loro sola esistenza il baricentro dell’attenzione dai veri problemi che occorrerebbe risolvere. E che i “commentatori online” dovrebbero, nel loro piccolo, aiutare a risolvere. Magari limitandosi a proporre una diversa visione delle cose, che sommata alle altre visioni, potrebbe certamente permettere di cogliere momenti di verità altrimenti negata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28/07/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: http://rinabrundu.wordpress.com/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-6015964820185196256?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/6015964820185196256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/giornalismo-online-i-predicatori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6015964820185196256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6015964820185196256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/giornalismo-online-i-predicatori.html' title='Giornalismo online: i predicatori'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-7997860463440781966</id><published>2010-07-28T13:45:00.000+02:00</published><updated>2010-07-28T13:46:16.729+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo online'/><title type='text'>Lo statista</title><content type='html'>&lt;em&gt;Teoria-politica-per-dummies applicata alla qualità della leadership in Italia&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo alcune definizioni, il termine “statista” indicherebbe “un personaggio politico deputato a governare e regolare gli affari dello Stato”. Lo stesso termine non implicherebbe però “caratteristiche democratiche della figura: anche un dittatore può considerarsi uno statista”. Francamente questa spiegazione non mi convince. Sarà che ci avrei messo la mano sul fuoco sulla carica connotativa positiva della parola! Ma c’è di più! Chi è “deputato” a fare una qualsiasi cosa, di solito la fa perché è stato incaricato da qualcuno, o più di uno. Insomma, il verbo “deputare” non lo vedo bene con le cose delle dittatura.  E questo lo dico ben sapendo di un significato originario del termine “dittatore” molto diverso da quello attuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Speculazioni linguistiche a parte, conservo dubbi anche di altra-natura. Prendiamo per esempio il caso di Winston Churchill, lo statista per eccellenza! Una figura molto controversa, il cui personale prestigio ha conosciuto alti e bassi. Mi chiedo come l’avrebbe ricordato la Storia se non avesse mai potuto sollevare al cielo le dita in segno di vittoria!! Questo per dire che forse i grandi statisti, indipendentemente dai risultati raggiunti, li consacra il Tempo. Un Tempo che confida nel suo stesso scorrere, nella memoria fallace degli uomini e soprattutto nell’inevitabile morire di ogni loro più accesa passione. Con tutto ciò che quelle passioni si portano dietro: invidia, gelosia, rancore. Ma, paradossalmente, anche la capacità di ricordare ogni scomoda-verità che, al fine di permettere la consacrazione “dell’eroe”, dovrà necessariamente venire rimossa. O almeno “obliata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esistono oggidì sul suolo del Bel Paese dei leader meritevoli di essere ricordati come dei grandi statisti, o degli statisti-tout-court? Immagino che una onesta analisi dello status-quo politico italiano, implicherebbe una risposta positiva. E se ad una tale onestà di metodo vogliamo attenerci, è pure facile individuare nell’attuale Presidente del Consiglio la figura che più di ogni altra potrebbe aspirare a questo titolo. Se non altro perché l’Italia-berlusconiana è un fatto storico inconfutabile. Positivo o negativo, non è rilevante per i nostri scopi. Del resto, una simile conclusione concorderebbe perfettamente con le indicazioni fornite dalla definizione del termine “statista” già analizzata nell’incipit. Non mi sto riferendo naturalmente ad una fantomatica coincidenza della figura del Berlusconi-statista con quella di un dittatore (ritengo infatti che simili accostamenti siano delle grandi sciocchezze da bar-dello-sport – soprattutto, li ritengo manchevoli di rispetto nei confronti di coloro che le dittature, quelle vere, le soffrono sulla pelle), quanto piuttosto alla possibilità che uno “statista” possa essere tale indipendentemente dalla qualità della carica etica che marca il suo personaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto questo, continuo a nutrire delle perplessità. Per esempio non ho difficoltà ad associare Silvio Berlusconi con la figura del “principe” di Machiavelli. Ovvero, la figura di un leader-nato che, in quanto tale, è capace di generare consenso e dissenso. Di stringere amicizie, così come di esasperare la disamistade. Di ottenere grandi risultati, ma ad un tempo vivere in bilico tra ciò che potrebbe essere e ciò che imprevedibilmente non sarà (per quanto accuratamente programmato!). Tuttavia, mi viene molto difficile considerarlo un grande statista. Non escludo che così sia perché i tempi moderni mal si addicono ai grandi statisti! O forse perché, a ben vedere, di grandi statisti non ce ne sono mai stati! Ci sono stati solo uomini (poche donne, purtroppo!) con i loro molti difetti e le poche virtù. Da qui anche la cautela etica nella definizione di “statista” più volte ricordata….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di sicuro, nel mio immaginario privato, un grande statista è uno spirito capace di “governare e regolare gli affari” dello Stato affidatogli con mano ferma e decisa. Ma è anche qualcuno che accompagna a tanta pragmatica determinazione, una notevole capacità d’intelletto. Insomma, è un uomo o una donna che conduce a spasso un’anima vecchia di secoli. E in virtù di una tale esperienza, è capace di portare sulle spalle, con notevole onestà di metodo e la dovuta accortezza, l’enorme responsabilità che gli è stata affidata. Mi chiedo anche se i più grandi uomini (e donne) di Stato non siano venuti e andati nel silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la mia è solo una opinione come un’altra. E i dubbi restano. Triste arte quella di noi umani che viviamo credendo di vedere, sperando di capire, ma intuendo di sbagliare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24/07/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved&lt;/em&gt;©&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-7997860463440781966?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/7997860463440781966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/lo-statista.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/7997860463440781966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/7997860463440781966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/lo-statista.html' title='Lo statista'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-1842910618363466905</id><published>2010-07-17T21:45:00.000+02:00</published><updated>2010-07-17T21:47:16.161+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo online'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='U.F.O.'/><title type='text'>U.F.O. e afa</title><content type='html'>&lt;em&gt;Diario di un’estate strana.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che “strana” questa estate 2010: U.F.O. in Cina, scandali in Italia! Naturalmente, agli scandali in Italia ci siamo abituati. Piuttosto, è questa storia degli U.F.O. in Cina che dà da pensare (si fa per dire). Peraltro, ho come l’impressione che tra gli oggetti volanti non identificati che pattugliano i cieli cinesi e gli scandali italiani non ci sia una grossa differenza. In entrambi i casi si tratta di fenomeni noti per i quali non è mai stata trovata una spiegazione convincente. Meno che meno si sa chi e cosa c’è dietro; soprattutto, i “veri” X files o verbali che li riguardano restano segretati in eterno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto, che gli eventuali “alieni” a bordo di queste improbabili astronavi interstellari vogliano sorvolare i soli cieli cinesi non è davvero credibile. Diverso sarebbe se, in questa estate “strana”, gli stessi U.F.O., guidati da Esseri di intelligenza e di levatura morale superiore alla nostra, “circumnavigassero” il globo in lungo e in largo ma evitassero accuratamente i confini del Bel Paese. Ecco, questo sarebbe senz’altro un primo segno di “vita extraterrestre” capace di discernere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo me ad attirarli è l’afa! Parlo degli scandali estivi italiani, s’intende! Più precisamente, a richiamarli è quella “inevitabile distrazione” che, sotto il solleone, immancabilmente prende chi è deputato a coprirli. Una distrazione finanche comprensibile quando il “lavoro” si ammonticchia sul tavolo. E se partiamo dall’imprescindibile verità: &lt;em&gt;fatto l’appalto trovato l’inganno&lt;/em&gt;, è indubbio che sul territorio della Repubblica il da fare non è poco. La stessa pseudo-formula matematica che se ne potrebbe ricavare non mente 1ap = 1sc*sc∞= ap∞, dove un appalto equivale ad uno scandalo moltiplicato per un numero infinito di scandali (sc∞) tanti quanti sono gli appalti in Italia (ap ∞). Infiniti, appunto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non basta. A mio modo di vedere, infatti,  l’arcinoto statement shakespeariano “Ci sono più cose (nda &lt;em&gt;occultate&lt;/em&gt;) in cielo e in terra (nda &lt;em&gt;d’Italia&lt;/em&gt;), Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia” non si riferiva a possibili “realtà-altre”, sconosciute ai suoi contemporanei (incluse le futuristiche dimensioni abitate dagli improbabili U.F.O. cinesi), quanto piuttosto preconizzava lo status quo affaristico-politico-sociale della nostra penisola tra il XX e il XXI secolo. Questo per dire che la “malattia” sembrerebbe datata, cronica, endemica, radicata. Incurabile. Imperscrutabile ma non per questo meno assente, proprio come capita con il fenomeno degli avvistamenti di oggetti volanti non identificati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che fare per risolvere? Non ho dubbi che per quanto riguarda gli U.F.O. la faccenda verrà chiusa presto. Magari basteranno dei radar o dei satelliti di nuova generazione nelle decadi a venire. Strumenti di rilevazione molto avanzati che ci sveleranno tutto sulle nuove tecnologie aereonautiche Made in China. Molto più complessa mi pare la questione della corruzione italiana. A qualsiasi livello. Senza considerare che una credibile “cura” da adottare sembrerebbe di là da venire.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per esserne certi basta guardare alle mille e mille cattedrali nel deserto che popolano il territorio della Repubblica da Nord a Sud. Monumenti fatiscenti celebranti il nulla che non avrebbe dovuto esistere. Per esserne certi basta fermarsi il tanto necessario per scoprire sotto il solleone anche una miriade di piccoli altri “scandali” da dimenticare e che però dicono tutto di noi: lo sfregio delle statue di Falcone e Borsellino in Sicilia, gli incendi in Sardegna, la violenza continuata contro le donne e i bambini. Contro i più indifesi… in questa ennesima estate sul tetto che scotta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile capire perché così è. Difficile capire le ragioni imperscrutabili che determinano questi fenomeni. I fenomeni corruttivi dell’Essenza così come quelli dell’avvistamento degli U.F.O. nei cieli della Cina. Anche se, lo abbiamo già detto, in fondo questi eventi si somigliano. Una sicura differenza è però data dal fatto che gli oggetti volanti non identificati – cinesi o meno – hanno fatto meno danni. Almeno fino ad ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17/07/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-1842910618363466905?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/1842910618363466905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/ufo-e-afa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1842910618363466905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1842910618363466905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/ufo-e-afa.html' title='U.F.O. e afa'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-7601835154187004459</id><published>2010-07-14T00:56:00.000+02:00</published><updated>2010-07-14T00:57:59.286+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo online'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vita smeralda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='robe inutili'/><title type='text'>Vita smeralda</title><content type='html'>&lt;em&gt;A m’arcord…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so a voi, ma a me quasi mancano! Mi pare infatti di vederli mentre si trastullavano nell’acqua salata, giochicchiavano sulla spiagge di finissima sabbia rosata, facevano shopping nelle boutiques griffate, partecipavano a raduni glamour e saltavano di yacht-favoloso-in-yacht-favoloso come api birichine e mai stanche. Sto parlando dei potentati made-in-Italy, dei vip e vipetti nostrani, naturalmente. Sto parlando di veline, velone, letterine, letteronze, dei figli del Grande Fratello e dei nipoti da salutaci-a-soreta che faceva-tanto-cool nei cinepanettoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che tristezza queste spiagge sarde semi-deserte! Che mestizia questi sfondi arroventati dove l’eco della gloria-che-fu muore dentro il più tonante sciabordio delle onde!  Non che non ci si trastulli nell’acqua salata anche oggidì. Non che non si giochicchi sulla spiaggia, non che si sia smesso di frequentare negozi trendy, non che le celebrazioni siano più morigerate, non che gli yacht-da-mille-e-una-notte siano meno lunghi (piuttosto, il contrario!), ma di sicuro occorre stare attenti a non strafare. Occorre dare meno nell’occhio. Occorre darsi una regolata, insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colpa di questa crisi perniciosa! Colpa degli operai e dei precari che si lamentano, del governo, dell’opposizione che non esiste, dell’afa continuata, persino dell’acqua del mare che dopo lo scandalo BP non sembra davvero più quella. Ma colpa anche della brutta figura rimediata dalla nazionale di Lippi! Perché, il va sans dire, quando perdono perdono loro quando vincono vinciamo noi. Certo, resta il contentino che, coppa del mondo considerata, la crisi non sparagna re di Francia né di Spagna ma, vuoi mettere i bei tempi andati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A m’arcord… quando si organizzavano feste megagalattiche e l’esserci faceva la differenza tra gli individui-che-contano e quelli che non contano un cazzo. I poveri Cristi come noi tanto per capirci. Quelli dai turni massacranti (quando fortunati abbastanza da averlo un lavoro), dall’abbronzatura da muratore, dalla stanchezza cronica e che dopo il telegiornale si addormentano sempre sul divano perdendosi gli approfondimenti-giornalistici-in-seconda-serata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A m’arcord… le frotte di paparazzi che sulle vespe-ronzanti fotografavano qualsiasi cosa si muovesse-a-tiro. Essere umano o animale. Minerale finanche. E che servizi in prima sui più prestigiosi rotocalchi scandalistici: love-story esotiche, love-story taroccate, love story per tutti, tutti per le love story. A m’arcord…  gli arrivi degli sceicchi, le corse automobilistiche extra-lusso, le esagerazioni dei magnati, le bizze da modella, lo scialacquare continuato, l’orgoglio dell’appartenenza. A m’arcord… Madoff che si arricchiva, il debito sub-prime, la Lehman Brothers in default, il rapporto deficit/PIL che cresceva come sempre accade quando, tra un onesto intrattenimento e l’altro, ci si dimentica che ci sono redditi da dichiarare, imposte dirette e/o indirette da versare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A m’arcord…  ma l’è tutto finì! Almeno così sembrerebbe se ci appare! Che tristezza queste spiagge sarde semi-deserte! Che mestizia questi sfondi arroventati dove l’eco della gloria-che-fu muore dentro il più tonante sciabordio delle onde, etc etc. Non so a voi, ma a me quasi manca quella Vita smeralda degli altri che avrebbe dovuto giustificare l’ottimismo nella mia. Ho detto “quasi”.  A volte m’arcord…  infatti, però poi mi passa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13/07/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-7601835154187004459?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/7601835154187004459/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/vita-smeralda.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/7601835154187004459'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/7601835154187004459'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/vita-smeralda.html' title='Vita smeralda'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-6005409293793757661</id><published>2010-07-11T11:54:00.000+02:00</published><updated>2010-07-11T11:55:40.344+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo online'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='George Orwell'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libertà di stampa'/><title type='text'>2010</title><content type='html'>&lt;em&gt;Sui tempi distopici: da “Il Grande Fratello ti vede” ad un più prosaico “Fatti gli affari tuoi che io mi faccio i miei”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è qualcosa di tanto straordinario quanto paradossale in ciò che sta avvenendo in Italia in questi giorni. Per certi versi mi tornano alla mente i tempi distopici proposti da George Orwell nel suo “1984” (1948). Tuttavia, vi é qualcosa che non mi torna. Intendiamoci, che l’età che stiamo vivendo sia tutto meno che un’utopia da letteratura di genere dei secoli andati è indubbio, ma l’eventuale distopia proposta non è certamente la più tradizionale. Piuttosto, la definirei una distopia-sui-generis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendiamo per esempio le questioni poste dall’infausto ddl anti-intercercettazioni, e quindi le polemiche legate alla libertà di stampa e alla tutela della privacy. Se dovessimo replicare, all’interno degli schemi orwelliani, la fitta rete di dinamiche che affiorano alla superficie (in senso lato), il risultato ottenuto sarebbe straordinario. Di fatto, ad un primo guardare (e per amor di ragionamento s’intende, dato che non può esistere una sovrapposizione-possibile tra la struttura organizzativa di comando proposta da Orwell ed il nostro universo da governo-del-popolo), si potrebbe forse dire che il Partito Interno (formato dalla classe dirigente), si rifiuterebbe di spiare (con i suoi occhi telecamere) il Partito Esterno (formato dalla classe subalterna e dai burocrati) battendo sul motto: “La nostra libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Per converso, i burocrati (la Stampa?) lamenterebbero quelle “televisioni” spente in nome del diritto di tutti ad essere “informati”. A sapere, a conoscere, a “vedere”. Dal mitico slogan “Il Grande Fratello ti vede” ad un più prosaico “Fatti gli affari tuoi che io mi faccio i miei” dunque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è di più. Diversamente da quanto leggevo ieri su alcuni editoriali dei quotidiani italiani, io non credo che la “Giornata di silenzio” proclamata dagli organi di Stampa sia stata “sentita”, fatta propria dalla nazione. E questo nonostante fosse stata pensata per difendere il diritto alla libera informazione di quella stessa gente. Insomma, è un poco come se gli abitanti di Distopia mandassero a quel paese gli scocciatori di Utopia e tutte le loro paradisiache delizie democratiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché accade questo? Perché – purtroppo – in Italia anche diritti fondamentali come il diritto ad una informazione libera, riescono non-si-sa-come a rimanere invischiati nei giochi, giochetti della Politica più becera. Ne deriva che chi sostiene Tizio lo sosterrà anche quando la campagna che caldeggia non è una delle più illuminate, mentre i sostenitori di Caio faranno altrettanto con il loro leader. E lo faranno dimenticando l’importantissima regola che dice che non tutte le battaglie sono uguali. E che per le sorti della guerra, alcuni confronti è forse meglio perderli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è questione da prendere sotto gamba. Non quando tali battaglie riguardano i diritti dell’individuo e del cittadino. Senza considerare che l’apparente funzionare all’incontrario dell’universo distopico descritto nell’incipit, è appunto solo apparente. Di fatto, anche le “buone” ragioni del Partito Interno per spegnere i suoi stessi occhi andrebbero verificate con attenzione dentro le dinamiche democratiche che reggono il nostro universo reale. Mentre il controllarle con impegno spetta proprio a quei burocrati sgraditi al Partito. Non si discute!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;É in questi momenti dunque che il concetto di libertà-ideale che muove e commuove l’animo di ogni Americano (soprattutto, quando intento a guardare una qualsiasi produzione hollywoodiana degli ultimi 50 anni), ci appare più attraente. E desidereremo vederlo meno evanescente sul suolo italico. Meno vittima di questa o di quell’altra mira politica: meno incatenato ai desideri di questo o di quel governo, di questa o di quell’altra fazione. Magari, legato con doppio spago al destino ultimo di ciascun individuo. In Italia certamente l’unica maniera per “sentirlo” davvero nostro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11/07/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-6005409293793757661?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/6005409293793757661/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/2010.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6005409293793757661'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6005409293793757661'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/2010.html' title='2010'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-6162065307589576199</id><published>2010-07-03T15:02:00.001+02:00</published><updated>2010-07-03T15:06:03.475+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo online'/><title type='text'>Il grande sonno</title><content type='html'>&lt;em&gt;Dal “Ghe pensi mi” al “Mo, che sa da fa?”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avete presente quelle società d’affari dove il capo fa di tutto e di più? Si rompe la macchinetta del caffè e lui/lei si offre di ripararla. Manca la carta igienica in bagno e lui/lei passa a ritirarla mentre di ritorno dal CDA mensile. C’è da cambiare la tappezzeria e lui/lei individua tre o quattro motivi-disegni tra i quali il dipartimento-deputato potrà “liberamente” scegliere quello più adatto per sostituire la vecchia decorazione. Difficilmente un tocco “stonato” fugge l’attenzione di lui/lei che, venuta la sera, si guarda intorno soddisfatto/a: tutto a posto! Ah, fortuna che “ghe pensi mi!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Animato dalle migliori intenzioni, non si rende conto il capo che i sottoposti non sono altrettanto felici. Senza considerare che odiano quei muri tappezzati da motivi lineari, esteticamente noiosi, animati da percorsi prevedibili nella loro impeccabilità. E ci sarebbero dei giorni in cui preferirebbero andare in giro con il deretano sporco, vedere il caffè spillare sui muri dalla macchinetta impazzita pur di rientrare dentro una normalità che li veda partecipi. Ma naturalmente non dicono nulla: tacciono e soffrono. Nel tempo, alcuni dipendenti vanno via, pochi mostrano segni di insofferenza, i più cadono vittime di uno straordinario stato comatoso: il grande sonno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dentro le dinamiche particolari di una società d’affari, un simile inconsueto status-quo non è necessariamente catastrofico. Vi sono delle company infatti che vivono il loro presente in simbiosi con la personalità del capo. Il capo è la company. La company è il capo. Paradossalmente sarà proprio quando questa figura verrà a mancare che inizieranno i problemi. Problemi procurati soprattutto dalla mancanza di un leader capace di esercitare la stessa autorità del collega che lo ha preceduto. Con tutte le conseguenze, anche gravi, che possono derivarne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cosa accadrebbe se un simile modello fosse esportato in Politica? Cosa accadrebbe se, in virtù di un capo che si esalta nel fare, comandare, pregare, ordire, supplicare, stipulare, redigere, stendere, firmare, concludere, una stessa nazione finisse con l’identificarsi con la sua persona? Il capo è la nazione. La nazione è il capo. Soprattutto: cosa accadrebbe se disgraziatamente il capo non fosse più disponibile? E se questo accadesse  proprio mentre “dipendenti e sottoposti” stanno soffrendo la fase più acuta della depressione da “grande sonno”? Senza considerare che opzioni societarie quali “o così, o quella è la porta” non sono possibilità valide dentro le dinamiche democratiche di un grande Paese moderno. Mentre il mostrare segni di insofferenza-politica, da parte di questo o quel “dipendente”  più accorto, non dovrebbe essere visto come segnale di un ammutinamento-in-nuce, quanto piuttosto come sintomo di una vitalità-di-gruppo forse non ancora del tutto spenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’infelice scenario non è comunque il più nefasto. Peggio sarebbe se, ad un ipotetico Governo del “&lt;em&gt;Ghe pensi mi&lt;/em&gt;” dovesse corrispondere una Opposizione del &lt;em&gt;“Mo, che sa da fa?”. &lt;/em&gt;Di fatto, il destino stesso della nazione interessata resterebbe in balìa del Grande Sonno e di una dialettica da vernacolo. Tutto questo mentre, indifferente a tanto fervore “intellettuale”, la crisi continuerebbe a “strisciare”, il deficit a fiorire, la disoccupazione a crescere e l’infelicità complessiva del popolo-governato potrebbe risultare (nella realtà dei fatti) anche inversamente proporzionale alla soddisfazione di chi governa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto si sa, soltanto chi ha davvero fame non ha sicuramente sonno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;03/07/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: &lt;a href="http://rinabrundu.wordpress.com/"&gt;http://rinabrundu.wordpress.com/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-6162065307589576199?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/6162065307589576199/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/il-grande-sonno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6162065307589576199'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6162065307589576199'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/07/il-grande-sonno.html' title='Il grande sonno'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-3223821994667145240</id><published>2010-06-24T23:31:00.002+02:00</published><updated>2010-06-24T23:35:17.117+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo online'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sport'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='leadership'/><title type='text'>On leadership: la sconfitta</title><content type='html'>&lt;em&gt;Sulla resilience e su come una ipotetica squadra di calcio che perde una importantissima partita dovrebbe guardare al domani…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La resilience, ovvero la capacità di riprendersi e ripartire verso nuovi traguardi dopo una importante sconfitta, è una delle caratteristiche prime che rende tale ogni vero leader. Di fatto, per un simile individuo, una sconfitta non è mai un luogo d’arrivo, quanto piuttosto un punto di partenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non potrebbe essere altrimenti! È, infatti, in quei momenti che i leader degni di questo nome si fanno notare. Ed è sempre in quei momenti che le loro speciali capacità possono fare la differenza. Soprattutto, possono provvedere quella speranza di futura rinascita che, sola, può traghettare un popolo, un team, una famiglia fuori dal pantano in cui, per demerito, destino avverso o poca lungimiranza, si sono venuti a trovare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente, tutto questo non potrebbe accadere se il leader in questione, oltre ad una grande capacità di resilience, non potesse fare affidamento su molte altre qualità che gli/le appartengono in maniera naturale. Tra queste: una formidabile coscienza della sua forza, una proverbiale onestà di metodo critico rispetto al suo operato e all’operato del suo gruppo, una indiscussa capacità di accettazione delle sue responsabilità, uno straordinario talento organizzativo e ri-organizzativo et, dulcis in fundo, una quanto-mai-chiara visione degli obiettivi futuri e dei risultati che intende ottenere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendiamo, per esempio, una ipotetica squadra di calcio che perde una importantissima partita nel più delicato dei tornei internazionali. La perde di brutto. Ha giocato così male che anche figli e parenti dei singoli giocatori si dissociano e dichiarano di non conoscerli. Ha giocato così male che il Premier del Paese convoca d’urgenza un G20 agli antipodi onde non farsi trovare al rientro della squadra-vinta in Patria. Ha giocato così male che eventuali movimenti indipendentisti ne approfittano per “fare muro”, giustificandolo con l’idea che anche alla vergogna-dell’appartenenza ci dovrebbe essere sempre un limite!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dovrebbe guardare al domani questa squadra? Tutto finito? Tutto da rifare? Non proprio. Non se fosse una squadra-perdente ma gestita da un vero leader. Chissà perché la prima immagine che mi viene in mente a questo proposito è quella della “guardia” Aldo Fabrizi che, nel bellissimo film Guardie e ladri (1951), – insieme ad un irascibile turista americano appena derubato – insegue il ladro Totò. Il ladro è ovviamente deciso a non farsi prendere. La sua fuga è infinita. Stancante. Ad un certo punto il turista, uomo grande e grosso, cade. Rotolato a terra, confuso tra la polvere e la melma, lo straniero non può che guardare verso Fabrizi in cerca d’aiuto. Lo chiama ad alta voce. “Io… caduta!”  grida. “E ri-arzate!” gli fa eco la guardia senza troppi complimenti e molto più interessata a non perdere di vista il ladro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio così! La squadra di un vero leader quando cade viene sempre spronata a “ri-arzarse!”. Tanto più che può capitare che questa ipotetica squadra sia pure una squadra di rango. Una squadra di nome. Magari ha vinto quattro o cinque coppe di quel medesimo trofeo. Innumerevoli volte è arrivata seconda, terza, quarta. Insomma, ha una storia importante alle spalle. Una storia a cui sono legati milioni di momenti ludici, di sogni, di ricordi dei connazionali di quei giocatori. Nessun dubbio dunque per il vero leader: la sua squadra deve riprendere coscienza di sé. Della sua storia. Delle sue possibilità. Finanche dei suoi doveri. È il primo passo. Importantissimo però. La conditio sine qua non per uscire dall’impasse e cominciare a guardare-oltre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma guai a pensare che un leader degno di questo nome possa sorvolare su una lucida investigazione delle scellerate dinamiche che hanno portato a quel risultato! Impossibile! Così come non potrebbe mai sorvolare sulla necessità di una onesta critica delle possibilità del modulo di gioco adottato, nonché sulla effettiva capacità e potenzialità delle risorse messe in campo. Allo stesso modo, non potrebbe sorvolare sulla necessità di una onestà accettazione delle responsabilità personali e collettive, mentre non mancherebbe – qualora il suo ruolo fosse riconfermato – di procedere ad una salutare ristrutturazione dell’infausto team. Senza se e senza ma. E senza troppi sentimentalismi di contorno. Non potrebbe essere altrimenti: pena la sconfitta futura!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da dire vi è anche che un vero leader difenderebbe comunque i suoi giocatori! La sua squadra! La sua avventura! Soprattutto, non avrebbe mai paura di ricordare a tutti – giocatori e tifosi – che, per quanto “vitale”, sempre di partita di calcio si trattava!  Che le partite davvero importanti a cui deve guardare un Grande Paese si giocano su altri fronti. Perché è proprio dal risultato di una lunga serie di “incontri” meno-trendy che dipende il destino ultimo di quella stessa nazione. Il destino dei suoi figli. La loro sorte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non dovrebbe meravigliare quindi se fosse proprio quello stesso vero-leader – capace di grande resilience e di guardare al futuro con rinnovata speranza – il primo a ricordarci che occorre tifare, urlare, gridare, incazzarsi, ridere e piangere quando è il momento. Dopo, occorre farsene una ragione. Anche della sconfitta. Per una grande squadra, infatti (così come per una grande nazione), domani è sempre un altro giorno.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;24/06/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:&lt;a href="http://rinabrundu.wordpress.com/"&gt;http://rinabrundu.wordpress.com/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-3223821994667145240?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/3223821994667145240/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/on-leadership-la-sconfitta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/3223821994667145240'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/3223821994667145240'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/on-leadership-la-sconfitta.html' title='On leadership: la sconfitta'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-1028772334293667445</id><published>2010-06-19T18:31:00.000+02:00</published><updated>2010-06-19T18:33:06.461+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo online'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura'/><title type='text'>Giornalismo online:l’ultima frontiera</title><content type='html'>&lt;em&gt;Dal Quarto Potere allo Zerbino Informativo Digitale!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre fare più attenzione! Ho scoperto, infatti, che in molti siti giornalistici, gli scritti vengono accuratamente analizzati da un software editoriale. Per meglio dire, da un programma informatico costruito ad hoc per carpire il “mood”, ovvero la carica emotiva dell’articolo considerato, e dunque dello spirito-che-scrive, attraverso una valutazione quasi-matematica della stessa. L’impressione che ne ricavo (potrei sbagliarmi!) è che le valutazioni positive, “Buono” o“Molto Buono”, vengano pubblicate, mentre quelle negative sembrerebbero non esistere. Per farla breve, i pezzi che proprio non-si-possono-leggere emotivamente, non ricevono alcuna nota. Un software gentiluomo, insomma: noblesse oblige!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francamente, resto perplessa. Non tanto sulla scelta d’analisi, quanto piuttosto sulle modalità attuative della stessa. In particolare, il “giudizio emotivo” (perché alla fine sempre di giudizio si tratta, anche se l’intento non è certamente quello di esprimere giudizi, e questo è chiaro), positivo o negativo, sembrerebbe dipendere dalla valenza denotativa dei singoli aggettivi utilizzati. Per esempio, se all’interno di questo articolo il software leggerà un ideale campo semantico composto da termini quali: felice, contento, soddisfatto, appagato, allegro, gioioso, spensierato, raggiante, radioso, gaio, lieto, beato, delizioso, deliziato, luminoso, splendente, sfolgorante, fulgido, sfavillante, scintillante, splendido, raggiante (scusate, ma abbondo per ovvie ragioni!) e così scrivendo sulla-via-della-felicità, il voto finale non potrà che essere “buono” o “molto buono”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se, viceversa, lo scrivente soffrisse della Sindrome Famiglia Addams e, vittima di una romantica malinconia, gli/le venisse da redigere un articolo dove abbondino aggettivi quali: tristo, funesto, tragico, mortale, fatale, letale, pericoloso, dannoso, nocivo, disastroso (uhm… meglio fermarsi qui!), il destino “emotivo” del suo lavoro non potrebbe che essere segnato. “L’umore” del campo semantico determinerebbe dunque la qualità del risultato ottenuto! O, almeno, una sua qualità. Ripeto, francamente, resto perplessa. Una delle peculiarità del giornalismo online è proprio la capacità unica di esprimere il “mood” dell’autore e del suo lavoro, in maniera diretta. Ovvero, data la maggiore vicinanza dell’io-che-scrive al suo scritto (argomento di cui ho già trattato in altre occasioni), all’autore di-cui-sopra, non resta che esplicitarlo nero su bianco se nel dato momento è incazzato, o in uno stato di grande beatitudine. E con una libertà mai avuta prima. Il suo editore-internet non si sognerebbe mai di impedirglielo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non basta. Caratteristica prima di ogni linguaggio (anche di quello giornalistico) è l’utilizzo di parole che denotano e connotano. Ancora, non vi è linguaggio dignitosamente evoluto che possa esistere senza una naturale “carica retorica”, quando “retorico” non è sinonimo di artificio-retorico, quanto piuttosto di “imagery”, ovvero di figura scritturale più complessa che rimanda a significati-altri. Per quanto mi riguarda, io ho molti dubbi sul fatto che un programma elettronico possa riuscire a “catturare” simili “momenti”. Sia perché dovrebbe trattarsi di un programma prodigiosamente complesso, sia perché, “per quanto complesso”, non potrebbe mai contenere in memoria tutte le “eccezioni” possibili. Ogni autore è infatti capace di creazioni brand-new ed estemporanee che appartengono solo e soltanto al suo personalissimo bagaglio stilistico. Senza considerare che, per loro natura, le possibilità straordinarie dell’arte-retorica (nonché della satira, della vena-goliardica), avrebbero gioco molto facile nell’imbrogliare un qualsiasi software. Di sicuro, basterebbe loro un mero guizzo “wit” per dire bianco laddove è scritto nero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne deriva che il segno (inteso quale sinonimo di “terminologia utilizzata”) può essere solo e soltanto un mezzo. Il risultato, buono o meno buono, anche a livello di “emotivo”, non potrà che dipendere invece dalla valenza letteraria (et giornalistica) della carica connotativa complessiva prodotta dal singolo autore. Per dirla terra-terra, dal “valore aggiunto” – rispetto ad un qualsiasi parametro di riferimento – che quello scritto è capace di regalare al suo pubblico di lettori attenti. E dunque, indipendentemente dalla positività, o negatività, del campo semantico. In realtà, si tratta di spiegare l’ovvio. Di certo, vi è soltanto che una simile metodologia analitica può risultare molto fuorviante. Non è neppure da sottovalutare il rischio – ancora tutto da provare, s’intende – che possa favorire un ulteriore deterioramento qualitativo della scrittura-digitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è tutto. C’è un’altra “novità editoriale” riguardante il giornalismo online che io giudico altrettanto perniciosa. Sto parlando di quell’idea che un “algoritmo”, attraverso una veloce identificazione di ogni termine-trendy (e dunque più ricercato in Rete!), possa determinare il contenuto del “giornale”. Possa “farlo” il giornale. La sua prima pagina, così come la terza, la cronaca, la sezione sportiva. Finanche determinare il contenuto degli allegati. Signor Algoritmo al posto di Signor Direttore dunque! Per non parlare della redazione-fantasma, sparsa ovunque sotto il sole e intenta a scrivere sotto dettatura-informatica. Dal Quarto Potere allo Zerbino Informativo Digitale!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo si sia capito che questo per me non è giornalismo: né online, né di alcun tipo! Non tanto perché scardinerebbe completamente la “vecchia impalcatura redazionale” (a dire il vero, questo sarebbe l’unico elemento positivo che vi riscontro!), quanto piuttosto perché il giornalismo, così come ogni altra espressione dello spirito-che-scrive, vive di una sua capacità creativa che per reputarsi tale non può fare a meno di un fondamentale elemento: l’originalità. Il vero giornalista, cane-sciolto-arrabbiato per sua natura, resta sempre colui, o colei, che va a ricercare il non-detto in opposizione al detto, ri-detto, trito e contrito che determina il clicking-folle degli internauti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non solo! Il vero giornalista resta sempre colui, o colei, che va a ricercare il “non-detto” perché imbavagliato, il non-detto perché scomodo-politicamente, il non-detto perché fastidioso affaristicamente-parlando, il non detto perché è-meglio-dimenticare, il non detto perché Tizio-e-Caio hanno famiglia, il non-detto perché gli-amici-non-si-toccano, il non detto perché speriamo-che-io-me-la-cavo e via così, imbavagliando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo per ricordare che le vie del bavaglio-d’oro vanno sempre oltre l’ovvio. Quelle più subdole, sicuramente!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;19/06/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: http://rinabrundu.wordpress.com/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-1028772334293667445?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/1028772334293667445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/giornalismo-onlinelultima-frontiera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1028772334293667445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1028772334293667445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/giornalismo-onlinelultima-frontiera.html' title='Giornalismo online:l’ultima frontiera'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-526750311523201656</id><published>2010-06-18T12:24:00.000+02:00</published><updated>2010-06-18T12:25:07.884+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mondiali 2010'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rina Brundu Giornalismo'/><title type='text'>La "vendetta"</title><content type='html'>&lt;em&gt;Dell’ex Tigre Celtica defraudata calcisticamente e, perché no? Degli  attuali campioni del mondo!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il 15 Settembre 2008 – giorno dell’infausto default Lehman Brothers – non sono state molte le occasioni di pubblica-felicità sul suolo della Repubblica d’Irlanda. In realtà, è stata proprio tale colossale bancarotta ad infliggere il “colpo fatale” che ha saputo arrestare il passo della  Tigre Celtica (1). Ovvero, è stato dal quel momento in poi che migliaia di piccole e grandi società, nate come funghi durante il precedente, straordinario, boom economico (1997-2007 circa), hanno cominciato la loro politica di licenziamento selvaggio. Così, senza l’ombra di significative azioni sindacali o governative tese ad impedire la deriva, i posti di lavoro hanno cominciato a perdersi come ciliegie appese ai rami di un albero squassato dalla tempesta. Squassato dalla pioggia, dalla grandine. Da quel vero e proprio uragano che è stata la corrente crisi economico-finanziaria nell’Isola Smeralda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“C’era una volta, tanto tempo fa, un’Irlanda fatta di milionari” ci informa una pubblicità che va per la maggiore sugli schermi RTÉ (2) in questi giorni. “C’era una volta, ma adesso non c’è più!” ammonisce quindi. Eggià!! Per quanto fenomenale il boom, è indubbio che quei tempi di vacche grasse possano apparire oggidì quali momenti appartenuti ad un passato favoloso. Mitico quasi. A consegnarli definitivamente al regno dell’impossibile-improbabile, ha contribuito inoltre l’inevitabile inclusione della Repubblica nello sciagurato circolo dei P.I.G.S, ovvero delle nazioni europee meno virtuose in tema di politica economica. Che botta per i figli di Erin (3) che pensavano di avercela fatta finalmente! Che pensavano di avere finalmente consegnato alla Storia i giorni miserabili dell’aut-aut “emigrazione o morte”! Che pensavano di avere detto addio per sempre alla fame, alla povertà, alla miseria che da un’eternità-di-tempo arrivavano loro in dono insieme al primo vagito!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come spesso accade, scandalo attira scandalo. Non che il problema pedofilia negli ambienti ecclesiastici fosse cosa nuova nel territorio della Repubblica! É indubbio però che, dopo la pubblicazione del famoso Murphy Report(4), questa piaga-nazionale abbia mostrato tutta la sua virulenza. Tutta la sua infettività, la sua tossicità, la sua velenosità. Al punto che, per quanto ferma e decisa potrà essere l’azione di repressione e punizione, nulla e nessuno potrà mai compensare l’orrore del martirio subìto dalle migliaia di piccoli angeli che sono stati vittime designate e silenziose di tanto animo criminale. Impossibile! Tanto più impossibile se si pensa che, nell’Irlanda bigotta che continua a prosperare all’ombra di ogni onesta parrocchia, non sono mai mancate le parole in “difesa” di colpevoli dichiarati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un certo punto di vista, mi pesa associare i gravi argomenti trattati fino a questo momento, con gli altri più leggeri che seguiranno. É mia opinione però che la vita degli esseri umani, di tutti gli esseri umani, a qualunque Paese essi appartengano, sia fatta di momenti diversi. Di momenti felici e ad un tempo tristi. Di momenti terribili e ad un tempo esaltanti. Di momenti “poveri” e ad un tempo “ricchi” dell’energia-del-vivere che li supporta. Ne deriva, che tentare di cogliere “l’umore” più generale di una qualsiasi nazione, in un dato momento della sua Storia, non può prescindere da un’analisi di tutte le “componenti” che determinano quel mood.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di sicuro, “l’umore” della Nazione irlandese non era uno dei migliori lo scorso 18 Novembre 2009. È stato infatti in quel fatidico giorno che, a Parigi, alla fine di una controversa partita contro la Francia, gli isolani hanno dovuto dire addio alle loro speranze di qualificazione mondiale.  E dire che gli Irlandesi ci avevano tanto sperato! E dire che avevano vissuto gli ultimi tempi-calcistici in maniera esaltante, grazie soprattutto agli ottimi risultati ottenuti dalla nazionale sotto la guida di Giovanni Trappattoni. Un altro dio del pallone, appunto! Perché, anche nella cattolicissima Irlanda, la passione per il calcio è un’altra di quelle passioni-frivole per le quali val comunque la pena vivere. Basti pensare che il gol segnato da Ray Houghton, contro gli azzurri di Italia 90, è rimasto impresso nella loro memoria meglio dei comandamenti di Mosé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se quel lontano “avvenimento-italiano” è rimasto “impresso”, il fattaccio accaduto allo Stade de France continua ad ossessionarli scolpito a caratteri cubitali. Non a caso, sebbene acciaccata e sofferente, la vecchia Tigre non ha mai smesso di sorvegliare il “progresso” dei Francesi nel mondiale sudafricano. Quieta e silenziosa ne attendeva il prevedibile passo falso. Certo, una performance così sotto-tono come quella prodotta dai transalpini contro il Messico, non se la sarebbe immaginata neppure nei suoi sogni più “wild”. Ma a caval donato non si guarda in bocca! Dopo un tempo infinito, ecco  dunque un’occasione davvero “buona” per tracannare altra Guinness nella Terra Smeralda. Echissene finanche dello spettro-emigrazione che, si mormora, avrebbe ripreso a vagare in lungo e in largo per il Paese. E poi, sarà pure una magra consolazione, ma almeno i pub fanno affari. Del resto, per far ripartire l’economia da qualche parte occorrerà pure iniziare, o no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magra-consolazione per magra-consolazione perché non pensare anche a quella degli attuali campioni del mondo (i.e. noi), che lo scorso 11 Giugno, durante la cerimonia di apertura del mondiale 2010, hanno dovuto vedere la “loro” coppa alzata al cielo da Patrick Vieira. Proprio vero: la “vendetta”, soprattutto quella calcistica, è un piatto da servirsi sempre freddo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1)      Un altro modo per definire l’Irlanda del boom.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2)      Televisione pubblica irlandese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3)      Il nome Erin deriva dalla dea Ériu. Ma era anche l’appellativo dato all’Irlanda dai poeti romantici nazionalisti del XIX secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4)      Il Murphy Report ha dato visibilità dei risultati delle inchieste portate avanti nella diocesi di Dublino, rispetto al fenomeno degli abusi pedofili sui minori. È  stato reso pubblico il 26 Novembre 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17/06/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-526750311523201656?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/526750311523201656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/la-vendetta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/526750311523201656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/526750311523201656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/la-vendetta.html' title='La &quot;vendetta&quot;'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-7608710543839927575</id><published>2010-06-13T02:45:00.001+02:00</published><updated>2010-06-13T02:47:40.470+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mondiali 2010'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barack Obama'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='British Petroleum'/><title type='text'>La partita</title><content type='html'>&lt;em&gt;Finalmente Obama rende la pariglia agli inglesi per i disastri combinati dalla British Petroleum nel Golfo del Messico. E grazie agli allenatori nostrani!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 3 Dicembre 1984, una fuga di 40 tonnellate di isocianato di metile, dalla stabilimento indiano della Union Carbide – multinazionale chimica americana -  fu causa di una immane tragedia  nella città di Bhopal (India centrale). L’incidente provocò la morte di migliaia di persone, mentre i contaminati furono centinaia di migliaia. Nonostante l’intervento del governo indiano, che si propose come diretto rappresentante dei suoi cittadini, la vicenda giudiziaria che ne seguì – tra battaglie politiche e legali internazionali - si trascinò per anni. Alla fine della stessa, buona parte dei 470 milioni di dollari versati dalla Union Carbide, molto tempo dopo la tragedia, sarebbero stati usati per pagare le parcelle degli avvocati e le tangenti di rito. Alle vittime non sarebbe rimasto che un mortificante ed umiliante obolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 20 Aprile 2010, nel Golfo del Messico è esploso un pozzo petrolifero sfruttato dalla British Petroleum. La scoppio ha causato la morte di 11 persone e il ferimento di un’altra ventina. Migliaia sono stati invece i barili di carburante che, da quel momento in poi, si sono riversati nel Golfo del Messico, provocando la più grande catastrofe ambientale nella storia degli Stati Uniti. Nonostante la pressione politica, le diverse “special operations” pensate dalla BP per bloccare la fuoriuscita del greggio, non hanno ottenuto il risultato sperato: la falla non si è chiusa!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Plug the damn hole!” avrebbe urlato un esasperato Obama durante un’altra riunione d’emergenza nella stanza ovale. Purtroppo, senza risultati visibili fino ad oggi. Almeno per quanto riguarda la falla! Per il resto, è indubbio che le teste hanno cominciato a cadere e che la BP si sia affrettata a dirsi disponibile a pagare il salatissimo conto. Di certo, vi è che il senior management della società petrolifera britannica potrà difficilmente contare sulle molte scappatoie che sarebbero state provviste dal diritto internazionale (et non) ad alcuni colleghi della Carbide, in quell’altra infelice occasione. Così come sembrerebbe altrettanto certo che la BP pagherà subito per il disastro ecologico provocato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un Obama determinato come non si era mai visto dunque!. Un Obama che per ottenere il risultato non ha esitato ad alzare il tiro della polemica, fino quasi a porre a repentaglio il “rapporto privilegiato” sempre esistito tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Ma a giudicare dallo spazio datole sui maggiori canali di informazione britannici, è indubbio che tale polemica abbia indispettito parecchio i sudditi di Sua Maestà. Forse è anche per questo che, proprio stasera, Obama avrebbe ribadito a Cameron – sotto pressione sulla difesa del management BP – un suo non-interesse ad indebolire, o minare, la società petrolifera inglese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto, le preoccupazioni del primo Presidente nero della Storia americana sembrerebbero essere più interne che internazionali. E, disastro ecologico a parte, la vera partita a cui egli guarda dovrebbe senz’altro essere quella che si giocherà nella tornata elettorale di Novembre, quando i nodi creati dalle mai risolte questioni legate all’immigrazione clandestina, alla disoccupazione, alla crisi economica strisciante, alla rivoluzionaria riforma sanitaria approvata, alla guerra in Afghanistan, non potranno non venire al pettine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’attesa del redde rationem - e partita per partita – meglio distrarsi! Meglio accontentarsi di ogni magra soddisfazione che passa il convento. Come, per esempio, quella regalatagli quest’oggi dalla nazionale di calcio statunitense che ha “costretto” al pareggio i leoni bianchi di Sua Maestà! Indubbiamente, un evento da ricordare! Eppur-tuttavia, un risultato che, a sentire i commenti dopo-partita dei cronisti sportivi inglesi e irlandesi, non sarebbe da ascriversi al “solo” merito degli americani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo questi professionisti, la terribile prestazione della squadra inglese sarebbe dovuta piuttosto all’infausta predizione di Johan Cruyff. Il quale Cruyff, giusto pochi giorni fa, avrebbe escluso la nazionale di Capello dalla lista delle “papabili” per la vittoria, proprio in quanto allenata da un tecnico italiano. Come non bastasse, la leggenda calcistica olandese avrebbe aggiunto che tutta la “filosofia” del calcio inglese sarebbe messa “in pericolo” dall’influenza nefasta dei molti allenatori italiani che lavorano in Gran Bretagna. E che sarebbero interessati solamente al risultato! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il risultato?” avrebbe mormorato Barack Obama. Per l’appunto tutto ciò che i tecnici inglesi della BP non riescono a portargli! Nel dubbio dunque che l’eccezionale pareggio di stanotte sia stato ottenuto soprattutto grazie alle “variegate potenzialità” espresse dal calcio del Bel Paese, voci si rincorrono su una presunta intenzione del Presidente di inviare subito nel Golfo del Messico un qualche allenatore nostrano esonerato. Target? Tappare finalmente la dannata falla! Mossa molto azzeccata a mio modo di vedere! Soprattutto in vista della vera partita da giocarsi a Novembre. Se qualcosa dovesse andare male, infatti: nessun dubbio, colpa dell’arbitro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  12/06/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved MMX&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-7608710543839927575?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/7608710543839927575/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/la-partita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/7608710543839927575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/7608710543839927575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/la-partita.html' title='La partita'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-1912096603334873052</id><published>2010-06-04T22:15:00.000+02:00</published><updated>2010-06-04T22:16:43.210+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>Giornalismo online: l’anello mancante</title><content type='html'>&lt;em&gt;Sul giornalismo di questi tempi. Riflessioni e considerazioni.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo la normativa italiana, chi non è iscritto all’Ordine, pur svolgendo un lavoro di tipo giornalistico, non può considerarsi un giornalista. La professione del giornalista è dunque formalmente regolamentata ed è fondata su una precisa deontologia, ovvero su una sorta di meccanismo etico che le appartiene e che lega in un binomio inscindibile la bontà del fine con la liceità del mezzo utilizzato per raggiungerlo quel fine. Più semplicemente, chi esercita il mestiere del giornalista si occupa di giornalismo, ovvero di quell’attività editoriale specializzata “nella raccolta, nell’elaborazione e nella trasmissione di notizie”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimarcare che questa è una professione legalmente riconosciuta, che ha una sua ragione morale, che ha un suo scopo e una sua precisa modalità di estrinsecazione operativa non è un esercizio fine a se stesso. In questi tempi digitali, serve soprattutto a rammentare che il “mestiere” ha una identità ben definita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche l’etimologia è un elemento importante. Ci ricorda che il termine giornalismo deriva dalla parola “giornale”; e che non si può parlare di “giornale”, o di “giornali”, senza conoscerne il particolarissimo universo. Nello specifico, un mondo fatto di carta, di costosi macchinari per la stampa, di necessità tecniche e di spazio, di scrittura ridotta all’essenza, di redazioni e di redattori, di editori e di un dato potere. Il cosiddetto “quarto potere” appunto. Un  centro decisionale nevralgico che nel corso del XX secolo ha avuto un ruolo determinante nel modellare l’immagine del mondo-intorno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo, mentre il mito della “libertà di stampa” - in America più che in ogni altro luogo - non ha mai smesso di affascinare molti spiriti. Agli altri, non è rimasto che imparare a convivere con la certezza che una tale perfetta autodeterminazione non avrebbe mai potuto esistere. Bisognava accontentarsi quindi. Accontentarsi dell’idea che a “filtrarla” per noi fossero stati “chiamati” gli occhi di una casta. Perché non vi sono dubbi che anche il giornalismo – persino quello più “illuminato”, quello che ha saputo farsi grande con i suoi tanti martiri – non ha mai fatto eccezione; e dunque non ha mai saputo, o voluto, fuggire il destino segnato di struttura piramidale governata da... uomini. Con tutti i loro limiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla possibilità che – a livello informativo -  il nuovo-che-sta-arrivando possa essere chiamato giornalismo, o giornalismo online, che dir si voglia, mantengo invece le mie riserve. Più esattamente, mantengo le mie riserve sull’idea che l’informazione raccolta, elaborata e trasmessa per via digitale possa essere considerata “giornalismo” in senso tecnico. La precisazione è importante, perché altra cosa è l’aspetto intellettivo-creativo che accomuna il destino di ogni spirito-che-scrive (i.e. giornalisti si nasce!). Di sicuro, la personale incapacità di capire questa probabile verità (ovvero l’eventualità della non perfetta macro-corrispondenza tra le dinamiche del giornalismo tradizionale e quelle della sua trasposizione digitale, nonché le differenze riscontrabili a seconda dell’approccio analitico) è stato l’anello mancante che per molto tempo mi ha impedito di chiudere con la mia analisi di queste tematiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conseguenza delle cose, è la mia rafforzata convinzione che il giornalismo morirà con i giornali! Mentre la risposta all’amletica domanda: “Sono un giornalista se pubblico solo in Rete?” non potrà che essere “No!”. Un informatore, un opinionista, un commentatore che esercitasse la sua professione solamente online non potrebbe mai essere considerato un giornalista. Lo abbiamo appena visto. Non potrebbe esserlo da un punto di vista legale, non potrebbe esserlo da un punto di vista di mera organizzazione del lavoro, ma non potrebbe esserlo neppure rispetto alle necessità operative dell’universo digitale di riferimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla maniera del vecchio “mestiere”, infatti, anche l’informazione trasmessa in Rete ha delle necessità proprie di “produzione”. Delle modalità di estrinsecazione senza le quali non potrebbe esistere. Tra le tante, mi viene in mente la maggiore comunione tra lo “scrittore” ed il suo scritto, in virtù del quale lo stile dell’informatore online diventa la sua firma. Riconoscibilissima e refrattaria ad una qualsiasi omologazione formale e formalizzante. La scrittura informativa digitale – liberata da ogni costrizione editoriale – acquista colore e carattere. Espressione compiuta della forza delle idee che la giustificano. Mentre la concreta possibilità di un suo scadimento qualitativo non potrà che essere una delle grandi sfide da risolvere per l’editoria che sarà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di certo, vi è soltanto che il giornalista “storico dell’istante” di camusiana memoria, vedrà accresciuta questa sua responsabilità. A fare in modo che ciò accada, ci penserà la capacità unica della Rete di moltiplicare ogni istante-informativo in milioni di altri istanti. Diversi e contestuali.  Per associazione mentale, mi torna alla memoria l’effetto avuto dalla teoria della relatività di Einstein sul concetto assoluto di spazio-tempo che aveva dominato fino a quel momento. Un modo come un altro per dire che se la raccolta e l’elaborazione della notizia tradizionale poteva essere compito non facile, una raccolta e una elaborazione digitale professionale non sarà un lavoro meno impegnativo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario, richiederà quasi certamente risorse umane e intellettuali non indifferenti. Un superuomo e una superdonna forse. Speriamo siano tali anche nella loro moralità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  04/06/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-1912096603334873052?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/1912096603334873052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/giornalismo-online-lanello-mancante.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1912096603334873052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1912096603334873052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/giornalismo-online-lanello-mancante.html' title='Giornalismo online: l’anello mancante'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-8676178691930679578</id><published>2010-06-04T22:14:00.000+02:00</published><updated>2010-06-04T22:15:18.973+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura'/><title type='text'>La fabbrica</title><content type='html'>&lt;em&gt;Esteri. A proposito dei suicidi alla Foxconn.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era una fabbrica molto carina,&lt;br /&gt;bel ristorante bella piscina,&lt;br /&gt;non si poteva riderci dentro,&lt;br /&gt;perché scattava il licenziamento,&lt;br /&gt;non si riusciva a riposare,&lt;br /&gt;c’era l’iPhone da assemblare,&lt;br /&gt;non era permesso manco morire,&lt;br /&gt;quando l’iPad doveva uscire.&lt;br /&gt;Ma era bella, bella davvero,&lt;br /&gt;in via dei matti numero zero…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ben venga il caos, perché l’ordine non ha funzionato (Karl Kraus)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin 3.06.2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-8676178691930679578?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/8676178691930679578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/la-fabbrica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8676178691930679578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8676178691930679578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/06/la-fabbrica.html' title='La fabbrica'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-7324563764045134824</id><published>2010-05-30T15:54:00.000+02:00</published><updated>2010-05-30T15:55:28.081+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ogliastra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna'/><title type='text'>Know How</title><content type='html'>&lt;em&gt;A proposito della manovra. Ovvero come, oltre al governo-del-fare, &lt;br /&gt;serva anche un governo del saper-fare…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi occupo di Politica in senso-attivo. Non sono iscritta ad alcun partito e non credo di volerlo fare per molto altro tempo ancora. Probabilmente mai. Penso infatti che ciascuno abbia il suo destino. E se io potessi scegliere il mio, sarebbe invece quello di riuscire a capire, nonché a studiare, le dinamiche anche politiche (ma non solo) che determinano la vita di un Paese. Nello specifico, il mio Paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La premessa è importante. Soprattutto, in Italia, dove non si riesce a dire “mah” senza sfuggire ai dubbi amletici delle anime-pie che si interrogano sulla qualità del colore che fa da sfondo a tale “impegnata” elucubrazione. Reclamo il diritto ad una mia indipendenza di pensiero; penso anche che questo sia il minimo diritto che una nazione civile dovrebbe garantire ai suoi figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ovvie ragioni quindi, non rientro nella categoria dei denigratori del governo in carica. E non vi rientrerei qualsiasi fosse il governo-in-carica. Penso anche che un dato rispetto per i cittadini che votano e scelgono occorra sempre averlo. Questo vale sia per coloro che militano nei partiti di opposizione ma, ancora di più, per coloro che sono stati votati e scelti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra il denigrare e l’applaudire incondizionatamente esiste però un “gap” non indifferente. Senza considerare che nessun giornalista, scrittore, commentatore, opinionista davvero-tale dovrebbe mai applaudire l’operato di un governo-in-carica per partito-preso (è davvero il caso di rimarcarlo!). Di fatto, dovrebbero essere proprio queste le “pedine” che fanno da watchdog alle cose della politica, dell’amministrazione, alla possibilità di una sana estrinsecazione della vita civile e democratica dentro il contesto nazionale di riferimento. Francamente sono pure convinta che, in questa penisola così bistrattata, tale possibilità di “compiuta” espressione del nostro Essere esista più che in molti altri luoghi. A dimostrarmelo sono, di solito, proprio la variegate reazioni – a volte scomposte – che procurano simili affermazioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nulla di nuovo sotto il sole dunque! Eppure è proprio di quel nuovo-che-manca che vorrei trattare in questo articolo. E della urgente necessità di spostare il baricentro dell’attenzione dalle esigenze del “fare” a quella del “saper-fare”. L’Italia resta certamente uno dei grandi Paesi tecnologicamente avanzati ma, a volte, si ha l’impressione che questa sua crescita avvenga soprattutto per inerzia. Insomma, perché, dati i fondamentali, non potrebbe essere altrimenti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conseguenza di una tale, particolare, modalità-evolutiva è il “grande divide tecnico” che separa alcune “frange più esposte” dalle altre. Non è questione da prendersi alla leggera; non se pensiamo che, nel mondo-che-verrà, l’alfabetizzazione tecnica sarà il minimo requisito richiesto per portare avanti un qualsiasi discorso di rilevanza sociale. Volendo portare il ragionamento agli estremi, si potrebbe forse dire che una presa-di-coscienza tecnica sarà la vera presa-di-coscienza civile del futuro. Perché è indubbio che un simile know-how determini una diversa visione dell’universo-intorno ma, soprattutto, ci rende davvero consapevoli di quali siano le reali possibilità-in-noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardando alle cose italiane da fuori, si ha come l’impressione che la nostra penisola sia ancora perfettamente stritolata dentro le logiche da saggezza-contadina che pur hanno saputo renderla grande. Una analisi davvero onesta, direbbe anche che forse sono state proprio queste dinamiche “obsolete” a far da importantissimo “cuscinetto-salvagente” durante l’evolversi della corrente, gravissima, crisi finanziaria. Questo però non dovrebbe autorizzare nessuno a pensare che lo status-quo sia anche la soluzione ottimale per il futuro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da cittadina che torna a casa dopo 13 anni, da figliol-prodigo che sceglie il suo Paese e che non vorrebbe vivere in nessun altro luogo al mondo che non sia il suo meraviglioso Paese, è inutile dire che i dubbi mi prendono. Tanto più che ho avuto la fortuna di trascorrere gli ultimi dieci anni della mia vita in una nazione, l’Irlanda, che - pur tenendo in conto gli immancabili eccessi speculativi e da politica-cacciarona responsabili delle sofferenze che sta scontando in questi tempi di vacche magre - ha saputo comunque cambiare il suo destino di nazione emigrante in terra di effettiva opportunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia speranza è dunque che alle tante parole che si sono sentite in questi giorni seguano pure i fatti. Che le giustissime misure restrittive adottate, non si trasformino in una modalità-tutta-nuova di castrazione della possibilità-del-sogno. Soprattutto, della possibilità di un sogno imprenditoriale. E cioè dell’unica, vera, opportunità di riscossa civile ed economica del nostro Sud. Del mio Sud. Della mia Sardegna. Della mia Ogliastra. Quella che scelgo come casa. A prescindere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  30/05/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-7324563764045134824?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/7324563764045134824/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/05/know-how.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/7324563764045134824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/7324563764045134824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/05/know-how.html' title='Know How'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-8474058951114747857</id><published>2010-05-22T11:22:00.003+02:00</published><updated>2010-05-22T11:26:06.662+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><title type='text'>A "cuore" aperto.</title><content type='html'>Sul “far-ridere” di questi tempi. Riflessioni e considerazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                        &lt;em&gt;Readers, friends, if you turn these pages&lt;br /&gt;                                                            Put your prejudice aside,&lt;br /&gt;                                 For, really, there's nothing here that's outrageous…&lt;br /&gt;      &lt;strong&gt;François Rabelais&lt;/strong&gt;, introduzione a &lt;em&gt;Gargantua e Pantagruel&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Nel mercato planetario far ridere é arma di potere. É meglio scrivere di riso che di lacrime, perché ridere é ciò che é proprio dell’uomo”. Vi é una grande verità in questa frase “bergsoniana” di Edoardo Sanguineti, il grande poeta italiano scomparso in questi giorni. A colpirmi é stata proprio la riflessione-nuova che può indurre sulle questioni del “ridere” e del “far-ridere”, quando vissute dentro il villaggio-globale, in un’epoca post rivoluzione digitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A scanso di equivoci, e dati i tempi che tirano, preciso che quando parlo di far-ridere, mi sto riferendo ad una capacità ingegnosa di procurare – negli altri - la “reazione nervosa” del “riso”, allo scopo di raggiungere un dato fine. Del resto, il saper-far-ridere, nei modi e nelle forme più disparate, è stata storicamente la conditio imprescindibile per demitizzare o irridere il Potere, così come la vita tronfia. Finanche la Morte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torna quindi in mente il comico sconcio di Gargantua e Pantagruel, così come quello accorto, teatralizzato e più complesso dei molti buffoni di corte. Ma non solo. Nell’Italia contadina, proletaria e rampante del XX secolo, torna alla memoria lo “wit” esuberante di Giovannino Guareschi. E, in tempi molto più vicini a noi, il ruolo importante giocato dalla satira irriverente di “Cuore” –  il settimanale diretto da Michele Serra – durante le fasi salienti della caduta della Prima Repubblica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardando a questo “passato” scenario, e mentalmente confrontandolo con la situazione presente, viene quasi naturale sottolineare un fondamentale passaggio-di-consegne avvenuto da quel-tempo-in-poi. Il far-ridere è diventato (in Italia più che altrove), arma-consacrante-il-potere (in opposizione al suo carattere storico di strumento-dissacrante dello stesso). Nel Paese dei campanili, ci si potrebbe spingere fino a dire che, è diventata arma-consacrante-il potere-del-partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso, nessuno è innocente! Di fatto, i modi con cui il comico, la satira, possono trasformarsi in armi-politiche-improprie sono vari ed avariati. Per esempio, possono diventare tali quando il simpatizzante-di-partito si trasforma in un forzato della positività-a-tutti-i-costi. Se è vero, infatti, che un approccio costruttivo-alle-cose può compiere molti miracoli, è pure vero che esiste una sorta di indispensabile-pesantezza-dell’Essere che reclama i suoi diritti “importanti”. E questi diritti vanno rispettati! Ma il comico e la satira possono diventare armi politically-incorrect anche quando vengono usate per una denigrazione-tout-court dell’avversario, o per sottolineare una “presunta-differenza” nei valori etici, morali, culturali ed intellettuali messi in campo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente, nessuno nega il sacrosanto diritto di una qualsiasi manifestazione formale del far-ridere ad esistere in tutta la sua dirompente demenzialità. Allo stesso modo, nessuno nega il suo diritto-dovere ad esprimersi in maniera creativa. Piuttosto, il contrario. Dato, infatti, il fondamentale ruolo giocato dentro le dinamiche libere di una collettività democratica, credo sia dovere di tutti noi vigilare affinché ne siano preservate, intatte, le peculiarità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra queste, oltre alla naturale ritrosia ad essere “addomesticate” (non importa per quale fine), ritengo ci sia anche la straordinaria capacità di colpire il bersaglio senza grande fatica, senza strafare, senza prendere troppa coscienza-di-sé (detto terra-terra, senza avere la presunzione dell’equazione far-ridere=arma contundente tra le mani). Insomma, di colpire nel segno in maniera diretta, veloce, intelligente e con una genialità-di-metodo che, a volte, lascia il bersaglio-di-turno (per quanto potente) senza alcuna via di scampo. Di questi tempi non è poco. No, davvero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dedicato alla memoria di Raimondo Vianello.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  20/05/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-8474058951114747857?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/8474058951114747857/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/05/cuore-aperto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8474058951114747857'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8474058951114747857'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/05/cuore-aperto.html' title='A &quot;cuore&quot; aperto.'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-8903942500152131940</id><published>2010-05-12T22:03:00.002+02:00</published><updated>2010-05-12T22:08:10.094+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><title type='text'>Il buco nero</title><content type='html'>&lt;em&gt;C’è! Questa volta è sicuro che c’è!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicono che le centinaia di  miliardi di euro del maxi-piano varato nei giorni scorsi dall’Unione Europea – insieme agli ingenti contributi del Fondo Monetario Internazionale -  non siano sufficienti per “salvare l’Euro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicono che una delle ragioni “importanti” che impedirebbero l’ottenimento di un risultato-in-questo-senso, sia senza dubbio la mancanza di dettaglio, di chiarezza sulla modalità prescelta per rendere questi fondi “accessibili”. Soprattutto, “preoccupa” la loro “non-immediata availability”. Insomma, meglio sarebbe ingozzarsi con tutto-il-panettone-subito, piuttosto che attendere di scroccarlo fetta-a-fetta dalla cucina della nonna-distratta nei mesi-a-venire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicono che, rispetto alle “cose” dell’Euro, a Wall Street il “corto” sia di moda. Ne deriva che, onde propiziare una eventuale movimentazione “favorevole” nel cambio euro/dollaro, occorrerebbe avere molti più miliardi in entrata e molti meno in uscita. Dicono però che, un simile favoloso-scenario, potrebbe risultare comunque compromesso da una eccessiva, possibile, stretta fiscale dei singoli Stati; la qual stretta, spaventando gli investitori, li dirotterebbe verso altri lidi più accomodanti et/o compiacenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicono che, sebbene un Euro in ribasso procurerebbe vantaggi non indifferenti per l’export di Eurolandia, gli investitori più “accorti” starebbero già puntando sull’oro. Dicono, tuttavia, che, per quanto “dolorosa”, una seria e decisa lotta alla speculazione sembrerebbe oramai davvero inevitabile. Dicono, infatti, che, date situazioni-dubbie recenti farebbero pensare che sia meglio non affidarsi completamente al solo occhio-allenato delle agenzie di rating. Potrebbe risultare “rischioso”!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicono che i problemi della Grecia sarebbero emersi in maniera chiara-et-lampante solamente negli ultimi mesi dell’anno appena trascorso. Dicono che, accertatene cause-e-concause, l’Europa-comunitaria-deputata sarebbe impegnata a “far fare una svolta” epocale ai fondamentali vigenti della governance economica. Onde rafforzarla. Dicono quindi che, any-moment-now, a “svoltare” dovranno essere anche le politiche-di-settore dei singoli Paesi. Dicono che la sorveglianza dei regulators aumenterà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicono che, alla maniera di una stella che si è data ad una combustione-folle per milioni di anni (o per almeno una ultima-decade-to-remember!) –  e che è dunque destinata a comprimersi, nonché, vittima della forza gravitazionale, a curvare lo spazio-tempo onde diventare novello buco nero – il collasso finanziario corrente sarebbe stato determinato dal cedimento di importanti “equilibri” strutturali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due anni fa circa, quando il CERN di Ginevra si apprestava a far partire gli straordinari esperimenti con il Large Hadron Collider, i tecnici impegnati nel progetto videro i lavori “ostacolati” dalla causa intentata-contro da due cittadini molto preoccupati. Costoro lamentavano i “rischi” che tali attività scientifiche avrebbero potuto comportare. In particolare, la possibile generazione di un black-hole capace di inghiottire l’intero sistema solare. Nell’occasione però, non si sottolineò abbastanza come, anche davanti al concretizzarsi dello scenario considerato, la circonferenza dell’eventuale oggetto-cosmico-così-prodotto, sarebbe stata senz’altro inferiore a quella di un capello umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quisquilie, bazzecole, naturalmente, se comparate alle misure-minime della voragine che si otterrebbe sommando i buchi-di-bilancio dei singoli Stati occidentali di-questi-tempi. Possibile dunque che un tal disgraziato, quanto compiuto-armageddon, senz’altro più vicino e molto più reale, non generi altrettanta preoccupata-apprensione? Eppure, il buco nero c’è! Questa volta, è sicuro che c’è!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  12/05/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-8903942500152131940?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/8903942500152131940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/05/il-buco-nero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8903942500152131940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8903942500152131940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/05/il-buco-nero.html' title='Il buco nero'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-2474163825293038048</id><published>2010-05-08T15:24:00.000+02:00</published><updated>2010-05-08T15:25:13.002+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>On leadership: siamo uomini o caporali?</title><content type='html'>&lt;em&gt;Considerazioni e riflessioni.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è assolutamente vero, a mio modo di vedere, che un leader riesca ad “ispirare” tutti. Per quanto trascinatore di folle, ci saranno sempre degli individui, o gruppi di individui, che resteranno immuni al suo carisma e alla sua “affabilità”. Naturalmente, quando parlo di “individui, o gruppi di individui”, non sto parlando di “oppositori” alla sua linea (politica, affaristica, etica), quanto piuttosto di cellule interne alla sua sfera d’influenza e al suo raggio d’azione. In altre parole, sto parlando di quell’opposizione-silenziosa che, senza eccezione, si forma dentro microcosmi governati da una presenza indiscutibilmente dominante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In epoche neppure troppo lontane dalla nostra, il destino dei nuclei-irrequieti era fondamentalmente segnato. Di fatto, il leader di turno doveva semplicemente attendere un tempo propizio prima di procedere ad una “salutare” epurazione.  Mentre il riuscire ad annichilire i diversi centri-di-dissenso, a schiacciarli, finanche a sopprimerli, diventava la conditio-sine-qua-non per assicurare la sopravvivenza dello status quo, o per propiziare il consolidamento del progetto politico, civile, amministrativo in-progress. Non avrebbe potuto essere altrimenti! Sicuramente, non dentro le oliate dinamiche dei regimi, più o meno illuminati, che hanno fatto da palcoscenico ai grandi avvenimenti della nostra Storia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto più problematica può diventare invece una negoziazione con simili “frange-in-disaccordo”, dentro un universo democratico moderno. Il va sans dire, per esempio, che una politica liberale di-questi-tempi, chiami un’etica gestionale in grado di supportare la qualità della sua linea d’azione. Tuttavia, è pure difficile credere che le “oliate dinamiche” di cui sopra, particolarmente quando legate ad una leadership “importante” (ovvero, quando riguardano il governo di una nazione, il management di una grande società di business e via così) possano mutare per appagare la vanagloria della moda politically-correct in auge nel dato momento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è possibile! Mentre un ritenere altrimenti, potrebbe diventare gioco molto pericoloso. Queste dinamiche si reggono, infatti, su precisi meccanismi interattivi (et non) che da soli ne hanno sempre giustificato l’esistenza e garantito la sopravvivenza nei secoli. Meglio ancora, si potrebbe forse dire che simili “situazioni” sono figlie di archetipi comportamentali che dicono davvero tutto di noi. Dicono chi siamo, cosa facciamo, come ci relazioniamo. Soprattutto, dicono a cosa guardiamo. Definiscono, in maniera straordinaria, il nostro personale orizzonte d’attesa. Quello vero. Quello importante. Specificando, insomma, anche il ruolo che, in virtù del raggiungimento del target che abbiamo in mente, ci proponiamo di giocare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto altrimenti, tali peculiari-dinamiche chiariscono in maniera inequivocabile il nostro essere prime-donne o comparse. O l’uno o l’altro, perché a dati livelli non ci sono vie di mezzo! Ma se il ruolo di una prima-donna nasce dannato alla radice (come già detto si trattava e – ahimè, si tratta ancora - solo di una questione-di-tempo prima che si arrivi ad una sua “salutare” epurazione), molto più importante resta, secondo me, la partita portata sul tavolo dalle “comparse”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho quindi dubbi nel ritenere che sia stata sempre la “comparsa”, o più particolarmente l’evoluzione della sua figura, a garantire la stabilità di un qualsiasi principato, e dunque la leadership del principe che lo abitava. E, dato che nella vita tutto-si-paga (questa è una legge ferrea-e-immutabile a cui non sono mai riusciti a sfuggire neppure i leader di ogni tempo e di ogni luogo), ecco allora i libri di Storia riempirsi delle “eroiche gesta” di molti emeriti sconosciuti. Ovvero, di uomini-come-tanti improvvisamente assurti al ruolo di potentissimi e temibilissimi vassalli, valvassini, valvassori, grazie, soprattutto, alla comune e non-trascurabile afflizione procurata dalla pericolosissima Sindrome di Richelieu. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre in virtù delle necessità importanti dei nostri moderni universi democratici, ci fa un poco-strano scomodare termini quali “vassallo”, “valvassino”, “valvassore”. Fortunatamente, la verità recita che le notti insonni dagli illuminati leader di oggidì sono per-lo-più procurate dagli “uomini” (altrimenti detti “lo staff”) di cui si circondano. Nonché dai loro caporali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Distinguere tra “l’uomo” ed il “caporale” non è così semplice come si potrebbe pensare. Di fatto, leggenda vuole l’uomo (ideale) sinceramente animato da intenzioni lodevoli e notevoli, nonché dotato di altrettante rare virtù. Ne deriva che l’uomo-leader non potrà che rivelarsi exempla da cui imparare, l’uomo-comparsa non potrà che risplendere di-sua-saggezza, l’uomo-politico non potrà che “pretendere” gli interessi del popolo che serve, l’uomo-d’intelletto non potrà che servire-verità, mentre l’uomo-di-strada, destinatario ultimo di tanta “onorabilità”, dovrebbe avere ben poco di cui lamentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Temo però che lo status-quo sia leggermente diverso. Lo temo, soprattutto, in virtù dell’idea che l’uomo-accorto (che tiene-famiglia, un mutuo subprime da ripagare, nonché una memoria da elefante quando si tratta di ricordare il destino di ogni prima-donna-de-noiartri che si rispetti) sia suo-malgrado portato ad “aggiustare la mira”. E a trasformarsi di conseguenza. Magari, proprio in un caporale! Detto così, terra-terra, il caporale sembrerebbe perciò… solamente un altro uomo-qualunque determinato a non soccombere davanti ad un futuro altrimenti segnato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo uomini o caporali dunque? Difficile dire. Di certo vi è che in genere la nostra esistenza – così come quella dei leader-di-qualunque-specie – è nelle mani dei caporali. E che, a volte – a livello di gerarchia-di-gregge, e particolarmente negli italici lidi - quei caporali possiamo essere pure noi. Magari, senza rendercene conto. Magari, facendo finta di ignorare-verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, assodato che il leader (in teoria, solo un leader spirituale potrebbe vivere liberato da tali viziose dinamiche!), e dunque la nazione, la società d’affari, la parrocchia su cui egli/ella esercita la sua leadership è davvero nelle mani dei caporali, sarebbe sciocco comportarsi come se così non fosse. Senza considerare che, benché nobile, la speranza che s’inneschi un reverse-process capace di riportare il caporale ad un più congeniale status-originario di “uomo”, è senz’altro meno utile da coltivare (nell’immediato, almeno), della speranza che esista comunque una qualche etica-governante il diverso-universo e a cui ci si possa raccomandare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il fattore dovesse cadere malato, infatti, l’esperienza insegna che spunta sempre un qualche spirito-generoso-abbastanza, nonché disposto – pur di vedere garantita la felicità in fattoria - a condurre il carro di cucuzze fino alla fiera di paese. Ma, nella terribile eventualità, che la cancrena (altrimenti detta, “il malaffare”) dovesse cogliere finanche una sola cucuzza, sarebbe un attimo prima che il contagio mandi in rovina tutto il cucuzzaro. Per la fattoria, inutile dirlo, cavoli amari!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  08/05/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-2474163825293038048?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/2474163825293038048/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/05/on-leadership-siamo-uomini-o-caporali.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2474163825293038048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2474163825293038048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/05/on-leadership-siamo-uomini-o-caporali.html' title='On leadership: siamo uomini o caporali?'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-8443518264475870502</id><published>2010-04-30T23:09:00.000+02:00</published><updated>2010-04-30T23:10:37.764+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>P.I.G.S.</title><content type='html'>&lt;em&gt;E se la “P” stesse per Politica, la “I” per Intrallazzi, la “G” e la “S” per Giornalismo e Stampa?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assodato che la corrente crisi finanziaria è soprattutto il risultato di anni di malaffare continuato, di uno spregiudicato gioco al rialzo, di un vizio speculativo mai venuto meno; assodata la necessità di invertire la rotta al più presto (perché tutto pare stia accadendo tranne questo); assodato che i P.I.G.S. (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna – non Italia, se il contentino può consolare) – ma in verità non solo loro – sono i Paesi che hanno avuto “la peggio” in questo gioco al massacro, non resta che da chiedersi quale futuro ci aspetta. E tenere le dita incrociate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esercizio non servirà a molto però se, alla speranza di un domani più propizio, non si accompagnerà un’azione oltremodo virtuosa e mirata a dare man forte a quella possibilità. Questo vale anche nel campo del giornalismo. A maggior ragione, nel campo del giornalismo, direi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che la partita giocata dagli intrallazzi politici delle singole nazioni, dagli intrallazzi comunitari e internazionali, di concerto, o in apparente-contrasto con le-tane-dei-lupi-finanziari (controllori e controllati) sparse per ogni dove sotto il sole, e in dati luoghi più di altri (luoghi che non sono sicuramente né in Grecia, né in Portogallo), sia stata causa, concausa e ragione prima del presente disastro finanziario è anche questo un fattore assodato. Tuttavia, forse non è stata il solo elemento perturbatore che “tanto” ha potuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È indubbio, per esempio, che il ruolo avuto dalla Grande Stampa internazionale, nelle cose di questa terribile crisi finanziaria, non sia stato indifferente. Del resto, complici i nostri tempi digitali, non avrebbe potuto essere altrimenti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, le immagini dei newsboys (strilloni) che, durante la Grande Crisi del ’29, correvano incontro ai loro lettori affamati-di-notizie (et non), nelle strade e nelle piazze di New York, sono rimaste nell’immaginario collettivo. C’è da dire però che, per quanto si affrettassero e per quanto strillassero, quei volenterosi galoppini poco avrebbero potuto contro la potenza e la capacità di “attrazione” e di infiltrazione dei moderni news-media. Così come non più di tanto avrebbero potuto gli editoriali dei loro zelanti direttori e i titoli urlati a caratteri cubitali su quattro colonne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una differenza fondamentale, credo, tra il giornalismo che-è-stato, e quello che mi ostino a chiamare giornalismo-online (che non è una mera trasposizione digitale di obsolete metodologie riguardanti il fare-notizia-per-informare-l’onesto-lettore, ma è una applicazione scritturale che vive di sue particolarissime dinamiche e guarda ad un pubblico senz’altro più informato e/o smaliziato) è che il primo le notizie le consacrava a-posteriori, il secondo è in grado di produrle. O, per meglio dire, di anticiparle, di fomentarle, di deviarne il loro corso e, nei casi più gravi, di determinare azioni, tutt’altro che virtuali, che possono fare da backbone sostanziale a quelle novità così pre-confezionate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è poco e non è un argomento da liquidare con leggerezza. Non è poco soprattutto se questo tremendo potenziale informativo (e, ahimé, in teoria, altrettanto “disinformativo”) viene studiato alla luce delle diverse micro-dinamiche che hanno contribuito ad ingigantire la già nefasta crisi finanziaria di cui sappiamo. Di fatto, la possibilità che il giornalismo-online diventi (o sia già diventato) strumento nelle mani degli speculatori e degli approfittatori di cui sopra, è molto forte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché questo accada non è necessario avere una “famigerata” linea editoriale che propizi simili aberranti comportamenti, ma può essere sufficiente la mera “passione” che un onestissimo “professionista” mette nel suo lavoro. Sì, perché – a dispetto delle straordinarie risorse della tecnologia imperante – rincorrere-la-notizia, inseguire lo scoop-informativo sono doveri e sogni rimasti immutati per uno spirito-nato-affascinato dalle “possibilità” di questo mestiere. La differenza sta invece tutta nell’orizzonte d’attesa del fruitore-lettore (in senso lato), che, in genere, di “spirituale” ha ben poco, e guarda piuttosto, in maniera molto interessata, alle necessità del portafoglio. Spesso, come hanno dimostrato i molti Madoff di questo mondo, senza alcuna decenza morale nel perseguire l’obiettivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne deriva che, un serio giornalismo-online nasce già con date responsabilità a carico. La responsabilità di limitare il titolo-gridato, la responsabilità di moderare i toni e di non strafare, la responsabilità di evitare la vocazione alla voracità e alla bulimia informativa, la responsabilità di evitare la Sindrome Al-lupo Al-lupo, la responsabilità di controllare le fonti, la responsabilità di proteggere gli “interessi” del lettore, la responsabilità di promuovere una informazione libera, e ad un tempo puntuale e credibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che ci penso, mi sembrano quasi tutte responsabilità che competevano interamente pure al giornalismo tradizionale. Sarà per questo che sono preoccupata?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  30/04/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-8443518264475870502?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/8443518264475870502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/04/pigs.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8443518264475870502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8443518264475870502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/04/pigs.html' title='P.I.G.S.'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-7621479439667145990</id><published>2010-04-25T18:11:00.001+02:00</published><updated>2010-04-25T18:13:47.980+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>Il principe</title><content type='html'>&lt;em&gt;Teoria-politica-per-dummies applicata al recente “strappo” interno al PDL&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “Tutte le grandi coalizioni politiche democratiche sono destinate a disgregarsi; il PDL è fondamentalmente una grande coalizione politica democratica; dunque è destinata a disgregarsi”. Parafrasando Aristotele, sarebbe forse questo un sillogismo che si potrebbe usare per raccontare lo “strappo politico” che si è consumato in seno alla maggioranza di governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una lacerazione, un difficile momento-di-contrapposizione che però non può avere certamente sorpreso coloro che si fossero presi la briga di andare a studiare le diverse spinte “visionarie” che, fino ad oggi, hanno convissuto sotto lo stesso”tetto”. Non vi sono dubbi, infatti, che la “visione” politica che guida Silvio Berlusconi sia una visione pragmatica e assolutamente imprestata ad un background formativo di forte matrice imprenditoriale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In virtù di questo, un governo-che-governa (e dunque una grande coalizione politica democratica che governa) non potrà che essere figlio di una carica sinergica mirata all’ottenimento del risultato. Ed il risultato sarà sempre il principio-primo da salvaguardare e da tenere sott’occhio, indipendentemente dall’ostacolo che decide di presentarsi sulla strada. Pena il fallimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fare da spina dorsale a questa visione ideale sembrerebbe provvedere quindi una sorta di logica “deduttiva” che, partendo da alcuni precisi postulati (o, come testé detto, principi-primi),  procede verso determinazioni particolari (action points) - da studiarsi e risolversi velocemente. Questi compiti a casa possono riguardare, di volta in volta, l’azione politica, la sfera economica, la quotidiana amministrazione, così come la vita civile tout court. Detto altrimenti, la nazione governata ma, nello specifico, la grande coalizione democratica sulla quale Berlusconi esercita sicuramente una leadership indiscussa, sarà sempre riflesso di una immagine creata-a-monte e già perfettamente composta quando ancora il “risultato-da-ottenersi” - risultato che quella stessa immagine anticipava -, non-esisteva. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conseguente oggettivazione dello schema immaginato dal leader, ovvero il suo estrinsecarsi e diventare realtà - e quindi luogo fisico di interazione delle singole visioni di “base” che lo compongono -  equivarrà dunque a (sarà sinonimo di) quello “spazio” che, dentro dinamiche più obsolete e più tradizionali, veniva chiamato… il-fare-politica. Spazio libero e liberato senz’altro – spazio che è finanche centro di ristoro e di tolleranza dei dubbi amletici ed etici che possono divorare i singoli. Ma, dato il suo essere figlio di un modello pre-costituito, spazio limitato e limitante. Oltre, vi è solamente il vuoto che necessariamente separa l’universo-di-appartenenza da ogni altro diverso-universo. Ne deriva che, varcare quel confine proibito significa fare un viaggio senza ritorno. Per chiunque. Per chi sta ai piedi, così come per chi sta in cima a questa possibile fantastica montagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di converso, la visione finiana sul come gestire una grande coalizione politica democratica, sembrerebbe governata da una logica induttiva che, muovendo dal particolare, mira a costruire una sorta di vademecum politico, politically-correct et universale. Di fatto, una proposizione notevole perché porterebbe con sé una investigazione nuova e più attenta alle necessità di tutti gli “action points” di cui sopra (alcuni magari pensati direttamente dalle “pendici” della montagna, piuttosto che fatti rotolare dalla sua sommità). Soprattutto, mirerebbe alla costruzione di un universo idealmente più democratico e sicuramente più “aperto” nel suo manifestarsi come spazio libero-non-precostituito, dentro cui far convergere visioni individuali eterogenee e indipendenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come detto, notevole! Ne converrebbe, credo, pure un Machiavelli intento ad osservare il dettaglio della realtà dei fatti da par suo. Eppur-tuttavia, qualcosa, in questo scenario un pochino caciarone, in questo stranissimo scacchiere politico post rivoluzione digitale, dovrebbe risultargli stonato. Il problema è che forse lui avrebbe rigettato a priori la possibilità di un “principato” (perché di repubblica non si tratta!) dove, sotto lo stesso tetto, si fossero proposte di convivere pacificamente visioni politiche che, come dimostrato, possono apparire antitetiche. Così come avrebbe respinto d’istinto l’idea di un principato tanto atipico da rassegnarsi a dipendere dall’umore di un partito esterno per estrinsecare, in maniera attiva, la sua linea politica.  Dulcis in fundo, ritengo che si sarebbe categoricamente rifiutato di considerare finanche l’esistenza di un principato in apparenza retto da due… principi. Impossibile!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto impossibile che, naturalmente, Machiavelli avrebbe avuto ragione nel suo respingerne persino l’idea. Un simile principato infatti non è mai esistito: neppure nella recentissima scena politica italiana. Al più, è esistito un principe (la machiavellica volpe?) che, tanto tempo fa, ha abilmente pensato la sua futura partita, strategicamente piazzato le pedine vincenti e, quando è arrivato il momento giusto - lui, non l’altro (che forse ha invece sbagliato proprio nella gestione dei “tempi”) - ha brillantemente chiuso la partita, salvando capra (i.e. l’ambito reame) e cavoli (la possibilità di una sua disgregazione come da incipit).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la serie “Mentre parliamo il tempo, invidioso, sarà già fuggito” e dunque, per dirla sempre con Orazio, “Cogli l'attimo, fiducios(o) il meno possibile nel domani”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  25/04/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Fonte: &lt;a href="http://rinabrundu.wordpress.com/"&gt;http://rinabrundu.wordpress.com/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-7621479439667145990?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/7621479439667145990/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/04/il-principe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/7621479439667145990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/7621479439667145990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/04/il-principe.html' title='Il principe'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-2759907163454868057</id><published>2010-04-10T18:31:00.000+02:00</published><updated>2010-04-10T18:32:22.674+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>Il punto “G”</title><content type='html'>Naturalmente la “G” sta per “Giornalismo”, ma non me la sono sentita di spiegarlo-a-catenaccio, soprattutto per timore di perdere quei quattro lettori “interessati”, e sulla cui “curiosità intellettuale” confido per una completa visione di questo articolo. Anticipo, che non si tratta di lettura “di piacere”. Né, tantomeno, di scrittura “per piacere”. Il punto-da-farsi in questione, riguarda, in verità, una mia visione (profana) dello status attuale del giornalismo italiano. Con una particolare attenzione a quello con la “G” maiuscola. Appunto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta un certo giornalismo schierato. Prima del “compromesso buonista” corrente, s’intende. Il giornalismo di-questi-tempi, più che “schierato”, mi pare invece “inquadrato”. Me ne sono resa conto pochi giorni fa, mentre guardavo un noto talk-show di intrattenimento “politico”. D’un tratto mi sono accorta che il suo conduttore mi rimaneva fondamentalmente simpatico. E pure i giornalisti che lavoravano con lui. Per non parlare degli ospiti in studio. Gli opinionisti di destra così come quelli di sinistra. Ma anche i convenuti di centro, finanche quelli di “tre-quarti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Subito dopo ho realizzato che mi accadeva di provare le stesse sensazioni quando guardavo le altre trasmissioni  simili.  Conduttori, commentatori, ospiti trendy, persino lo svagato assistente alla regia che correva trafelato per passare il “gelato” mancante: mi erano tutti simpatici! Niente di male, per carità! Fa piacere vedere tanti nemici-per-la-pelle scambiarsi convenevoli. “L’amore vince sempre sull’odio”, dicono. E se la nostra anima risponde con un guizzo-felice, tanto di guadagnato per il fegato! Il problema é semmai dato dal fatto che – oggidì - è in questo tipo di “agorà” post-rivoluzione-televisiva che si presentano argomenti pregnanti per il destino del Paese e si crea-opinione-di-conseguenza. Possibile dunque che nessuno degli ospiti-negli-studi riesca mai a dire qualcosa “degno” di farci incazzare veramente? Ma, soprattutto: possibile che nessuno dei giornalisti-di-grido che di solito presenziano a queste trasmissioni, riesca a mettere un po’ di pepe nella camomilla? Oltre il trito ed il contrito, si capisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ripenso, per esempio, alla modalità politico-giornalistica – tanto ormai è difficile capire dove finisce un “seminato” e ne inizia un altro – con cui sono state gestite le “cose” di queste ultime elezioni regionali, non riesco a togliermi dalla mente Winston Churchill. Quel grande statista sosteneva che:” Gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”. Io aggiungerei che preparano pure le elezioni dei loro rappresentanti con lo stesso spirito caciarone. Nello specifico mi riferisco alle querelle e contro-querelle giornalistiche montate ad arte (sia da chi era pro che da chi era contro) in occasione della “chiusura” dei talk-show, alle candidature di facciata, ai comizi da carnevale-di-Rio-andato-a-male, ai soliti giochi e giochetti e via così trotterellando perché, è noto, non è opportuno porre limiti alla Provvidenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fortuna che poi a far digerire le sconfitte, o a diluire le gioie delle vittorie, ci hanno pensato le vacanze pasquali”. Non a caso, i connazionali ci si sono buttati da par loro. E giù dunque con le tavole imbandite di agnello arrosto e patate al forno, con le uova colorate, con i regalini ultima-generazione, con le gite fuoriporta nel deserto del Gobi. Del resto, perché preoccuparsi quando si sa dell’esistenza di cotanto, insonne,  cane-da-guardia (nda: il giornalismo “inquadrato”) intento a vigilare?  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma mentre il giornalismo “inquadrato” vigila, a noi cittadini-scettici-e-maldestri, non pare poco ciò che “sembra accadere” in questo nostro disgraziato Paese. Visto dalla destra-del-signore, infatti, parrebbe che una solida maggioranza possa finalmente dare quella garanzia di stabilità a lungo ricercata. Come non bastasse, sembrerebbe ci sia una possibilità-storica, per quello stesso Esecutivo, di mettersi finalmente al lavoro. Indisturbato. Eppur-tuttavia, è proprio in presenza di simili “fortunate-congiunture” che una Stampa davvero libera e davvero degna di questo nome, avrebbe il DOVERE di vigilare con rinnovata attenzione. Questo perché, da noi, man mano che gli anni passano, il “seggio-politico-faticosamente-conquistato” a titolo-individuale, tende a diventare feudo-di-famiglia per usucapione. Ed è inutile dire che, quando ci toccano la famiglia, qui, in Italia, siamo capaci di fare cose “turche”. Spetterebbe dunque anche al Giornalismo con la “G” maiuscola, ricordare, a tutti noi, che i diritti e i privilegi che derivano dalla lotta politica (non vi è nulla di scandaloso, a mio modo di vedere, nel fatto che esistano) vanno conquistati ogni giorno sul campo. E non solamente quando in vista dell’ennesima tornata elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E che dire dell’uovo-pasquale visto dall’altra parte della barricata, se si fa fatica ad individuare finanche una credibile linea d’azione politica? Un qualsiasi valido piano di riscossa? Un piano di lotta importante soprattutto quando, da quello stesso lato dello steccato, corrono le speranze dei lavoratori, dei precari, dei meno privilegiati tra i nostri conterranei.  Di quella parte del Paese che, se cinquanta anni fa si illudeva di avere comunque una propria valida rappresentanza – e, grazie a quella, di riuscire ad esprimere in maniera visibile la propria insoddisfazione, di contare qualcosa - oggi si ritrova privata persino dell’illusione-che-così-possa-essere. L’aspetto che salta immediatamente all’occhio, è il tentativo stoico di aggrapparsi ad una leadership carismatica (che non vuole dire fare riferimento ad un leader incaricato) attraverso una cooptazione a-random. Di fatto, per diventare parte dell’establishment sembrerebbe sia sufficiente essere affetti dalla Sindrome del basta-che-qualcuno-dica-qualcosa-di-sinistra-da-un-qualunque-pulpito-a-favore-del-partito. Ed ecco allora il grande capo spirituale: pronto, cotto a puntino, impacchettato e già-illuminato-sulla-via-di-Damasco. Francamente, di-questi-tempi-tecnologicamente-industriati, non basta!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche davanti a codeste prospettive di immobilismo perenne, é inutile dire che, ad attivarsi per sensibilizzare l’opinione pubblica con una certa urgenza, dovrebbe essere compito di un “dato” Giornalismo. Non si nega che sia uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo. Difficilmente però potrà farlo un giornalismo apertamente schierato o, viceversa, “inquadrato”. Quasi “piacione” nel suo bearsi dell’essenza-arrivata. Insomma, quel giornalismo che si produce quando lo spirito-che-scrive cede il passo al corpo-che-si-mostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente, non credo affatto che il giornalismo del corpo-che-si-mostra sia tutto ciò che produce la madrepatria in questo campo. C’è senz’altro anche un giornalismo con la “G” maiuscola. O, per meglio dire, ci sarebbe. In Italia però, quest’ultima categoria, avrebbe il vizio di guardare e di lasciar-fare. Alla meno-peggio, osserverebbe con attenzione. Magari da un qualche rifugio inarrivabile situato in alta montagna. In un luogo romito, ideale. Un sito fisico, e virtuale ad un tempo, da dove dirigere, come valenti professori d’orchestra, le infinite querelle con i colleghi di pari grado. Perché, date intese intellettuali riguardano solo un ristretto drappello di eletti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per i comuni-mortali basta un saggio, pubblicato con puntualità svizzera, ad ogni fine d’anno. O inizio. O giù di lì. Basta per i contemporanei, ma soprattutto basta per i posteri. Saranno loro, infatti, a beneficiare-al-meglio delle perle-di-saggezza contenute in quei preziosi tomi e a ritrovarsi il cammino illuminato di conseguenza. Saranno soprattutto loro, a capire, nel giusto tempo, la vera-natura-dei-nostri-mali contemporanei e ad “intuirne” la cura che-avrebbe-fatto-il-miracolo, man mano che procedono nella lettura. Peccato però che la pastiglia della felicità serva adesso. Dopo, potrebbe essere troppo tardi. Soprattutto per i posteri, s’intende!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che una differenza fondamentale tra la letteratura e il giornalismo, possa essere il fatto che la letteratura, volendo, può limitarsi a puntare il dito verso il guado melmoso, mentre il giornalismo deve necessariamente sporcarsi mani e i piedi nel tentativo di attraversarlo quel guado. Insieme agli uomini e alle donne di buona volontà. Politici-per-professione o apolitici che siano. Senza quel sacrificio, il giornalismo non sarebbe tale. Meno che meno nella nostra bellissima Italia. L’alternativa sarebbe un ritrovarsi a concludere che il giornalismo con la “G” maiuscola da noi non esiste. O, per dirla con i miei quattro lettori “interessati”, che il punto “G” non esiste!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  10/04/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-2759907163454868057?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/2759907163454868057/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/04/il-punto-g.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2759907163454868057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2759907163454868057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/04/il-punto-g.html' title='Il punto “G”'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-1362205053420120669</id><published>2010-03-27T13:22:00.000+01:00</published><updated>2010-03-27T13:23:41.196+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>Io, robot</title><content type='html'>Dicono che in America abbiano costruito un robot giornalista. Si chiamerebbe Stats Monkey. Dicono che sia capace di scattare fotografie, fare interviste e che sia particolarmente dotato nel “coprire” le cronache sportive. Dicono che abbia già acquisito il linguaggio standard di una agenzia di stampa ed abbia una abilità prodigiosa nel trovare - via twitter -  tutto-lo-scritto (dagli altri) su un dato argomento, “aggiustarlo” e ri-pubblicarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sebbene manchi ancora della capacità di pensare, dicono che non ci sia compito che non si presti ad espletare. Ideato quindi per riprodurre in toto le caratteristiche tipiche del giornalista nostrano, a superarne le più tradizionali attitudini, contribuirebbe una mirabile obiettività di giudizio ed un fiuto pressoché infallibile nello scovare la notizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente il giornalista perfetto, insomma! Uno di quelli che,  presentandosi alla conferenza stampa governativa di fine d’anno,  lo fanno in giacca e cravatta e senza scarpe-da-lanciare. E che, prima di cominciare, si mostrano capaci di ripetere by-heart il testo di ciascun decreto-salva-pasticcio “eroicamente” bloccato dall’opposizione, così come di ricordare ogni “buona azione” (realizzata, ma anche solamente pensata) da un qualsiasi “savio” governo-del-fare. Uno di quei giornalisti che sanno distinguere il bene dal male, nonché le notizie “vere” dai pretesti falsi e tendenziosi creati-ad-arte-da-certa-stampa-schierata, uno di quelli che sono imbattibili nel saper contare -  in meno di un nanosecondo - l’esatto numero di attivisti presenti (nonché gli assenti per “force majeure”) ad ogni manifestazione di partito, ponendo fine per sempre all’endemica rivalità tra le “basi” e la questura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che dire poi delle sue eccezionali capacità di cronista d’assalto? Sarebbe sufficiente pensare che diventerebbero un ricordo le stragi impunite, le inchieste sepolte, i “cold cases” da rispolverare in occasione del solito polpettone amarcord-criminal-televisivo. E quindi basta pure con i modellini-plastici in trasmissione, con gli opinionisti per professione, con le illazioni, le contro-illazioni, con i testimoni comprati ed istruiti ad arte, con i magistrati allineati, i politici collusi e conniventi. Basta finanche con i giornalisti-martiri e i martiri-giornalisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se gli editori gongolano, sindacati ed organizzazioni di categoria non sono da meno. – Del resto, avevamo proprio in mente loro (NDA gli editori e le organizzazioni di categoria) quando lo abbiamo progettato – ha detto in una recente intervista uno dei senior-managers-di-punta della società che lo ha costruito. – Quale giornalista è migliore dal punto di vista pratico? Senz’altro quello che costa meno e rompe meno le balle. Operativamente parlando, fare quelle modifiche significava semplicemente semplificarlo. Ragion per cui abbiamo tolto tutto-quello-che-non-serviva-veramente e ci siamo concentrati sul “resto”. Per meglio dire, abbiamo eliminato l’uomo e fabbricato il giornalista-che-sarà!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fenomenale! Dicono tuttavia che l’automa-professionista (la versione pubblicista non è contemplata per il momento) sarà comunque difficilmente reperibile sul mercato. Prudenza consiglierebbe una sua collocazione-più-naturale presso oligarchie editoriali rampanti, istituzioni finanziarie ed enti governativi sparsi dovunque sotto il sole. Saranno loro ad attaccare e staccare la spina. Vulpem pilum mutare, non mores!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  27/03/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-1362205053420120669?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/1362205053420120669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/03/io-robot.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1362205053420120669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1362205053420120669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/03/io-robot.html' title='Io, robot'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-2115680825873320943</id><published>2010-03-26T21:51:00.000+01:00</published><updated>2010-03-26T21:52:45.744+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>Giornalismo online: il limite editoriale</title><content type='html'>&lt;em&gt;Ma sono davvero un giornalista se pubblico solamente in Rete? Dubbi amletici ed ingiustificate fobie del giornalista “virtuale”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il “limite” c’è: inutile negarlo! Prima di procedere ad analizzarne la natura nel dettaglio, vorrei precisare che, secondo me, le problematiche editoriali internettiane sono cosa ben distinta dalle macroscopiche questioni legate agli accordi e alle baruffe internazionali tese a dimostrare “chi comanda” in una simile, provvidenziale, dimensione alternativa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il limite editoriale che mi interessa analizzare in questa sede è dunque quello che riguarda il semplice utente, quando l’utente è un qualsiasi individuo, una qualsiasi società, una qualunque associazione che si propone di operare in Rete. Nello specifico, che si propone di operare in Rete nel campo giornalistico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il principale ostacolo editoriale che deve affrontare oggidì il giornalismo online è infatti un ostacolo di natura mentale. Il va sans dire, la stampa tradizionale, così come la vetrine radio o tv, detengono ancora un notevole primato di credibilità-sulla-fiducia. Frasi quali “era scritto sul giornale”, “lo ha detto il notiziario” sono comuni come il “buongiorno” e il “buonasera” e, temo, lo saranno ancora per molto tempo a venire.&lt;br /&gt;                      &lt;br /&gt;Di converso, l’espressione “l’ho letto online”,  ma anche statements più specifici quali “lo scrive Wikipedia”, o “era l’argomento del giorno su Facebook” non hanno la stessa “autorità” informativa. Al contrario, tali fonti virtuali vengono ancora viste, da un signor Rossi qualsiasi, come i-luoghi-per-eccellenza di nidificazione dei falsi scoop. Insomma, Internet alla stregua di un paradiso fiscale dell’inattendibilità giornalistica!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È paradossale! Ferma restando la sua storia ancora giovane (a ben guardare, credo sia proprio questo il vero tallone di Achille), pensiamo per un attimo alle potenzialità di un sito come Wikipedia. Nessuna enciclopedia cartacea, per quanto blasonata, e per quanto credibile, potrebbe mai sperare di fare meglio! Questo perché Wikipedia (ovvero la sua idea-essenza) ha una possibilità di espressione universale che nessun editore-altro può eguagliare: nessuno meglio della fonte che l’ha vissuta (qualunque essa sia e a qualunque titolo) potrebbe  raccontare meglio, e con più precisione, una vita, una esperienza, una visione critica, una storia, un ricordo. Ma anche una costruzione intellettuale più impegnata. Sì, è proprio così semplice come donare (non rubare) caramelle ad un bambino. E capire questo significa avere capito tanto. Senz’altro, significa lavorare molto bene in questa già-determinante dimensione virtuale che, nel futuro prossimo, condizionerà ogni nostra esperienza quotidiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma naturalmente viviamo tempi internettiani che sono la preistoria della loro straordinaria avventura. Ne deriva che la Rete sta ancora lottando per aggiustare la sua dimensione-credibile: e con la Rete stanno lottando i giornalisti online. Non tutti s’intende, ma quelli che sono veramente tali sicuramente. Soprattutto, lottano contro le proprie fobie, le proprie idiosincrasie: sono davvero un giornalista se pubblico solamente in Internet?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data la mia ferma convinzione che giornalisti si nasce,  non voglio neppure prendermi l’impiccio di rispondere ad una simile sciocca domanda. Questo non vuol dire che il problema di costruire una base operativa credibile sparisca di suo. Di sicuro, l’unico modo che ha il giornalismo online di superare l’ostacolo-mentale di cui si diceva è di mantenere una serietà di metodo che è fondamentalmente la stessa serietà di metodo che ci si aspetta dal giornalismo tradizionale (e che, purtroppo, pure quest’ultimo, in molte situazioni, fatica a garantire).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa modalità severa non dovrebbe però implicare approcci-bigotti di qualsiasi natura verso un universo virtuale che ha naturalmente esigenze proprie. Mai sottovalutare il rischio di disattenderne le necessità-fisiologiche! Questo per dire che il giornalismo online non deve proporsi come piattaforma intellettuale digitale ripetitiva di schemi obsoleti (sebbene noti e vincenti), quanto piuttosto come occasione importante di improvement e di crescita. Per esempio, qualunque sia la rubrica giornalistica sotto esame, questa non potrà presentarsi con il ritmo monocorde e bi-dimensionale del cartaceo, ma dovrà rispecchiare le esigenze di dinamicità (in senso lato) dello spazio virtuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema diventa tanto più vero quando si guarda all’essenza che caratterizzerà il giornale ed il giornalista “virtuale”. Ad entrambe queste pedine sarà infatti richiesto un ulteriore “sforzo” intellettivo che dovrà manifestarsi sottoforma di espressione multipla delle diverse potenzialità. E dunque attraverso una notevole capacità immaginifica, e dunque attraverso una variegata visione da applicarsi alle necessità di analisi dell’argomento studiato. Qualunque esso sia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In generale, io penso che questo limite mentale editoriale potrà dissolversi soltanto con il tempo. Meglio ancora, quando morirà la generazione che Internet lo ha concepito. Morto il genitore saccente e intransigente, il figlio si responsabilizzerà di conseguenza. Soprattutto, potrà concentrarsi a risolvere gli altri “limiti più mondani” che affliggono gli internauti-di-questi-tempi. E quindi anche il loro editore (sempre, in senso lato).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A mio modo di vedere, questi ultimi sono soprattutto limiti legati al tempo e legati all’ancora scarsa attenzione che mettiamo nel nostro operare online (e sono limiti determinati, per esempio, da un editing mai completo degli articoli, da una forma linguistica censurabile – parlo della mia -,da  un’analisi degli argomenti trattati che raramente “lavora” sotto la superficie e via discorrendo). Attualmente, l’importanza della necessità di superare questi ostacoli viene percepita davvero solo dal giornalista, o dal futuro-giornalista che si propone in Rete così come si propone nella vita. In primis, presentandosi con tanto di nome e di cognome. C’è da dire infatti che se la FIRMA del professionista poteva contare qualcosa nel giornalismo tradizionale, nella dimensione virtuale la FIRMA sarà tutto. Sarà senz’altro la conditio sine qua non che determinerà il successo di una rubrica. E quindi il successo di quelle somme-di-rubriche che saranno i giornali digitali del futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo perché, se è vero che il grande editore – tradizionale o “virtuale” che sia - avrà sempre le sue variegate ed infinite carte da giocare, è anche ipotizzabile che la Rete conserverà in eterno quel suo tratto benigno-abbastanza da concedere, finanche-al-pesce-piccolissimo, l’opportunità di giocarsi l’asso nella manica. E di farlo, in maniera indiscutibilmente vincente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  20/03/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-2115680825873320943?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/2115680825873320943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/03/giornalismo-online-il-limite-editoriale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2115680825873320943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2115680825873320943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/03/giornalismo-online-il-limite-editoriale.html' title='Giornalismo online: il limite editoriale'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-6624195948453318919</id><published>2010-02-14T22:51:00.000+01:00</published><updated>2010-02-14T22:53:31.274+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rina Brundu Giornalismo'/><title type='text'>La caduta degli dei</title><content type='html'>&lt;em&gt;Riflessioni e considerazioni dopo lo scandalo che ha coinvolto la Protezione Civile Italiana&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Non so perché ma mi torna alla mente il &lt;strong&gt;Signore di Shang&lt;/strong&gt;, l’alto funzionario dello stato di Ch’in vissuto in Cina nel IV secolo a.C. Costui fu il propugnatore di teorie politiche tanto discutibili quanto spregiudicate e  al cui confronto le idee dello stesso Machiavelli paiono contenute abbastanza. Alla base della sua filosofia legalista vi era una percezione negativa della natura umana. Secondo quello che sarebbe il suo pensiero, gli uomini sono fondamentalmente esseri vili, incapaci di qualsiasi coerenza rispetto alle necessità primarie dei valori in cui dicono di credere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ne deriva che, alle “congenite mancanze” dei singoli individui, deve necessariamente supplire uno Stato forte. Uno Stato laico, “moderno”, senza scrupoli. Uno Stato che usa come arma l’ignoranza delle masse e si propone di schiavizzare sistematicamente l’intelletto. Uno Stato capace, attraverso la promulgazione di un codice di leggi ben strutturato e rigorosamente applicato, di garantire, se così posso dire, la minore-felicità dei tanti-che-la-meritano, a discapito della perfetta-felicità dei pochi-che-la-reclamano-per-diritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile al giorno d’oggi concordare con la maggior parte delle idee del Signore di Shang. Tuttavia, ritengo che non sia neppure saggio comportarsi come quel letterato cinese che – criticandone la persona e la filosofia - ebbe a dire: “E’ nel mondo come caccola di mosca; parlare di lui insozza la bocca e la lingua e scriverne imbratta la carta”. Un simile approccio chiuso diventa men che meno raccomandabile se guardiamo agli scandali-italiani-di questi-tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente, noi italiani alle tempeste politiche e civili ci siamo abituati! Insieme agli spaghetti, ai mandolini, ai video-mare-quanto-è-bello, agli spiro-tanto-sentimento, etc, etc,  questi “momenti-climax-della-nostra-Essenza” fanno addirittura parte integrante del Package-Bel-Paese offerto da ogni agenzia-di-viaggi-straniera-che-si-rispetti. Di fatto, le possibilità-di-intrattenimento presentate al turista di turno sono infinite: tre notti in albergo a 4 stelle X 2 scandali-istituzionali-tutto-incluso, gita-a-fuorigrotta X 1 scandalo-esotico-partenopeo, 3 eruzioni-pilotate-dell’Etna al prezzo di una, tour in auto-blu dei 7 colli di Roma con intercettazioni-annesse-e-connesse e via così…. scandalizzando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicevo dunque che noi italiani agli scandali ci siamo abituati. Vero è pero che, pure dentro i confini della nostra gloriosa penisola, ci sono scandali e scandali. Per restare in linea con le metafore cinesi di cui sopra: una cosa è quando la caccola di mosca ti sporca i pantaloni-sdruciti da lavoro, tutt’altra questione è quando la stessa ti rovina il costosissimo capo-firmato, l’abito buono della domenica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’infelice situazione che sta vivendo in questi giorni la Protezione Civile Italiana (dove una inaspettata “caccola di mosca” sembra avere insozzato per lungo-tempo-a-venire il fiore all’occhiello di una sana-cultura-italiana-del-fare), rientra a buon diritto tra le situazioni-speciali che richiedono maggiore attenzione e maggiore analisi. Immagino, infatti, che non siano pochi gli italiani che stanno meditando su quanto accaduto. E si scoprono preoccupati.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preoccupati soprattutto perché, lungi dal ritrovarsi a vivere con un modello più avanzato del deprecabile ideale di Stato immaginato dal Signore di Shang (modello, ricordiamolo, teso a garantire la “minore-felicità dei tanti-che-la-meritano, a discapito della perfetta-felicità dei pochi-che-la-reclamano-per-diritto”), si riscoprono piuttosto dentro un diverso universo che sembrerebbe prediligere la perfetta-felicità-dei-pochi a discapito di una dignitosa-felicità-dei-tanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo convenire dunque che la vecchia filosofia legalista orientale fosse corretta anche nei suoi assiomi fondamentali? Dobbiamo convenire dunque che noi italiani siamo ingordi, vili e soprattutto incapaci di “qualsiasi coerenza rispetto alle necessità primarie dei valori” nazionali in cui ci piace riconoscersi? Personalmente, non ho questa visione dei miei compatrioti. Ritengo pure che, specialmente nell’ultima decade, tanti passi in avanti, verso un’etica ideale, siano stati fatti. Tuttavia, è indubbio che questo non basta: non è sufficiente! Non è sufficiente per debellare un male-cronico-in-noi, quale è quello che ci porta a preferire sempre le ragioni di una felicità-privata-astuta-e-possibile, rispetto alle cose di una improbabile felicità-comune senza arte né parte. Di fatto, quel nostro modello-meno avanzato di Stato che apparentemente ci siamo costruiti intorno, e di cui dicevo, è solo riflesso delle nostre intenzioni. Delle intenzioni e dei valori-mai-troppo-sentiti vissuti da ciascun individuo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come risolvere? Con buona pace del Signore di Shang, se da un lato possiamo comprendere le motivazioni di tanti suoi ragionamenti tesi a mettere in luce la vera essenza del potere, dall’altro non possiamo certamente sposare le soluzioni ai problemi proposte. Diversamente da lui, infatti, noi crediamo che è forse la perfetta libertà intellettuale del cittadino, l’unica arma a nostra disposizione per potere fare il salto di qualità tanto auspicato.  Per esempio, solo da un ragionare bello ed eticamente motivato potrebbe nascere un moderno “codice di leggi” capace di arginare la “deriva individuale”, e quindi di garantire “la felicità dei molti”. Questo è tanto più vero quando si guarda a problematiche concrete – e cronicamente irrisolte - quali possono essere quelle legate alla perfetta gestione delle dinamiche connesse agli appalti pubblici. Ma non solo.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre agire dunque, ed occorre farlo subito! Questo perché, non ci sono momenti di smarrimento più grandi nella vita di una Paese, di quei travagliati istanti in cui le botole dell’empireo nazionale si aprono all’improvviso sotto i piedi, gli dei cadono a terra e il popolo comincia a rendersi conto che i numerosissimi vizi delle divinità adorate non sono molto dissimili dai vizi di tutti gli altri uomini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin,  14/02/2010&lt;br /&gt;&lt;em&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-6624195948453318919?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/6624195948453318919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/02/la-caduta-degli-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6624195948453318919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6624195948453318919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/02/la-caduta-degli-dei.html' title='La caduta degli dei'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-619591098606388554</id><published>2010-01-30T14:06:00.000+01:00</published><updated>2010-01-30T14:07:38.122+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>On leadership: chi ci ama ci segua…</title><content type='html'>Non sono pochi i partiti politici, ma anche le grandi aziende, a lamentare una carenza nella capacità di guida e di direttiva: ma cos’è la leadership e perché manca?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Rina Brundu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so se avete mai avuto modo di confrontarvi con gli insegnamenti delle “scuole” che tentano di spiegare i segreti della leadership, la sua vera natura, così come la ricetta base per farla venire alla superficie. Esistono diversi modelli teorici. Tra i più accreditati, vi sono i modelli che vedono la leadership come un target da raggiungersi attraverso il potenziamento di numerosi altri tratti della personalità. Tratti, questi ultimi, ben individuati e fondamentalmente comuni a tutti gli individui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto mi riguarda, trovo questi moderni esercizi teorici applicati alle tecniche di gestione molto limitativi e limitanti. Il dubbio che ti sfiora è che ci si trovi, quasi sempre, in presenza di scaltrissime macchine-per-far-soldi travestite da astute-trappole-pseudo-intellettuali. Il dubbio si legittima soprattutto quando si va a fare una analisi della effettiva consistenza delle teorie esposte, e del terreno, più o meno fertile, dove sono nate e cresciute. Molto spesso, alla fine di quest’analisi, se ci va di lusso, tutto ciò che resta tra le mani è un sapore-da-vecchia-saggezza-contadina sparso come sale, e con generosa abbondanza, per ogni dove, onde non scontentare proprio nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consequentia rerum è che, di frequente, il volere compiacere le legittime aspirazioni dei tanti, determina dei grossi fraintendimenti sulla vera essenza del concetto che si era voluto chiarire in partenza. Ma non solo. Per spiegarmi meglio debbo necessariamente partire dalla mia personalissima idea di cosa sia la leadership. Per me, infatti, la leadership è semplicemente l’unicità che fa la differenza. Ne deriva che il leader può essere solamente un individuo dotato di caratteristiche proprie (di fatto, un ispirato amalgama di quei già citati tratti comuni!), le quali, se opportunamente stimolate, possono produrre un impatto notevole (positivo ma anche negativo, purtroppo!) nel contesto di riferimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto altrimenti: leader si nasce! Soprattutto, i leader sono uomini e donne fondamentalmente soli. A mio modo di vedere poi, a queste personalità, ben si addicono le famose 24-qualità-comuni-agli-individui-geniali già individuate dal Dr. Alfred Barrious (e pubblicate dal National Enquirer nel 1980). Come sappiamo, queste qualità sono: lo spirito d’iniziativa, il coraggio, la determinazione nel settare e raggiungere gli obiettivi, la conoscenza, l’onestà, l’ottimismo, la capacità di discernere, la disponibilità ad accollarsi il rischio, la dinamicità, lo spirito imprenditoriale, la forza della persuasione, la socializzazione, il saper comunicare, la pazienza, l’intuito, il perfezionismo, il senso dell’umorismo, la versatilità, la capacità di adattarsi, la curiosità, l’individualismo, l’idealismo, l’immaginazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente, anche in questo caso, sebbene concordi con lo psicologo Barrious sul fatto che queste siano le caratteristiche salienti che fanno di un individuo qualunque un qualcosa-di-più-speciale, e sebbene concordi con l’idea-sacrosanta che ciascuno di noi può lavorare per perfezionarsi, e quindi per diventare una persona ed un professionista migliore, mi preme sottolineare che, l’eventuale raggiungimento di un tale obiettivo, per come la vedo io, non fa dell’individuo che vi è riuscito un leader. Farlo credere è un grosso errore che può avere notevoli conseguenze sulla società di riferimento (sia civile che di business). In verità, un leader può essere semplicemente qualcuno su cui si manifesta, con notevole forza, UNO SOLO di questi elementi, ma dove, quel singolo quid è sufficiente a fare la differenza di cui dicevo! Detto terra terra, non è completamente vero che ognuno è artefice della sua fortuna, ma è vero piuttosto che, il nostro destino, noi lo possiamo cambiare sempre e soltanto un poco! Qualunque esso sia!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’avere fatto questa lunga premessa per me è molto importante. La stessa mi permette infatti di confutare un dato approccio che ho notato nei modelli-teorici di cui parlavo nell’incipit e che, per me, sta alla base di un loro intrinseco, nonché madornale, “errore” di impostazione: ovvero, una certa confusione tra le cose del management e le cose della leadership! Semplicemente, io ritengo che questi due ultimi concetti siano universi molto diversi. Nello specifico, un leader raramente è un buon manager, per converso, il concetto di management fa quasi a pugni con quello di leadership.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Applicando questa idea alle necessità di un business, per esempio, si può forse dire che il leader è colui che ha la VISION, la capacità geniale e la disponibilità mentale ad accollarsi un rischio pur di creare una sua company, mentre i buoni manager saranno coloro che, una volta stabilita la MISSION, porteranno il lavoro avanti. Le due cose sono di fatto complementari, ma ben distinte. Capire questa differenza è fondamentale. L’impressione però è che, a volte, vuoi per questioni di civile e umana correttezza (ovvero, figlio mio non vi è nulla che tu non possa fare se così vorrai!), vuoi per mere-questioni-di-cassa da parte dei guru che propongono questi insegnamenti (e con quelli ci campano, nel lusso!), si faccia finta di non capire. Per questi stessi motivi, “’l’errore” di cui scrivevo è doverosamente virgolettato: penso infatti che di “errore” si tratti ma solo fino ad un certo punto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le conseguenze di questo paradossale status-quo, ripeto, possono essere gravissime. Se da un lato, sventolare la prospettiva di poter trasformare, in leader ascoltati, una pletora di onestissimi manager-operai può produrre tanta-inutile-ingiustificata-frustrazione, dall’altro, lo smussare i tratti importanti di un leader potenziale, onde livellarli e renderli più “accettabili” ad una data routine di business, può avere disastrosi impatti futuri. Ovvero, può diventare la prima causa della perniciosa malattia civile nota come “sindrome-da-mancanza-di-leadership” e di cui spesso si sente parlare. Sindrome temuta dalle aziende dove, l’esaurirsi della carica imprenditoriale procurata da una fortissima VISIONE iniziale, può condannare il business ad una stagnazione senza via d’uscita, ma tenuta anche da un intero Paese che, a sua volta, su scala più larga, non potrà non sfuggire ad un simile destino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se consideriamo infine che è di fatto la Politica a determinare, nella maniera più diretta, il domani di una intera nazione, è inutile sottolineare quanto, la capacità di saper chiaramente individuare un vero leader sia fattore cruciale. Pensare alla leadership che verrà dovrebbe essere dunque, per i veri (pochi, in verità)  leader di oggi, un  dovere imprescindibile. Di fatto, l’unica maniera per proteggere il Paese dagli effetti di un’altra sindrome non meno invalidante e tutta tesa verso lo sfascio anarchico, e cioè la Sindrome-vassallo-valvassino-valvassore (nota anche col nome dei Sindrome dei Caporali). Per la serie, “chi ci ama ci segua…. e fu così che ce ne andammo da soli!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Tortolì,  30/01/2010&lt;br /&gt;All rights reserved©&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-619591098606388554?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/619591098606388554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/01/on-leadership-chi-ci-ama-ci-segua.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/619591098606388554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/619591098606388554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/01/on-leadership-chi-ci-ama-ci-segua.html' title='On leadership: chi ci ama ci segua…'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-6400494820126327456</id><published>2010-01-16T23:33:00.001+01:00</published><updated>2010-01-16T23:35:19.442+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>Giornalismo online: la leva “borghese”</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Sul compromesso buonista corrente ed altre considerazioni&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’articolo “I giornali e gli operai” ("Avanti!", edizione Piemontese del 22 dicembre 1916), Antonio Gramsci così scriveva: “Centinaia di migliaia di operai, danno regolarmente ogni giorno il loro soldino al giornale borghese, concorrendo così a creare la sua potenza. Perché? Se lo domandate al primo operaio che vedete nel tram o per la via con un foglio borghese spiegato dinanzi, voi vi sentite rispondere: " Perché ho bisogno di sapere cosa c'è di nuovo". E non gli passa neanche per la mente che le notizie e gli ingredienti coi quali sono cucinate possono essere esposti con un'arte che diriga il suo pensiero e influisca sul suo spirito in un determinato senso….. E non parliamo di tutti i fatti che il giornale borghese o tace, o travisa, o falsifica, per ingannare, illudere, e mantenere nell'ignoranza il pubblico dei lavoratori. Malgrado ciò, l'acquiescenza colpevole dell'operaio verso il giornale borghese è senza limiti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte il termine “borghese” che, di questi tempi, sembra davvero un residuato di una lontanissima era geologica, ciò che colpisce in queste considerazioni gramsciane è la loro estrema attualità. Basta infatti una svagata lettura per comprendere che, lungi dal soffrire di una deprecabile sindrome degenerativa moderna, il giornalismo italiano è purtroppo nato con le sue croniche magagne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Particolarmente interessante, a mio modo di vedere, è la metaforica “leva” descritta da Gramsci nel paragrafo considerato. Ovvero, l’arte di indirizzare il pensiero del lettore nella direzione desiderata. Il tema diventa tanto più interessante quando pensiamo al segmento temporale trascorso. Neppure la nostra epoca digitale, e senz’altro più smaliziata, sembra infatti in grado di liberarsi da simili importanti condizionamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un valido esempio? Gli effetti del corrente compromesso buonista politico sulle “notizie” presenti in prima nei principali siti giornalistici italiani. Ritengo infatti che, nulla, se non l’azione di una provvidenziale leva-smacchia-tutto, avrebbe potuto determinare questo miracolo neanche figurabile solamente pochi mesi fa. Di quale miracolo parlo? Di quello della moderazione dei toni, dei titoli meno strillati, delle critiche da oratorio se comparate alle scudisciate-senza-pietà inferte quando la battaglia infuriava a colpi di indimenticabili scoop-del-cactus e via così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’eravamo tanto odiati, insomma! Purtroppo però, così come non penso che l’espressione “Politica buonista” sia sinonimo di “buona Politica”, allo stesso modo non penso che il buon giornalismo si misuri con la sua “bontà” d’approccio. Rispetto al primo punto, si potrebbe forse dire che non si può immaginare scenario peggiore, per chi si aspetta risposte dalla Politica, di un momento in cui governo e opposizione vanno a braccetto e si scambiano salamelecchi nei salotti televisivi. Il portare rispetto per l’avversario politico, l’evitare esagerazioni da circo equestre, dovrebbero essere la minima “qualifica professionale” che mette in tavola chi di Politica vuole occuparsi. Questo fattore però non dovrebbe impattare, in nessuna maniera, sulla forza e l’incisività della linea d’azione portata avanti. Perché non è con le buone parole e i salamelecchi che si ottengono risultati, ma con una capacità di chiara visione delle soluzioni da portare a ciascun problema considerato. E con la determinazione a implementarle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di converso, in simili contingenze, il compito del buon giornalismo dovrebbe essere quello di suonare la carica. E magari risvegliare le coscienze addormentate da tanta soporifera bontà. E’ in questi momenti infatti che un giornalista davvero indipendente dovrebbe dimostrarsi capace di fare il suo lavoro al meglio. Dovrebbe darsi da fare per portare in primo piano le molte questioni “nascoste” dalla cappa anestetica che le circonda. Dovrebbe “frustare” laddove gli “altri” si complimentano a vicenda, dovrebbe ammonire laddove gli altri rassicurano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella nostra epoca digitale, oltre alla parola “borghese”, è purtroppo diventata obsoleta anche la parola “operaio”. Mi viene da pensare che questo possa essere accaduto perché la stessa aveva acquistato, col passare del tempo, e per merito delle lotte portate avanti da chi lavoratore si sentiva davvero, una dignità ed una novità che procura fastidio. Di fatto, gli operai dei nostri tempi si chiamano extra-comunitari, si chiamano badanti, si chiamano turnisti dei call-center, si chiamano nei modi più “cool” e disparati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, con gli operai di cui parla Gramsci condividono le stesse aspettative, lo stesso desiderio di conoscere e di sapere. E soprattutto godono, o dovrebbero godere, degli stessi diritti. Il diritto ad essere rappresentati, il diritto a ricevere risposte oneste da chi li rappresenta e… dulcis in fundo, il diritto a leggere un giornale che, sebbene “borghese” nella sua impronta (quando borghese significa padrone, o più modernamente datore di lavoro), gli/le propone scenari quanto più possibili veritieri. Ed impegnati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo, anche quando il romantico “soldino” di Gramsci, si è di fatto trasformato in un click pure distratto sulla Prima Pagina di un quotidiano online. In altre parole, la serietà d’intenti della stessa pubblicazione e del suo editore non dovrebbe mai potersi mettere in discussione.  “L’acquiescenza”, di questi tempi, infatti, un qualche limite ce l’ha.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-6400494820126327456?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/6400494820126327456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/01/giornalismo-online-la-leva-borghese.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6400494820126327456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6400494820126327456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2010/01/giornalismo-online-la-leva-borghese.html' title='&lt;strong&gt;Giornalismo online: la leva “borghese”&lt;/strong&gt;'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-4002051760737772132</id><published>2009-12-29T00:02:00.002+01:00</published><updated>2009-12-29T00:05:36.588+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><title type='text'>Decalogo maledettamente serio...</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Decalogo maledettamente serio per chi decide di creare uno &lt;br /&gt;(o più) giornali letterari online&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(o della &lt;strong&gt;Sindrome dell’Albero di Natale&lt;/strong&gt;)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; Assicurati di avere diretto accesso all’acqua benedetta o ad un’acquasantiera! Se sei nato in Sardegna procura di non abitare a più di un isolato di distanza dalla donna che prepara &lt;em&gt;sa domina&lt;/em&gt;!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;2.&lt;/strong&gt; Non cominciare (per-carità-di-Dio) se prima non hai portato a termine i tuoi studi di linguistica: ti serviranno per capire le leggi di generazione di “costrutti acustici” quali: fanculo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; Ricordati che è sempre colpa tua se, dopo che gli/le hai pubblicato (e pure recensito!) tanto-cogitare-artistico non gli/le hanno assegnato il Campiello o similare! Vedi bene di scudisciarti severamente non meno di tre volte al giorno!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4.&lt;/strong&gt;No, non sono zecche! Sono quelli che pensano che l’HTML sia una malattia infettiva…. però, a sentirli, hanno fatto loro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;5.&lt;/strong&gt;No, non sono mosche fastidiose! Sono quelli che l’università non l’hanno vista neppure da lontano, però  come scrivono e “criticano” loro! E senza tutta quella superbia!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6.&lt;/strong&gt;No, non sono acari del bosco! Sono quelli che hanno quattro lauree e quindi ti consigliano che è “tutto da rifare!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;7.&lt;/strong&gt;Procura di aggiornare, almeno una volta al giorno, la classifica geni-incompresi-che-frequentano-il-tuo-sito!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;8.&lt;/strong&gt;Procura di ringraziare, almeno una volta al giorno, tutti i geni-incompresi-che-frequentano-il-tuo-sito!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;9.&lt;/strong&gt;Ricordati che devi morire!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;10.&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;And last but least…&lt;/em&gt; Bada bene che l’essere affetti dalla &lt;strong&gt;Sindrome dell’albero di Natale &lt;/strong&gt;è una conditio sine qua non anche solo per azzardare un titolo della tua futura creazione. Insomma, maschio o femmina che tu sia, occorre avere le palle!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin, 28/12/2009 &lt;br /&gt;&lt;em&gt;©All rights reserved&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-4002051760737772132?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/4002051760737772132/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/12/decalogo-maledettamente-serio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/4002051760737772132'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/4002051760737772132'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/12/decalogo-maledettamente-serio.html' title='&lt;strong&gt;Decalogo maledettamente serio...&lt;/strong&gt;'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-2346645042744831170</id><published>2009-12-28T23:59:00.000+01:00</published><updated>2009-12-29T00:02:30.138+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>Giornalismo online: il mito di Internet</title><content type='html'>&lt;em&gt;Considerazioni e riflessioni sulla &lt;strong&gt;Social-Network-Politik&lt;/strong&gt; imperante&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono una fustigatrice di Internet! L’idea non mi passerebbe neppure per l'anticamera del cervello! Per quanto mi riguarda, il luogo-vituale-Internet è l’unico vero ricettacolo di tutto ciò che la nostra anima ed il nostro intelletto sono in grado di produrre! La Rete é infatti il solo media capace di far arrivare tale produzione, dalla fonte al fruitore, senza affrontare alcun “ostacolo” materiale, o “correzione” editoriale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questo, voglio rispondere anche a coloro che accusano gli internauti di dotarsi di una “maschera” per poter navigare, ovvero per poter Essere dentro la nuova realtà ricreata! Una simile proposizione è, a mio modo di vedere, figlia di una grande incapacità di analisi, di un approccio obsoleto e moralistico ai problemi. Di fatto, di un approccio che mal si concilia con le “possibilità straordinarie” che questo modernissimo strumento di comunicazione ci fa intuire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vero è invece che se, come io sostengo, è soprattutto l’anima ad incastrarsi tra le maglie della Rete, la “moralità” e la “verità” della stessa non potrà che essere riflesso della somma delle “moralità” e delle “verità” proposte da tutte le anime che la fanno esistere! Ne consegue che, una “anima bella”, rifletterà questa sua bellezza, sul palcoscenico virtuale, anche laddove la sua quotidianità non le rendesse invece giustizia. Per converso, un’anima portata a “mascherare” la sua Essenza (della quale potrebbe pure vergognarsi!), lo farà anche in Internet. Né più, né meno! La “maschera” di cui si parla, naturalmente, non ha nulla a che vedere con l’utilizzo, da parte di molti “navigatori”, di nick, o dopplegaenger per proporsi online (ci possono essere ragioni molto valide per usare un alter ego, mentre a volte è persino necessario!), ma riguarda piuttosto ogni genere di armeggio difensivistico che tenda a presentarci come NON-siamo-dentro-veramente!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Rete dunque come luogo di estrema libertà dello Spirito! Difficile negarlo! Per chiunque! Diverso è invece il discorso della idealizzazione del mito Internet. Diverso e pericoloso! Ancora più pericoloso può diventarlo quando, una simile idealizzazione, viene promossa dalla Stampa con la S maiuscola. Spetterebbe infatti proprio a  questo tipo di giornalismo, e ai professionisti che lo fanno vivere, il proporsi come valvola di riduzione “umana” delle “comprensibilissime” esagerazioni “tecniche” internettiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla maniera dell’insegnante entusiasta, determinato a spiegare, agli alunni scalmanati, il valore di una-gita-di-classe-al-luna-park, oltre la gioia fugace che può dare l’immancabile corsa sulle montagne russe, il bravo giornalista dovrebbe tentare di razionalizzare “il buono” che offre Internet. Soprattutto, dovrebbe tentare di “depurarlo” dai suoi inevitabili eccessi, al fine di presentarlo, in maniera più controllata, ad un Signor Rossi qualsiasi. Ad un tempo, il buon giornalista, (ed il buon giornalismo), dovrebbe sapere confrontarsi onestamente con il dark-side di questa community molto speciale (inutile negarlo: tale lato oscuro esiste, come esiste un dark-side dell’anima di cui è riflesso!), tentare di capirlo, raccoglierne l’umore, anticiparne le mosse. Anche quando queste possono presentarsi potenzialmente nocive. In modo particolare, quando queste possono presentarsi “potenzialmente nocive”!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Oggidì però, non è certo questo approccio didattico che, una rapida carrellata tra le homepages dei principali quotidiani italiani, rivela! Di fatto, è da parecchi mesi che - particolarmente quando ci sono in ballo argomenti di natura politica, ma anche culturale - si assiste ad una progressiva, quanto fastidiosa, antropomorfizzazione della Rete che lascia davvero perplessi. Espressioni quali “Internet si sta mobilitando”, “Il popolo di Internet in piazza”, “Internet dice no (o dice si, per quel che ce ne cale!)” e via titolando, si fanno notare un giorno sì e l’altro pure. E non hanno senso!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Piuttosto, il giornale che le pubblica rischia quasi sempre di darsi la zampa sul piede! Da un lato, si ha l’impressione che non ci sia precisa percezione dell’universo che-è-la-Rete (ciascuna anima e ciascun intelletto, infatti, all’interno di quel calderone di anime di cui si è detto, conserva una sua totale indipendenza, e questo non è poco!), dall’altro, il tentativo di “addomesticare” l’intera community virtuale con metodi propagandistici-da-mobilitazione-generale-primi-anni-70,  non può non far sorridere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente può lasciare perplesse le moderne generazioni! Paradossalmente però, essendo queste ultime frange giovanili più digitalmente-evolute e smaliziate, sono molto meno “a rischio-cooptazione” dei padri, meno abituati alle “insidie” virtuali! Al Signor Rossi qualsiasi, infatti, leggere che “Internet si sta mobilitando”, potrebbe creare una qualche preoccupazione! Soprattutto, senza sapere bene cosa stia accadendo, potrebbe crederci! O al contrario, potrebbe, nel tempo, assuefarsi alla Sindrome-dell’al-lupo-al-lupo, e quindi evitare di allertarsi veramente quando sarà necessario farlo!  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro rischio generato da questa imperante ed eccessiva “responsabilizzazione” giornalistica delle dinamiche virtuali, è quello di creare “confusione” sui ruoli assegnati dal consorzio civile. Se è vero dunque che i numerosi salotti televisivi non possono sostituirsi al Parlamento della Repubblica nello svolgere le mansioni che gli competono, è vero anche che questo ruolo non lo possono usurpare neppure i diversi social-network-de-noiartri! Non importa quanto trendy! Non importa quanto cool! Non importa quanto à-la-page! L’ultima novità di cui si sente davvero bisogno in un Paese come l’Italia (in un qualsiasi Paese mediamente civilizzato!), è una Social Network Politik post rivoluzione digitale che sommi, alle croniche magagne del carrozzone politico reale, le incontrollabili esagerazioni del suo alter ego virtuale! Oltre il danno la beffa!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di sicuro, davanti agli inevitabili pericoli generati da questi perniciosi meccanismi comunicazionali moderni, è inaccettabile che una Stampa con la S maiuscola tiri il sasso per ritirare la mano subito dopo! Non vi è dubbio infatti che, oggi come oggi, la maggiore imputabilità per la circolazione di simili mostruosità-politico-culturali stia ancora con il giornalismo-tradizionale. Ma il buon padre è colui che si adopera in tutti i modi per evitare che il figlio commetta i suoi stessi errori, non colui che, in maniera incauta, gli fa portare il peso dei propri peccati sulle spalle! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin, 26/12/2009 &lt;br /&gt;&lt;em&gt;©All rights reserved&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-2346645042744831170?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/2346645042744831170/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/12/giornalismo-online-il-mito-di-internet.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2346645042744831170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2346645042744831170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/12/giornalismo-online-il-mito-di-internet.html' title='Giornalismo online: il mito di Internet'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-8545574347834074463</id><published>2009-12-24T23:36:00.000+01:00</published><updated>2009-12-24T23:38:37.937+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rina Brundu Giornalismo'/><title type='text'>Giornalismo online e cultura d’impresa</title><content type='html'>&lt;em&gt;Considerazioni e riflessioni sul futuro del giornalismo e sul giornalismo del futuro.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggo che negli Stati Uniti d'America la deontologia giornalistica, ovvero l’insieme delle norme comportamentali, il codice etico proprio della professione, richiede un test di coerenza interna della notizia ed almeno una sua controprova da fonte diversa prima che dalla stessa si proceda a trarne conclusioni accettabili e dunque pubblicabili. A questo severo processo di controllo sembrerebbe non siano sfuggiti neppure gli articoli scritti da Bob Woodward e Carl Bernstein sul celeberrimo scandalo Watergate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nutro dubbi sul fatto che questo condivisibile modus operandi venga sempre applicato con pedissequa determinazione nella terra dello zio Sam, ma l’evidenza di questi tempi mi porta a concludere che di una tale illuminata prassi procedurale non esista traccia in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scopo di questo articolo non è comunque quello di tirare nuovamente in ballo le note magagne del giornalismo italiano. Il target sarebbe piuttosto quello di tentare di identificare un possibile futuro della professione, anche alla luce delle molte possibilità offerte dalle nuove tecnologie e dunque di capire quali strumenti possano aiutare nel tentativo di costruire questo futuro possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia tesi di fondo è che il domani del giornalismo, e dunque di ogni giornalista del domani, sarà di molto legato alla sua capacità imprenditoriale. Ne deriva che, in quel tempo-che-verrà, la deontologia di riferimento non sarà solo quella storicamente applicabile al mestiere, ma dovrà gioco forza guardare ad una più generale etica imprenditoriale che, a sua volta, potrà diventare pedina rilevante nel modellarne il cammino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un primo importante vantaggio nell’avere una figura di giornalista-imprenditore sarebbe infatti quello di una maggiore “responsabilizzazione alla fonte”, quando la “fonte” è il professionista stesso. I benefici di una simile situazione non sarebbero pochi. Da un lato, ci sarebbe certezza di una serietà di metodo e di indagine che renderebbe pure meno pregnante la necessità della controprova di cui si è già detto, dall’altro verrebbe ridotta in maniera sensibile la “responsabilità” editoriale e dunque la capacità dell’editore di “pilotare” l’attività del giornalista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, dato che ogni buona avventura imprenditoriale riesce a sopravvivere, nel tempo, solamente quando all’ottenimento di un risultato corrisponde anche una indiscussa competenza di fondo, nonché una virtuosa gestione degli affari, l’avvento della figura del giornalista-imprenditore darebbe garanzia di professionalità prima di tutto al lettore. Questo perché, come in ogni business che si rispetti, sarà proprio il talento del mestierante in questione a creare un bacino d’utenza da portare in dono ad un qualsiasi editore disponibile a pubblicare il lavoro svolto. Né più né meno!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conseguenza delle cose sarà che il futuro giornalista potrà essere tale solamente se l'occupazione che si é scelto coinciderà con le necessità delle passioni di una vita. Anzi, sarà proprio quell'interesse alle fondamenta a permettergli di superare qualsiasi ostacolo e a guadagnarsi il rispetto sul campo. Da non dimenticare vi é che un simile professionista in realtà non sarà mai solo. Lui/lei potrà sempre contare sull’aiuto di ogni strumento normalmente a disposizione di un buon gestore per fare crescere in maniera sana la sua impresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto, la concorrenza impedirà qualsiasi deriva perniciosa, mentre la necessità di tenere legato a sé il cliente-lettore sarà la potentissima arma di auto-controllo di quella possibile deriva. Diventare buoni-ottimi giornalisti sarà quindi condizione imprescindibile per venire considerati giornalisti tout court! E, vivaddio, non potrebbe essere altrimenti! Infatti, verranno subito a cadere gli alibi di quanti hanno sempre usato le manchevolezze editoriali o le manchevolezze degli enti deputati al controllo delle cose della professione, per giustificare la propria incapacità di base; l’imperdonabile leggerezza di avere scambiato un mestiere che è anche una missione per una possibilità facile di tirare a campare. Sempre meglio che lavorare, appunto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando visto da questo prospettiva, il giornalismo del futuro potrà contare dunque su una task-force di professionisti assolutamente affidabili, preparati, presenti e determinati ad ottenere il miglior risultato con ogni mezzo lecito. Perché sarà pure la liceità del mezzo usato a fare la differenza, meglio ancora, la “liceità del mezzo” sarà davvero una conditio sine qua non (del resto, non è proprio la deontologia ad affermare che fini e mezzi sono strettamente dipendenti gli uni dagli altri, e dunque che un fine giusto sarà il risultato dell'utilizzo di giusti mezzi?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci si dovrà stupire perciò se, una sana concorrenza tra professionisti sarà la chiave di lettura del giornalismo che verrà ed, in verità, sarà la sola speranza di sopravvivenza del suo buon nome. Questo perché, come in ogni avventura umana o imprenditoriale che sia, non mancheranno certamente le insidie e gli ostacoli da superare. Al contrario, non meraviglierebbe se gli stessi, nel futuro prossimo, si presentassero moltiplicati rispetto alle misere schermaglie del presente. Proprio per questo sarà dunque necessario poter contare su professionisti capaci e deontologicamente irreprensibili!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so quanto tempo dovrà trascorrere prima che questo prevedibile status quo-professionistico comincerà ad imporsi nella realtà dei fatti, ma non ho dubbi che così sarà. Sia perché alla realizzazione di un simile - e altrimenti utopico - progetto darà una mano importante la Rete, sia perché l’alternativa sarebbe data dall’azzeramento della dignità del singolo professionista a favore delle più oscure velleità di questo o quell’altro gruppo editoriale. Dato che l’esperienza, anche di questi tempi, insegna che gli interessi-altri tendono spesso ad essere più forti ed impellenti della necessità della bontà-della-notizia, inutile dire che prima partirà questa rivoluzione possibile, meglio sarà!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin, 29/11/2009&lt;br /&gt;&lt;em&gt;©All rights reserved&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-8545574347834074463?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/8545574347834074463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/12/giornalismo-online-e-cultura-dimpresa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8545574347834074463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8545574347834074463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/12/giornalismo-online-e-cultura-dimpresa.html' title='Giornalismo online e cultura d’impresa'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-3386900272011659189</id><published>2009-10-29T22:43:00.002+01:00</published><updated>2009-10-29T22:46:22.552+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><title type='text'>Diario di una futura giornalista senza speranze...</title><content type='html'>Visita il mio nuovo blog satirico...&lt;br /&gt;sempre se non hai nient'altro di meglio da fare, s'intende!!&lt;br /&gt;&lt;a href="http://futuragiornalista.blogspot.com/"&gt;Diario di una futura giornalisa senza speranze...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saludos meda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-3386900272011659189?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://futuragiornalista.blogspot.com/' title='Diario di una futura giornalista senza speranze...'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/3386900272011659189/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/10/diario-di-una-futura-giornalista-senza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/3386900272011659189'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/3386900272011659189'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/10/diario-di-una-futura-giornalista-senza.html' title='Diario di una futura giornalista senza speranze...'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-6222714971936837619</id><published>2009-10-11T17:25:00.003+02:00</published><updated>2009-10-11T20:42:48.417+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rina Brundu Giornalismo'/><title type='text'>MR PRESIDENT, PLEASE SAY NO THANK YOU</title><content type='html'>LETTERA APERTA A BARACK OBAMA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Illustrissimo Presidente,&lt;br /&gt;per favore, dica no! Trovi una scusa, una qualunque, ma rifiuti “quel” premio! Del resto, è stato proprio Lei, il primo a dire di non essere sicuro di meritarlo.  Ebbene –  con tutto il rispetto che Le è dovuto – mi permetta di mostrarmi d'accordo: lei non lo merita! Non ancora almeno! Abbia dunque il coraggio di fare l’ultimo passo e dica: &lt;em&gt;No, thank you! It should be awarded to whoever deserves it!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Donare gli “spiccioli” in beneficienza, come Lei ha già dichiarato di voler fare, in questo caso particolare caso, non è sufficiente. Il valore del Premio Nobel per la Pace, infatti, non dovrebbe essere nell’assegno staccato, ma nel suo significato simbolico. Perché di simboli abbiamo spesso bisogno noi uomini e donne. Di credere in qualcosa che vada oltre la miseria – anche politica – del quotidiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come di coltivare la speranza. Lei che quella speranza ha cominciato a darla ai tanti che La seguono, trovi il coraggio di mostrare al mondo quanto questo sentimento, nella realtà di ogni giorno,  si nutra solamente di molto lavoro. Di sacrificio continuato. Spesso frustrato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come - dopo la decisione presa ad Oslo - sembrano essere andate quasi frustrate le speranze di quei giovani universitari cinesi dissidenti che, venti anni fa, trovarono la forza fisica, morale, intellettuale, di opporsi ai carri armati radunati in Piazza Tienammen. Le speranze del giovane attivista Hu Jia, di Wei Jingsheng che ha trascorso gli ultimi 17 anni in carcere a difesa di un suo ideale-di-Stato-diverso. Le speranze di tutti quelli che, come loro, riescono ancora a credere nel valore del sogno. A dispetto della sua impossibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come - dopo la decisione presa ad Oslo - sembrano essere andate quasi frustrate le speranze di coloro che, nel silenzio, giorno dopo giorno, spendono l’esistenza a difendere l’indifendibile. A salvare vite dimenticate, barattate senza vergogna nel nome di ogni più lurido interesse. A curare vite martoriate, abbandonate ai “miracoli” improvvisati dell’anima misericordiosa che per accidente del destino si sia trovata a passare di lì. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come - dopo la decisione presa ad Oslo -  sembrano essere andate quasi frustrate le speranze di noi occidentali “privilegiati” che, contro ogni più becera evidenza, ci ostiniamo ancora a credere nella esistenza-possibile di una realtà migliore. Una realtà oggettiva per i più, dove il colore che fa da sfondo al vivere sia davvero uguale per i tanti. Dove la parola “merito” conservi ancora un qualche suo significato – staccato dall’interesse privato e dall’opinione limitata del capoccia-caporale di turno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dico “quasi” Presidente, perché quel Suo rifiuto farebbe una differenza. Importante. Laddove si può comprendere infatti che sarebbe impossibile per Lei esprimere una opinione su chi dovrebbe essere il vero destinatario di un tale, notevole riconoscimento, non vi sono dubbi che un suo rifiuto dello stesso manderebbe al-mondo-che-ascolta un messaggio ben più potente. Soprattutto, indimenticabile!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diceva Carlo Levi, un grande scrittore italiano: “L’Italia è il paese dei diplomi, delle lauree, della cultura ridotta soltanto al procacciamento e alla spasmodica difesa dell’impiego”. Lei che di trovare un impiego migliore non ne ha bisogno, per favore dia una mano: evitiamo il contagio estero!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu &lt;br /&gt;Dublin, 11/10/2009&lt;br /&gt;All rights reserved ©&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-6222714971936837619?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/6222714971936837619/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/10/mr-president-please-say-no-thank-you.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6222714971936837619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6222714971936837619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/10/mr-president-please-say-no-thank-you.html' title='MR PRESIDENT, PLEASE SAY NO THANK YOU'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-3721491896279486840</id><published>2009-10-03T00:12:00.000+02:00</published><updated>2009-10-03T00:13:08.731+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rina Brundu Giornalismo'/><title type='text'>AL VOTO, AL VOTO!</title><content type='html'>CRONACHE IRLANDESI DI INIZIO AUTUNNO&lt;br /&gt;Ci risiamo! Dopo l’Affaire-Trattato di Nizza, l’Irlanda si presenta, per la seconda volta, al voto, chiamata a ratificare il Trattato di Lisbona che permetterebbe la tanto auspicata riforma dell’Unione Europea.&lt;br /&gt;Non sono Nostradamus, ma pronosticare una vittoria del SI non dovrebbe essere troppo difficile. Anche le “ragioni” che “faciliterebbero” questo “assenso” non sono di ardua identificazione. Si può pescare nel mucchio: dalla decisa “mano di aiuto” data in quel di Bruxelles in forma di borsellino aperto, alle minacce del Boss Supremo di Ryanair di chiudere i suoi Head Offices nell’Isola Smeralda se il NO dovesse avere la meglio, dai mai sopiti fantasmi dell’emigrazione bruscamente risvegliati dalla recessione galoppante, alla fobia di questo o di quell’altro partito (politico, economico e chi più ne ha ne metta) di perdere i privilegi immeritatamente acquisiti nel corso degli ultimi dieci anni.&lt;br /&gt;L’eventuale vittoria delle forze dell’ YES-a-tutti-i-costi non dovrebbe però ingannare sullo spettacolo che è stata la Dublino pre-elettorale. Infatti, nella città che è pure il cuore pulsante del Paese – nonché una delle metropoli europee più vive, dinamiche e a perfetta misura giovane –  a farla da padrone è stata senz’altro un’organizzatissima campagna NO-TO-EUROPE che ha sicuramente vinto in visibilità, creatività, nella sua determinazione a dimostrare il deciso dissenso. Una vittoria dei suoi promotori quindi non sarebbe cosa tanto sorprendente!&lt;br /&gt;Questo perché, nulla, come il guidare, in questi giorni, lungo le intasate strade dublinesi, ha mai reso più evidente, all-occhio-che-guarda, la desolante Essenza (in termini di percezione del cittadino) della moderna Europa comunitaria. Ovvero il suo essere, di fatto, ideale meramente privato. Di un’establishment, di un gruppo di sognatori, di una politica utopica che probabilmente dovrà faticare per centinaia di anni prima di “giustificare pienamente” la sua meravigliosa intenzione primaria. Ancora, il suo essere visione-non-condivisa, appesantita da una ingombrante cornice burocratica. Brutta a vedersi. Probabilmente inutile. O quasi.&lt;br /&gt;Ma, tra gli effetti-nefasti della crisi marciante e le ragioni di un esagerato  anti-europeismo da baraccone, come spesso accade con ogni umana tragedia, il rischio di sfiorare il ridicolo è stato sempre dietro l’angolo. Rasentato ad ogni rotonda e ad ogni curva, di un Paese che ha sempre succhiato sangue dalla Sacra Mucca comunitaria, mostrando, ad un tempo, una imperdonabile incapacità nel gestire il prezioso dono di un boom economico duraturo e favoloso.&lt;br /&gt;Per accorgersi di questo rischio-possibile bastava semplicemente leggere le didascalie sulle centinaia di cartelli, di tutte le dimensioni, di tutti i tipi – e che si succedevano, uno dietro l’altro, lungo le strade principali, i vicoli nascosti, le mulattiere abbandonate della capitale irlandese, fatalmente “impregnando e mutando” finanche la sua pur sempre caratteristica atmosfera. &lt;br /&gt;Ecco dunque un esempio di come quei comunicati, con la loro logica random di proposizione, riuscivano mirabilmente a sottolineare lo straordinario status quo economico-politico:&lt;br /&gt;- Irish Democracy 1916-2009? Vote NO! (manifesto contro il Trattato di Lisbona)&lt;br /&gt;- ON SALE (nota immobiliare sulla veranda di un appartamento centrale)&lt;br /&gt;- European Democracy 1945- 2009? Vote NO!  (manifesto contro il Trattato di Lisbona)&lt;br /&gt;- OFFICE TO LET (avviso su un enorme edificio abbandonato)&lt;br /&gt;- Small country BIG VOICE vote no to a bad deal! (cartello contro il Trattato di Lisbona)&lt;br /&gt;- ON SALE (nota immobiliare su una casa in vendita)&lt;br /&gt;- The only job that Lisbon saves is HIS! (con foto di un noto politico sul cartello)&lt;br /&gt;- TO LET – PAY NO RENT ( avviso disperato  su un altro enorme edificio abbandonato) &lt;br /&gt;- LISBON TREATY – VOTE NO!&lt;br /&gt;- ON SALE!&lt;br /&gt;- 1.84 Euro – Minimum wages after LISBON! Vote NO!&lt;br /&gt;- OFFICES TO LET&lt;br /&gt;- NO 2 LISBON!&lt;br /&gt;- ON SALE……&lt;br /&gt;Scriveva James Joyce nel 1914: “Se ho scelto Dublino per scena è perché quella città mi appariva come il centro della paralisi”. Manco il già citato Nostradamus avrebbe saputo fare tanto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu &lt;br /&gt;Dublin, 02/10/2009&lt;br /&gt;All rights reserved ©&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-3721491896279486840?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/3721491896279486840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/10/al-voto-al-voto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/3721491896279486840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/3721491896279486840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/10/al-voto-al-voto.html' title='AL VOTO, AL VOTO!'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-4136194784055046330</id><published>2009-09-19T18:23:00.000+02:00</published><updated>2009-09-19T18:24:56.935+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ogliastra'/><title type='text'>Trinceras</title><content type='html'>Omaggio a  Matteo Mureddu – caporal maggiore di Solarussa, provincia di Oristano. Sardegna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una sorta di colpo al cuore che mi prende ogni qualvolta uno dei nostri soldati muore dilaniato in un qualche remoto angolo di mondo. Quando poi il “soldato” è sardo, come nel caso del giovane caporal maggiore Matteo Mureddu, uno dei sei militari italiani morti nell’attacco suicida di Kabul, lo scorso 17 Settembre, non posso impedirmi di provare anche una strana “stretta” che grava sull’anima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà che le cose per noi sardi non sono cambiate più di tanto da quando i nostri avi venivano richiamati per andare al fronte! Ora come allora, a parte le rare eccezioni, partono perché “costretti”. Raccontavano i nostri vecchi ogliastrini che, durante la Grande Guerra, a “costringerli” erano i “marescialli” che si presentavano all’improvviso nelle case, mentre loro si trovavano in campagna a pascolare gli animali. Quello recapitato era comunque un ordine a cui non si poteva disobbedire – sebbene molti lo fecero, pagandone le amare conseguenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema era infatti capire dove si stava andando e cosa si sarebbe andati a fare. Certo, i contadini e gli allevatori isolani comprendevano che sarebbero dovuti andare “a gherrae”(2), in “su fronte”(3), contro il Nemico. Ma il nemico di chi? Sicuramente non il loro, che già avevano difficoltà nel riconoscere – se non a comunicare – con la Parte Amica. Ma, dall’Ogliastra a Civitavecchia, passando per Cagliari, i richiamati scoprivano presto, e a loro spese, che il temutissimo “fronte” non era poi così lontano. Con tutte le sue  atrocità. Con tutta la sua solitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto, a proteggerli, ad “interessarsi” del loro destino, restavano solamente ”is trinceras” (1) che scavavano di propria mano - e che venivano descritte come “fossati alti, larghi, capaci di nascondere l’uomo che sparava”. Nelle trincee si mangiava e si dormiva. Si viveva. Spesso ubriachi del vino che veniva fatto circolare per permettere al corpo di riscaldarsi, ma soprattutto all’anima di vincere la paura, la naturalissima fobia dell’ignoto che attanagliava l’Essere. Storie di Sardegna. Dimenticate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma storie di Sardegna che, nel tempo, sono pure mutate soltanto quel tanto che basta a riflettere le mutate situazioni socio-economiche locali, nazionali. Internazionali. La verità recita infatti che, molti dei racconti di vita di ieri e di oggi, si somigliano spaventosamente nella loro essenza più vera. In virtù di questo, si può senz’altro dire che una parte importante dei ragazzi sardi che si arruolano oggidì lo fanno perché “costretti”. Non dal capoccia di turno, rappresentante locale di una misteriosa quanto sconosciuta, lontanissima potestà, ma dalle necessità contingenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla necessità di liberarsi dell’ombra soffocante che da millenni avviluppa la Sardegna interna, et non, dalla necessità fisiologica di costruirsi un percorso, possibilmente alternativo a quello che ha determinato il destino dei padri. Che continua a determinarlo. Dalla necessità di sfuggire alle grinfie, spesso fatalmente attraenti, di una tentazione-criminale giustificata, da sempre, dal mai dimenticato mito della balentìa-a-tutti-i-costi. E si potrebbe andare avanti all’infinito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Oggigiorno, sono comunque ben pagati!” si sente poi, de vez en cuando: le bocche delle rane-dalla-bocca-grande tendono per loro natura ad eruttare senza requie! Il cervello collegato permetterebbe però di realizzare che “oggigiorno” sono in tanti a ricevere lauti compensi, senza per questo avere necessità di rischiare la vita, senza meritarli e, molto spesso – vedi la corrente crisi cafonal finanziaria e scandali correlati, ma non solo – elegantemente sfilando la pecunia dal nostro portafoglio senza colpo ferire. E senza correre rischio alcuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorrerebbe almeno avere rispetto! Rispetto delle scelte di vita. Rispetto di decisioni che, a mio avviso, sebbene originate da una ridotta possibilità di scelta – riflettono anche una data necessità dello spirito di rivelarsi nella Sua Essenza. Non ho dubbi infatti che Matteo, così come il 99% di questi nostri ragazzi che ogni anno lasciano la loro casa per andare a servire la Patria (perché, per inciso, questo è il loro lavoro), a servire noi, si sia arruolato soprattutto perché convinto di poter dare qualcosa in quel particolarissimo ruolo. E non ho dubbi che lui, come gli altri, abbia trovato conferma della bontà delle sue intenzioni vivendo la quotidianità “differente” delle zone martoriate che ha scelto di andare ad aiutare. A rischio della propria vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si, di andare ad “aiutare”. Mi rendo perfettamente conto che questo non sarebbe il verbo utilizzato dai tanti contrari a questo genere di missioni militari – ma, nel caso specifico, la cosa non mi sorprenderebbe.  Molto più difficile mi risulta capire le motivazioni che spingono coloro che queste operazioni le hanno volute e le hanno promosse, a nascondersi, e a proteggersi, dentro una sorta di “trincea mentale” ogni qualvolta arrivano "cattive nuove" da questi moderni “fronti” di battaglia. Si butta la pietra e si ritira il braccio. Meglio ancora, ciò che è buono e giusto prima diventa cattivo dopo – ciò che è stato perfettamente legittimo e valido fino a ieri, viene completamente rimesso in discussione oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho capito: ma dove crediamo di mandarli questi ragazzi? Ripeto, occorrerebbe avere rispetto. Rispetto delle scelte e delle storie di vita. Della memoria. Del lavoro altrui. Ed il rispetto deve venire primariamente dai rappresentanti di quella Patria che questi ragazzi vanno a servire, mentre l’appoggio di tutti noi, pro o contro, dovrebbe essere totale. Incondizionato. Dall’inizio alla fine. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché ci rappresentano. Perché rappresentano il nostro Paese. Perché portano dentro reminescenza delle fatiche e delle molte umiliazioni che hanno dovuto subire i nostri avi. Loro invece si. Dimenticati. Lasciati morire. In solitudine. Al freddo. Aintro de is trinceras (4).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note:&lt;br /&gt;(1) Le trincee.&lt;br /&gt;(2) A combattere.&lt;br /&gt;(3) Al fronte.&lt;br /&gt;(4) Dentro le trincee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin, 19/09/2009 &lt;br /&gt;©All rights reserved&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-4136194784055046330?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/4136194784055046330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/09/trinceras.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/4136194784055046330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/4136194784055046330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/09/trinceras.html' title='Trinceras'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-6004736440400547800</id><published>2009-07-26T22:50:00.001+02:00</published><updated>2009-07-26T22:52:45.514+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='brundu'/><title type='text'>L'estate sul tetto che scotta</title><content type='html'>&lt;em&gt;Cronache da una tranquilla estate sarda di crisi globale.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Estate 2009: dicono che la Sardegna brucia. Non è una novità. Così come non è la prima volta che la furia degli incendi, solitamente dolosi, distrugge migliaia di ettari di macchia mediterranea, uccide animali, finanche persone. Non è perciò nuovo neppure il dolore che questi fenomeni procurano, così come non sono nuovi i motti di “sorpresa” e di indignazione, le promesse non mantenute. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se la Sardegna interna piange, neanche la ricca e abbiente  Costa Smeralda ride. Non troppo, almeno. Dopo decenni di continuata crescita, dicono che la crisi – finanziaria et politica - si stia facendo sentire anche nelle sue località più “in” quali Porto Cervo e Porto Rotondo, nonché dentro le molte ville e spiagge private satelliti.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Simili alla “gatta sul tetto che scotta”, i suoi frequentatori più irriducibili si danno comunque da fare per impedirne la fine del mito. Per non precipitare con quello. Alla maniera di Melchisedec, ogni VIP si sente infatti tale in eterno, e teme come cancrena i fantasmi di un possibile anonimato-di-ritorno che si agitano minacciosi all’orizzonte, incutendo terrore e timore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mancano neanche i fuochi d’artificio che accompagnano la fine di ogni grande festa. Nello specifico, la fine di un’epoca. In attesa del botto finale. L’esperienza passata insegna però che anche se questa nuova caduta della “Repubblica delle Banane” dovesse esserci, a farne le spese saranno sempre gli stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rapportando il tutto alle cose di Sardegna, si potrebbe forse dire che a farne le spese saranno sempre le “formiche” che da secoli abitano le pendici del Gennargentu ed assistono impotenti alla “programmazione esterna” del loro futuro. Un futuro che quasi sicuramente parlerà ancora di nuova emigrazione giovane e racconterà altre storie simili a quelle dell’operaio sardo che un paio di giorno fa è morto nel Nord Italia il primo giorno di cantiere. A casa lo attendevano le due figlie bambine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è qualche cosa che non va, da qualche parte, quando un tocco-di-benessere-continuato, come è comunque stato quello che ha interessato la Sardegna del boom turistico degli ultimi dieci anni, non raggiunge tutti gli strati della popolazione. C’è una chiara, cronica, mancanza politico-amministrativa, tanto più che l’isola è stata pure in prima fila quando si è trattato di muoversi dentro le dinamiche più accelerate imposte dalle nuove tecnologie digitali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Misteri d’Italia. Naturalmente, ti sfiora anche il sospetto che una forte cultura “assistenzialista” continui a sopravvivere tra le vallate del Gennargentu, così come nelle pianure del Campidano e, in verità, dovunque in quell’isola bellissima. Soprattutto, ti sfiora il sospetto che, laddove quel dato-benessere sia stato invece raggiunto, la parola d’ordine continui ad essere quella di mungere la vacca da latte fino a spremerne anche l’ultima goccia, ma senza preoccuparsi di far uscire l’animale al pascolo.  Del resto, i campi bruciano… ed il cerchio si chiude. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente di nuovo sotto la presente canicola che asfissia l’isola e la penisola, dunque? Non proprio. Qualcosa di veramente nuovo, questa estate 2009 effettivamente lo ha prodotto. La novità è data da una compiuta e finalmente totale commistione delle “necessità” minimali della Politica con quelle più “strategiche” dei nostri organi di informazione: radio, televisione pubblica e privata, giornali che guardano a destra, al centro e a sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eh già – perché per guardare guardano tutti: il problema è che non si sa cosa stiano guardando! Men che meno si riesce a capire cosa vedono e di che raccontano. Come non bastasse, il “virus disinformativo” pare muoversi su scala mondiale e di pari passo con quello della peste suina, facendo vittime illustri anche tra i più blasonati “organi di informazione” anglosassoni. Impossibile impedire il dubbio che tale visione-limitata-e-limitante sia stato di fatto cronico-status-vivendi. Magari la differenza la fa il nostro spirito tragicamente disincantato e gli occhi solamente un tantino più aperti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile dire! Così, se leggiamo e sentiamo che la Sardegna interna brucia, che la vita “smeralda” è in ribasso, ma che la crisi – finanziaria et politica – è fondamentalmente alle nostre spalle, occorre  saper fare di necessità virtù. Occorre ingegnarci, imparare a distinguere il vero dal falso ed il falso dal vero – nonché il vero che è urgenza-amministrativa-del-territorio, dal falso che diventa urlo-di-Pierino-che-fa-sempre-cool. Per chi mancasse di tale capacità discriminante, un vaticinio aiuterebbe senz’altro, così come un sentito atto fede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, resto convinta che un generale atto di fede dovrebbe traghettarci tutti, e con una certa serenità, verso la fine di quest’ennesima, tranquilla, estate sul tetto che scotta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin, 26/07/2009 &lt;br /&gt;&lt;em&gt;©All rights reserved&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-6004736440400547800?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/6004736440400547800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/lestate-sul-tetto-che-scotta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6004736440400547800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6004736440400547800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/lestate-sul-tetto-che-scotta.html' title='L&apos;estate sul tetto che scotta'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-199002300298800306</id><published>2009-07-19T19:18:00.000+02:00</published><updated>2009-07-19T19:19:25.013+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu poesie'/><title type='text'>Amica</title><content type='html'>Amica mia,&lt;br /&gt;qualità dell’anima&lt;br /&gt;Infinita&lt;br /&gt;Immortale&lt;br /&gt;Senza più lacrime,&lt;br /&gt;senza più lamenti,&lt;br /&gt;senz’altre parole&lt;br /&gt;percorrerò la strada che rimane&lt;br /&gt;… senza di te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dedicata 19.07.2009&lt;br /&gt;All rights reserved©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-199002300298800306?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/199002300298800306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/amica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/199002300298800306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/199002300298800306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/amica.html' title='Amica'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-5778521715951199106</id><published>2009-07-19T17:13:00.012+02:00</published><updated>2009-07-19T18:32:59.282+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu poesie'/><title type='text'>Ad un bambino appena nato.</title><content type='html'>Bentornato! Sento che ci legano…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorni lontani.&lt;br /&gt;Umili ricordi, &lt;br /&gt;Giocano,&lt;br /&gt;Liberati,&lt;br /&gt;Irradiando&lt;br /&gt;Echi dolcissimi che&lt;br /&gt;Limitano&lt;br /&gt;Momenti - solo in apparenza -&lt;br /&gt;Oscuri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;13.07.2009&lt;br /&gt;All rights reserved ©&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-5778521715951199106?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/5778521715951199106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/ad-un-bambino-appena-nato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/5778521715951199106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/5778521715951199106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/ad-un-bambino-appena-nato.html' title='Ad un bambino appena nato.'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-1001912866648719572</id><published>2009-07-14T21:57:00.000+02:00</published><updated>2009-07-14T21:58:14.574+02:00</updated><title type='text'>La presa della pastiglia 2</title><content type='html'>Per ovvie ragioni saro' bre....&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-1001912866648719572?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/1001912866648719572/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/la-presa-della-pastiglia-2.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1001912866648719572'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1001912866648719572'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/la-presa-della-pastiglia-2.html' title='La presa della pastiglia 2'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-1925453260915564081</id><published>2009-07-13T21:46:00.002+02:00</published><updated>2009-07-13T21:55:59.411+02:00</updated><title type='text'>I cinque punti di Lenin per un buon partito bolscevico</title><content type='html'>1) ogni comunista deve essere marxista; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) ogni comunista deve essere in prima linea nelle lotte proletarie; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) ogni comunista deve aborrire dalle pose rivoluzionarie e dalle frasi superficialmente scarlatte, cioè deve essere non solo un rivoluzionario, ma anche un politico realista; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) ogni comunista deve sentire sempre di essere subordinato alla volontà del suo partito e deve giudicare tutto dal punto di vista del suo partito, cioè deve essere settario nel senso migliore che questa parola può avere; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) ogni comunista deve essere internazionalista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà ma la vedo brutta per le primarie....&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-1925453260915564081?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/1925453260915564081/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/i-cinque-punti-di-lenin-per-un-buon.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1925453260915564081'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1925453260915564081'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/i-cinque-punti-di-lenin-per-un-buon.html' title='I cinque punti di Lenin per un buon partito bolscevico'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-3479767474771748023</id><published>2009-07-12T22:28:00.002+02:00</published><updated>2009-07-12T22:36:26.648+02:00</updated><title type='text'>Giorni della memoria (ma non solo).</title><content type='html'>So che sono giorni che ricorderò.&lt;br /&gt;Scritti nella memoria, ma non solo.&lt;br /&gt;Scritti nel destino... che diviene. Lentamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-3479767474771748023?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/3479767474771748023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/giorni-della-memoria-ma-non-solo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/3479767474771748023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/3479767474771748023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/giorni-della-memoria-ma-non-solo.html' title='Giorni della memoria (ma non solo).'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-5233890201135066416</id><published>2009-07-07T22:42:00.003+02:00</published><updated>2009-07-07T22:56:49.156+02:00</updated><title type='text'>Odio i blog letterari.</title><content type='html'>Non riesco a capire come uno scrittore possa svendere la sua anima in pubblico.&lt;br /&gt;A parlare di libri. Che ha già scritto.&lt;br /&gt;Non riuscirei mai a parlare di un libro già scritto. Men che meno di un mio libro.&lt;br /&gt;A meno che l'anima non domandi altro. Si accontenti. Ma non riuscirei neppure a parlare di un libro da scrivere, perché é tesoro dell'Essere. E poi i libri debbono raccontarsi da soli. Come gli articoli sui giornali. Come i post di un blog.&lt;br /&gt;Gli esperimenti metascritturali vanno bene per un saggio accademico mica quando parla l'anima. L'anima di uno scrittore vero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma naturalmente io non sono tale. Sono piuttosto uno-spirito-che-scrive. E che dovrebbe scrivere meglio. Non per un'estetica fine a se stessa, ma per ricercare scampoli di qualcosa che valga dentro l'antro buio della torre.&lt;br /&gt;Certo potrebbe essere pure tutto un non-valore-aggiunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comincia a piacermi qui. Qui c'è silenzio. Un bellissimo silenzio. &lt;br /&gt;La parte migliore di me.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-5233890201135066416?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/5233890201135066416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/odio-i-blog-letterari.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/5233890201135066416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/5233890201135066416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/odio-i-blog-letterari.html' title='Odio i blog letterari.'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-1905075170774201539</id><published>2009-07-06T22:32:00.000+02:00</published><updated>2009-07-06T22:33:11.642+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>La presa della pastiglia</title><content type='html'>Considerazioni sullo “sciopero” dei blogger del 14 Luglio 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggo che il 14 Luglio 2009, 220 anni dopo la Presa della Bastiglia, ci sarà una nuova rivoluzione: una eccezionale giornata di silenzio, osservato dai blog italiani per protestare contro il decreto Alfano. Non si tratterebbe di una adesione allo sciopero dei giornalisti, quanto piuttosto una decisione di protestare contro il provvedimento tout court. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indipendentemente dalle ragioni, più o meno condivisibili, più o meno oneste, più o meno giuste, che possano avere spinto a circolare una simile notizia, come blogger io trovo la stessa molto preoccupante. E’ un po’ come se un sedicente amministratore di condominio entrasse in casa mia per annunciarmi che, in tale data, il resto dei condomini ha deciso di osservare dieta vegetariana. Ed io con loro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che io non sapevo neppure che questo amministratore fosse stato nominato e soprattutto avevo appena acquistato una bistecca per celebrare quella giornata coi cugini d’oltralpe! &lt;br /&gt;Fuor di metafora, a mio modo di vedere, tutta la storia non ha capo né coda. Posso solo pensare che si tratti di confusione semantica: “abbaglio” per “bavaglio”, “Bastiglia” per “pastiglia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto questo, se il target dell’iniziativa è quello nobile di sostenere un discorso di maggiore libertà informativa, non vedo proprio come si possa raggiungerlo togliendo il cerotto dalla bocca di qualcuno per metterlo sulla bocca di qualcun altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte questo, la “gravità” dell’intero progetto sta soprattutto nel tentativo, che pare di ravvisare (ma potrei sbagliarmi, anzi, sicuramente mi sbaglio, anzi, voglio sbagliarmi!), di far entrare quel tempio dell’espressione libera che è Internet dentro dinamiche editoriali obsolete (ma non solo!) e assolutamente provinciali. La Rete rappresenta infatti l’antitesi delle stesse!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Rete, a dispetto delle apparenze, non è il Borg di Star Trek! Non è un organismo cibernetico dedito ad assimilare col fine di controllare, ma è espressione viva della libertà dell’anima e della sua diversità. Un’anima che fa fatica a trovare accordo persino con se stessa, figuriamoci aderire a progetti corporativi di qualsiasi genere e natura!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può solo pensare che questa “uscita” infelice sia stata soprattutto determinata dalla buona fede: ovvero dal desiderio di garantire quella stessa libertà che così facendo si va a ledere. Ma, fortunatamente, in questo caso specifico “Resistance is NOT futile and we will NOT be assimilated”!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin, 06/07/2009 &lt;br /&gt;©All rights reserved&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-1905075170774201539?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/1905075170774201539/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/la-presa-della-pastiglia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1905075170774201539'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1905075170774201539'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/la-presa-della-pastiglia.html' title='La presa della pastiglia'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-1799379837398864033</id><published>2009-07-06T20:34:00.001+02:00</published><updated>2009-07-06T20:38:38.175+02:00</updated><title type='text'>Giornalismo online: rivoluzione (T)WIT-LESS</title><content type='html'>&lt;em&gt;Sul pericolo rappresentato dalle rivoluzioni editoriali moderne&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è qualcosa che non mi torna leggendo il pur ottimo articolo di Massimo Gaggi “La rivoluzione di Twitter manda in affanno i media” (Corriere della Sera del 24 Giugno 2009). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concordo, per esempio, quando nel catenaccio scrive “Le reti sociali impongono una ridefinizione del giornalismo”, concordo (a fatica, ma concordo) quando mi fa indirettamente notare che si può fare “giornalismo” anche semplicemente riuscendo a trafugare una “fotografia vietata” da un Paese governato da un regime dispotico (vedi i ragazzi iraniani che grazie a Twitter trasmettono “brevi messaggi e immagini della sommossa e della repressione”).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concordo pienamente quando sostiene che nel prossimo futuro “fare giornalismo diventa (anche) saper dominare le nuove tecnologie, aggirare i muri della censura, ma anche filtrare fonti la cui attendibilità è tutta da dimostrare..”. Ma questo è quanto. Ciò che non mi torna invece è l’impressione, che ricavo dalla lettura, di un eccessivo entusiasmo rispetto a quello che, alla fin fine, resta sempre un social-network tout court. Nulla più, nulla meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Associare “troppo” le cose del giornalismo (almeno di quello con la G maiuscola) agli exploit dell’ultima modalità comunicativa digitale (per quanto glamour e per quanto powerful) può essere pericoloso. Nonché controproducente. Sarebbe un po’ come se, nel microcosmo X, si ponessero sullo stesso piano gli informati e tempestivi pettegolezzi della Perpetua di paese, con i tentativi della “mente razionante locale” di verificare, approfondire, ma anche spiegare quelle stesse “notiziole” (e perché no? persino di determinarle – vedi per associazione il giornalismo d’inchiesta), allo scopo di meglio comprendere le soffocanti dinamiche dentro cui le stesse si producono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà perché parlare delle prospettive future (o della mancanza delle stesse) del giornalismo è diventato di moda! Giorni fa nel suo interessante Mediablog, Marco Pratellesi, discutendo di giornalismo online, titolava “Web, la fine del tutto gratis”. Il post faceva poi una veloce ricapitolazione di possibili “soluzioni” alla “reale” problematica di fondo (ovvero, come creare un modello giornalistico online economicamente valido), così come proposte da diverse fonti informative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mediablog citava, tra gli altri, uno studio americano riportato su Il Corriere Economia, studio che avrebbe evidenziato come la metà dei “navigatori-lettori” sarebbe disposta a pagare un abbonamento mensile ad un quotidiano se il costo fosse modesto (cinque euro circa). Pratellesi ricordava poi l’analisi fatta dallo stesso Gaggi sulla “soluzione-micro pagamenti” lanciata da Rupert Murdoch. Altre proposte si soffermavano sulla necessità di “una maggiore sintonia con i lettori”, mentre il post si chiudeva ricordando l’altalenante percorso compiuto da diversi, importanti, quotidiani tra la formula gratuita e quella a pagamento (delle notizie, s’intende!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto mi riguarda, escluso l’item della “maggiore sintonia con i lettori”, che mi pare piuttosto una conditio sine qua non, io ritengo che tutte queste “ possibili, metodologie lavorative” siano in realtà superate e che avranno pure scarse possibilità di successo. Soprattutto, avranno scarse possibilità di successo se si limiteranno a diventare moderna confezione di un prodotto che resterà datato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per usare una semplice analogia, sarebbe come pretendere che i ragazzi di oggi mangiassero pavesini a go-go solo perché una determinatissima (a non soccombere) ditta produttrice, pur di salvare il prodotto, dopo settimane di intenso brain-storming del suo miglior management, fosse venuta su con l’idea di stimolare le vendite creando un package avveniristico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se il package fosse d’oro, infatti, sempre di pavesini si tratterebbe! Dubito molto dunque che, per quanto gloriosa, quella semplice galletta sarebbe in grado di soddisfare (da sola) i palati più “raffinati” della gioventù moderna (non me ne vogliano i produttori!).  Senza considerare (e qui mi rifaccio alle perplessità avanzate in precedenza rispetto alla questione Twitter), che il rischio che questa incauta ditta correrebbe sarebbe quello di catalizzare l’attenzione sulle “meraviglie” della confezione e non sul prodotto stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio ne scampi! La verità per fortuna recita che un lettore-navigatore può sì sborsare il peculio per pagare un lavoro scritturale ma questo deve valere il suo costo! Per esempio, è vecchissima (rispetto alla storia di Internet) la pratica di far pagare saggi letterari, o anche accurate analisi finanziarie delle tendenze di mercato (questo accadeva al tempo del boom – solo dopo è venuto fuori che era tutta carta straccia comunque, ma queste sono altre storie!). Quale laureando non lo farebbe se avesse la necessità di “rimpolpare” la sua tesi? Quale investitore non lo farebbe se fosse preoccupato per il domani?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per converso, io non ho mai rinnovato per due mesi di fila un abbonamento online ad un quotidiano, perché alla fine mi veniva a noia: mi veniva a noia la sua struttura obsoleta, mi veniva a noia la mancanza di dinamicità rispetto al mondo vivo (e persino gratuito!) che lo circondava in Rete. Allo stesso modo, mai e poi mai accetterei di versare un micro-pagamento che magari mi si presenta sul conto in compagnia della diletta sorella banking-fee; in simil guisa, e per chiudere il cerchio, mai e poi mai accetterei di finanziare uno pseudo-giornalismo che sia anche soltanto un lontano parente di un social network o di un circolo gossiparo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A mio modo di vedere dunque (e pur rendendomi conto che il tallone d’Achille di tutto il mio discorso sta nel suo fine ideale!), non si può parlare di nuovi modelli editoriali per il giornalismo del futuro, senza prima affrontare il tema dei suoi contenuti. O senza rispondere a fondamentali domande quali: che cosa vorrà dire essere giornalisti domani? Quali qualità renderanno tale un Premio Pulitzer del futuro che dovrà per forza giostrarsi tra le necessità “spirituali” della sua “arte” e quelle del ritorno economico? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo ci riporta, fatalmente, alla importantissima questione dell’intrinseca capacità del professionista che svolgerà quella professione: che lo si voglia oppure no sarà infatti tale elemento il fattore chiave che farà la differenza. E, per certi versi, permetterà pure di vivere senza grosse preoccupazioni editoriali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, per dirla seguendo la modalità glamour corrente, sarà proprio quello il fattore chiave che segnerà il confine tra l’essere professionisti-(T) wit-less e l’essere professisti (T) wit-full.(1)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) Lo wit (lo dico ad uso e consumo di quei quattro lettori che hanno avuto il buon senso di restare fedeli alla lingua di Dante) è l’arguzia, il bello spirito. Ma in verità è anche qualcosa di più. E’ di fatto parola quasi impossibile da tradurre in Italiano perché descrive in maniera mirabile la più grande capacità dell’intelletto - non a caso viene citato di frequente il learned-wit di Oscar Wilde. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin, 24/06/2009 &lt;br /&gt;©All rights reserved&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-1799379837398864033?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/1799379837398864033/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/giornalismo-niente-piu-alibi-in-rete.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1799379837398864033'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/1799379837398864033'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/giornalismo-niente-piu-alibi-in-rete.html' title='Giornalismo online: rivoluzione (T)WIT-LESS'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-2244737794422861567</id><published>2009-07-05T22:04:00.003+02:00</published><updated>2009-07-05T23:07:27.469+02:00</updated><title type='text'>L'ombra</title><content type='html'>Tutto sommato va meglio...&lt;br /&gt;Naturalmente non è che i cambiamenti siano sostanziali, ma a volte basta poco per migliorare l'umore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Strane le giornate che sono e quelle che verranno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui ne ha 100, lui nasce, lei se ne va.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-2244737794422861567?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/2244737794422861567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/lombra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2244737794422861567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2244737794422861567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/lombra.html' title='L&apos;ombra'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-2966215547239226789</id><published>2009-07-03T23:49:00.002+02:00</published><updated>2009-07-03T23:55:05.726+02:00</updated><title type='text'>La torre</title><content type='html'>MT mi ha chiesto della torre.&lt;br /&gt;Mi ha detto che dovrei uscire dalla stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avrei voluto spiegarle che la "torre" è sì luogo fisico, ma è soprattutto&lt;br /&gt;costruzione mentale. Prigione dell'anima. Cronica prigione dell'anima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel tempo dovrebbe diventare anche osservatorio privilegiato.&lt;br /&gt;Non per ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà quando i capelli diventeranno bianchi e quel colore candido illuderà l'occhio che guarda su una qualche possibilità di saggezza acquisita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il momento mi tormenta il dubbio soltanto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-2966215547239226789?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/2966215547239226789/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/la-torre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2966215547239226789'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2966215547239226789'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/la-torre.html' title='La torre'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-2790866386936466036</id><published>2009-07-03T01:13:00.005+02:00</published><updated>2009-07-03T23:48:38.827+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina brundu'/><title type='text'>L'altra stanza</title><content type='html'>Di fatto, mi pare proprio un'altra stanza.&lt;br /&gt;Teoricamente dovrebbe permettermi di essere meno "formale"....&lt;br /&gt;Non riesco ad esserlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ne sono capace.&lt;br /&gt;Peccato!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aiuterebbe di tanto.&lt;br /&gt;Lasciarmi andare.&lt;br /&gt;Vivo invece di infiniti silenzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte mi pare di vivere solo dentro tale dimensione e tutto ciò che&lt;br /&gt;esiste intorno a quella, sopra e sotto... è solo conseguenza di cose minime.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-2790866386936466036?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/2790866386936466036/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/laltra-stanza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2790866386936466036'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/2790866386936466036'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/07/laltra-stanza.html' title='L&apos;altra stanza'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-6918728080187448051</id><published>2009-06-20T12:07:00.003+02:00</published><updated>2009-06-20T12:22:39.226+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rina Brundu Obama'/><title type='text'>Flo O’Fly: spia o vittima del Sistema?</title><content type='html'>Che desse &lt;strong&gt;fastidio&lt;/strong&gt; non ci sono dubbi! Che fosse &lt;strong&gt;molesta&lt;/strong&gt;, determinata, ostinata, neppure! Ma, perché farla fuori così? A due giorni dalla tragica morte, non sono in pochi a domandarsi se &lt;strong&gt;Flo O’Fly&lt;/strong&gt;, la cittadina irlandese barbaramente uccisa in quel di Washington Mercoledì 17 Giugno, davanti agli occhi di milioni di spettatori, non sia stata anche una sorta di testimone scomodo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa aveva visto Flo durante quel suo ultimo volo? Perché l’Amministrazione Obama nega l’innegabile? Ma, soprattutto, che fine ha fatto il cadavere di Flo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel piccolo villaggio di &lt;strong&gt;Gort na gCappal&lt;/strong&gt; (Irlanda occidentale), la famiglia O’Fly non riesce a darsi pace. Padraig O’Fly è il congiunto più anziano. Nelle ultime 48 ore sembra invecchiato di milioni di anni. Quando busso a casa sua mi accoglie comunque con la cortesia tipica degli isolani: &lt;em&gt;Flo avrebbe voluto così!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non passa troppo tempo però prima che smetta di prestarmi attenzione ed inizi un suo particolare lamento privato, simile al fastidioso ronzìo di un vecchio moscone morente: &lt;em&gt;“Get out of here! Get out of here! – Scacciata come un dittero infame! E poi…. uccisa!”&lt;/em&gt; ricorda con orrore mentre tutto il suo corpo freme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Padraig é affranto dal dolore! Tira in ballo la mafia irlandese, l’IRA, Michael Collins e le troppe storie di emigrazione della sua terra. Storie passate, il cui fantasma tormenta ancora le memorie dei più vecchi. E lui vecchio lo è sicuramente. Ora come non mai!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Le assicuro che quello di mia nipote era stato solo un viaggio premio – il coronamento di un sogno!”&lt;/em&gt; tenta di convincermi più tardi quando, di nuovo calmo, ricorda l’impegno politico di Flo e il suo attivismo pro-Democratico. Benché stanco e provato è sempre questo il messaggio che mi ripete con maggior insistenza anche sull’uscio di casa, prima di salutarmi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’imprecazione urlata al Cielo la conserva invece per quando si richiude la porta alle spalle: &lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;“Stupida mosca progressista, almeno Cheney sparava solo alle quaglie!”.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;In memoria di Flo O’Fly, (Musca domestica minore, Fannia carnicularis, Fanniidae)&lt;br /&gt;R.I.P. White House, Washington D.C., Giugno 2009&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nota storica:&lt;/strong&gt; Nostre ricerche hanno dimostrato come la famiglia O'Fly abbia di fatto una chiara origine partenopea.&lt;br /&gt;Tal Gennaro Florienzo O'Flaiatone emigrò da Posillipo in quel di Connemara intorno al 1850 AD e colà si ammogliò ed ebbe famiglia. Invitato a commentare la notizia il sindaco di Napoli si è così espresso "Se pigliano cchiù mmosche cu 'na goccia 'e mele, ca cu 'na vott' acito".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin, 19/06/2009 &lt;br /&gt;&lt;em&gt;©All rights reserved&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fatto reale di riferimento:&lt;/strong&gt; Barack Obama, il presidente degli Stati Uniti d’America, il 17 Giugno 2009, uccide con un unico colpo di mano una mosca durante un’intervista alla Cnbc.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-6918728080187448051?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/6918728080187448051/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/06/flo-ofly-spia-o-vittima-del-sistema.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6918728080187448051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6918728080187448051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/06/flo-ofly-spia-o-vittima-del-sistema.html' title='Flo O’Fly: spia o vittima del Sistema?'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-9154225462911300850</id><published>2009-06-14T21:52:00.003+02:00</published><updated>2009-06-14T21:58:50.749+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pratobello'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='brundu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna'/><title type='text'>Qualcosa di sinistra</title><content type='html'>&lt;em&gt;Nel Giugno del 1969, la rivolta antimilitarista delle regioni interne della Sardegna: un ricordo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quaranta anni fa, il 18 Giugno del 1969, la popolazione di Orgosolo si mobilitò. Gli Orgolesi decisero di recarsi in massa nei pascoli di Pratobello per protestare contro la realizzazione dell’ennesimo poligono militare in territori da sempre destinati all’agricoltura e alla pastorizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rivolta antimilitarista delle regioni interne della Sardegna fu un altro momento “importante” della Storia dell’isola. Pastori e contadini non furono comunque lasciati soli, come si evince dal testo del telegramma inviato da &lt;strong&gt;Emilio Lussu al Presidente della Giunta Regionale Giovanni Del Rio: &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“50 anni di vita politica permanentemente legata popolo sardo mi autorizzano rivolgermi a lei -stop- Quanto avviene Pratobello pastorizia et agricoltura Orgosolo est provocazione colonialista -stop- Bisogna riandare periodo fascista per simile arbitrio poliziesco -stop- Poligono tiro bimestrale aut eventuale istituzione poligono permanente est negazione Piano rinascita -stop- Rimborso danni et premio in danaro est offensivo palliativo che non annulla ma aggrava ingiustizia -stop- Chi ha coscienza dei propri diritti non li baratta -stop- Responsabilità non est militare ma politica et in massimo grado maggioranza governativa nazionale -stop- In tempo di guerra prevalgono interessi militari ma in tempo di pace comandano interessi opposti -stop- Perciò mi sento solidale incondizionatamente con pastori et contadini Orgosolo che non hanno capitolato et se fossi in condizioni di salute differenti sarei in mezzo a loro -stop- Allontanamento immediato poligono e militari si impone come misura civile e democratica lavoro e produzione -stop- Questi avvenimenti pongono problema revisione Statuto speciale Regione oggi insufficiente protezione interessi isolani -stop-”. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Quaranta anni dopo, ripensando alla &lt;em&gt;faciloneria&lt;/em&gt; con cui è stata archiviata, politicamente e culturalmente, la tragedia avvenuta negli impianti della &lt;strong&gt;raffineria Saras a Sarroch&lt;/strong&gt; (dove tre operai sono morti ed uno è rimasto ferito a causa delle esalazioni tossiche prodotte da un impianto di desolforazione) ma, più in generale, alla faciloneria con cui viene archiviata ogni altra “questione operaia” ancora esistente in Sardegna (e non solo), molte sono le domande che sorgono spontanee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è noto, infatti, altri e ben più “pregnanti” argomenti hanno infiammato la recente dialettica elettorale nazionale. Più che quelle di Lussu, non possono dunque che tornare alla mente le parole di Gramsci quando nel 1921 scriveva &lt;em&gt;“La classe operaia non ha nulla da sperare da questo o da quell'altro ministro; la classe operaia non può fare affidamento che in se stessa. Ogni decreto, ogni disegno di legge non sono che pezzi di carta per i padroni, la cui volontà può trovare un limite solo nella forza medesima degli operai e non mai negli organi dello Stato.”(&lt;/em&gt;1).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Serran buttega artigianos, baristas, &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;e partin tottus, minores e mannos, &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;pro che cazzare sos militaristas: &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;pizzinneddos e bezzos de chent’annos &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;e zovaneddas de sa prima essida &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;han’indossadu sos rusticos pannos. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tottu sa idda in campagna est partída, &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;in càmiu e in macchina minore. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sa lotta durat piús d’una chida; &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;a Pratobello finas su rettore &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;ch’est arrivadu cun su sagrestanu &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;pro difende su pradu e su pastore”(2) &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;u&gt;Note:&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;(1)da “&lt;em&gt;Illusioni&lt;/em&gt;”, di Antonio Gramsci – L’Ordine Nuovo, 8 Agosto 1921&lt;br /&gt;(2)Estratto da “&lt;em&gt;Sa lotta de Pratobello&lt;/em&gt;” di Peppino Marotto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin, 14/06/2009&lt;br /&gt;&lt;em&gt;©All rights reserved&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;web: &lt;a href="http://www.terzapaginaworld.com/"&gt;www.terzapaginaworld.com&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-9154225462911300850?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/9154225462911300850/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/06/qualcosa-di-sinistra_14.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/9154225462911300850'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/9154225462911300850'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/06/qualcosa-di-sinistra_14.html' title='Qualcosa di sinistra'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-5869965933902101610</id><published>2009-06-14T21:43:00.002+02:00</published><updated>2009-06-14T21:50:16.226+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='online'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='brundu'/><title type='text'>Giornalismo online: quale potere?</title><content type='html'>&lt;em&gt;Considerazioni e riflessioni sul rapporto tra il giornalismo online ed il cosiddetto Quarto Potere.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro aspetto che, secondo me, vale la pena investigare, rispetto alle cose del giornalismo online, è la sua possibile, futura forza. La sua effettiva autorevolezza, così come la sua vera capacità di influenzare il pubblico di lettori e quindi la società dentro cui si adopererà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma: avrà ancora senso parlare di Quarto Potere? Ritengo di sì, con la differenza che la Rete, per forza delle sue peculiarità, permetterà ad un dato tipo di giornalismo (quello serio), di mettere in piedi meccanismi auto-controllanti delle sue stesse “possibilità di deriva”. Meccanismi che potranno sicuramente di più delle pur encomiabili, ma – ahimé – facilmente aggirabili, regole comportamentali dettate dai vari codici di condotta, o dalla deontologia professionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vediamo nel dettaglio. In una moderna democrazia, un giornale tradizionale può acquistare “autorevolezza”, e quindi un dato “potere”, in due modi principali: diventando “credibile” agli occhi di una ristretta elite (intellettuale, religiosa, politica, etc), oppure diventando “popolare” presso un vasto pubblico di lettori di ogni condizione e background socio-culturale. &lt;strong&gt;Qualità e quantità&lt;/strong&gt; sono dunque i due fattori che generano l’autorità di una simile pubblicazione e dunque il “potere” di cui si è già detto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La generano ma non la controllano. Di fatto, il giornale di “qualità” non è immune da una possibile deriva come, per esempio, quella di diventare mezzo per raggiungere i fini di un qualunque partito (in senso lato). Qualora questo accadesse, quel giornale diventerebbe doppiamente censurabile, professionalmente e moralmente, perché oltre ad imbrogliare la Verità, imbroglierebbe la Ragione. &lt;strong&gt;Non vi è nulla di più imperdonabile, a mio modo di vedere, del sottomettere l’intelletto, con le sue infinite possibilità, alle necessità dei nostri istinti peggiori e dei nostri vizi inconfessabili!&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Laddove riuscisse nei suoi intenti populistici, anche un giornale nazional-popolare, in virtù della sua distribuzione (ovvero, dell’effetto quantità), può acquisire una sua “forza”. Tale forza, dentro le molteplici e complesse dinamiche di quella stessa democrazia moderna di cui si parlava, potrebbe incidere in maniera visibile ed importante sulla vita socio-politica, ma anche culturale, del Paese interessato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conseguenza delle cose è che anche un eccellente giornalismo, specialmente quando animato dalle migliori intenzioni, può diventare “strumento di lotta” nelle mani di un qualsiasi “altro” potere di riferimento. Questo accade persino in virtù di un effetto di “quantità minima”, perché minimo è di solito il numero di testate tradizionali “autorevoli” (soprattutto, a causa del gravoso impegno economico che una simile impresa editoriale può comportare).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giornalismo tradizionale corre dunque, facilmente, il rischio di diventare autoreferenziale e fondamentalmente inattaccabile. Inattaccabile perché, diversamente da ciò che accade con gli altri &lt;strong&gt;poteri &lt;/strong&gt;che vivono dentro uno stato democratico, il “quarto potere” non ha alcun reale organo esterno di controllo del suo operato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente, mi rendo conto che si potrebbe facilmente obiettare: “Mai sentito parlare di &lt;strong&gt;libertà di stampa&lt;/strong&gt;?”. Non escludo neppure che qualcuno possa vedere in questo stesso articolo un attentato alla stessa. Tendenzialmente però mi sentirei in diritto di ignorare una simile provocazione. Per varie ragioni. Primariamente, perché sarebbe il risultato di una analisi superficiale, in secondo luogo perché non si possono investigare le cause prime di alcunché se non si è disposti a mettere in dubbio qualsiasi credo acquisito e, infine, perché l’identificazione di questo specialissimo “flaw” è fondamentale per il discorso che segue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi chiedo, infatti, in che modo cambierebbero le “vecchie”, perniciose, dinamiche appena esposte, nel caso del giornalismo online? Come anticipato nell’incipit, secondo me cambierebbero in modo positivo. Per esempio, è solo di una settimana fa, la notizia di un Premio Pulitzer americano scoperta a “copiare” da un blog. Per quanto mi riguarda, questa comunicazione non è tanto rilevante perché un altro “colpevole” è stato infine smascherato e messo alla berlina, quanto piuttosto per il modus e l’ambiente digitale che fa da sfondo alla notizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanti saranno stati, in passato, i casi di “plagio giornalistico”? Forse milioni. Per ovvie ragioni, sono rimasti “impuniti”. Impossibile, impedire al “giornalista” che legge un taccuino di appunti in Bangladesh, di pubblicare lo stesso articolo su un giornale provinciale messicano! Impossibile, soprattutto, se non si va in Messico!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di sicuro, questo limite “fisico” non riguarda le enormi potenzialità dell’algoritmo (democratico, o no, questa è altra questione!), usato da Google, che sarebbe potenzialmente in grado di scovare il “colpevole” di un simile furto online in pochissimi secondi! E quindi di rendere dovuta giustizia all’autore imbrogliato!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è cosa da poco! Si tratta, in verità, di una straordinaria rivoluzione! Sociale e culturale! Ma si tratta anche di rivoluzione rispetto alle obsolete dinamiche giornalistiche tradizionali di cui si è parlato all’inizio di questo pezzo. Il “gist” della questione, se consideriamo che il Premio Pulitzer è stato “scoperto” e “denunciato” da un altro blog, è che il giornalismo online ha tutte le carte in regola per auto-gestirsi e per auto-controllarsi, impedendo, di suo, ogni possibile deriva perniciosa e dunque provvedendo ulteriori garanzie al sacrosanto concetto della “libertà di stampa”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chiudere il cerchio, questo avviene anche in virtù di un “effetto di quantità massimo”, dato il numero sicuramente grande di giornali online che potrebbero esistere. Un numero così “grande” da escludere a priori qualsiasi possibilità di riuscire presentare una “realtà” (politica, sociale, etc) diversa da quella che è, senza il rischio di essere scoperti e messi in ridicolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le conseguenze di un simile “status privilegiato” sono enormi. La prima, per esempio, è che per diventare testata “di qualità”, ovvero testata credibile, un giornale online non dovrà contare solamente sul sostegno di una piccola elite di riferimento, per quanto potente, ma dovrà mostrarsi affidabile nei fatti. &lt;em&gt;No way out!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il numero di click ricevuti (vedi il fattore tradizionale “quantità”) non basterà a dargli autorità laddove si rivelasse solamente sito-acchiappa-click portavoce di falsi scoop! Al massimo, si trasformerebbe in agorà dedicata al gossip ben lontana dall’orizzonte d’attesa del lettore capace e informato che cerca un punto di riferimento digitale e informativo attendibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La Rete determinerà dunque la fine del Quarto Potere?&lt;/strong&gt; No. La Rete semplicemente diluirà la sua capacità di diventare “arma intimidatoria” ma, ad un tempo, premierà il suo diritto di raccontare la verità. Magari una delle verità possibili, ma senz’altro una verità difficilmente scardinabile, proprio perché già passata attraverso le forche caudine rappresentate da un pubblico di lettori eterogeneo, potenzialmente illimitato e prodigiosamente capace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripeto, con le illazioni, le deduzioni, le speculazioni, le considerazione, le contemplazioni, le meditazioni, le riflessioni, le investigazioni e i falsi scoop che, negli ultimi tempi, hanno preso il posto delle più tradizionali, verificate notizie sulle prime pagine dei maggiori quotidiani italiani… non è cosa da poco!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin, 22/05/2009&lt;br /&gt;&lt;em&gt;©All rights reserved&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-5869965933902101610?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/5869965933902101610/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/06/giornalismo-online-quale-potere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/5869965933902101610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/5869965933902101610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/06/giornalismo-online-quale-potere.html' title='Giornalismo online: quale potere?'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-8057992291643186038</id><published>2009-06-14T21:39:00.002+02:00</published><updated>2009-06-14T21:59:34.198+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='online'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='brundu'/><title type='text'>Giornalismo. Niente più alibi in rete</title><content type='html'>&lt;em&gt;Considerazioni e riflessioni sul giornalismo online&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;In una recente intervista al magazine del Corriere della Sera, Arianna Huffington (1), guru del giornalismo web, ha dichiarato che, nonostante le preoccupanti avvisaglie, i giornali tradizionali spariranno solo quando sarà scomparsa anche l’ultima generazione che è nata con loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concordo con questa affermazione. L’abitudine è elemento che legittima le nostre preferenze e dunque i nostri modelli di riferimento. Le nostre fonti conoscitive. Anche giornalistiche. Aggiungo inoltre che, attualmente, la possibilità di effettuare un salto di qualità più veloce nella modalità di ricezione della notizia, è frenata, per un vasto pubblico, dalla difficoltà di padroneggiare, con una data facilità, il mezzo tecnico che propone la nuova prassi informativa, ovvero il computer.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto mi riguarda, ritengo che il passaggio dal giornalismo tradizionale ad un giornalismo digitale non sia solo cosa buona, ma che sia pure la sola opportunità di sopravvivenza di questa professione. Soprattutto, credo che tale rivoluzione rappresenti l’occasione storica per fare piazza pulita delle molte “incomprensioni” recenti, in virtù delle quali, la bellissima possibilità che ha l’anima di rendere un servizio al prossimo attraverso la scrittura (perché alla fine della fiera questo dovrebbe essere il vero giornalismo), viene scambiata per una imperdibile occasione di carriera glamour.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non nego che il giornalismo online abbia tanto su cui lavorare. Tra i tanti difetti che si possono citare, vi è quello del dover ancora trovare la maniera migliore per conciliare le ragioni editoriali (in senso lato, sia a livello di vero e proprio editing che a livello di controllo delle fonti) con quelle della rapidità informativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora, deve tirare una linea credibile tra il giornalismo tout court ed il gossip. Infine, deve risolvere il ben noto problema della definizione di un modello lavorativo che permetta al giornalista web di vivere della sua professione, esattamente come accade per il professionista tradizionale. Tuttavia, se guardiamo, per esempio, agli introiti della stessa Huffington non credo proprio che questo possa essere un elemento frenante di questa strabiliante possibilità moderna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto, la Rete permette al giornalista di farsi conoscere “urbi et orbi”, mentre ad un tempo garantisce al lettore la possibilità di “scegliere” il professionista di riferimento. Gli permette di creare con lui un rapporto di fiducia unico nel suo genere. E non è poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi spiego meglio. Il giornalismo tradizionale ha prodotto una lunga lista di valenti professionisti che per anni hanno contribuito, non solo alla diffusione delle notizie che hanno fatto la nostra Storia, ma anche a spiegarle. Sono stati agenti indispensabili per una miglior comprensione del mondo che ci circonda. Resta però il fatto che, bravi o meno bravi, tutti questi professionisti sono stati professionisti “imposti” dall’editore o, alla meno peggio, dal direttore di testata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto poco esposta a queste dinamiche, dubito infatti che una perfetta “libertà di stampa” possa realizzarsi all’interno di un giornale tradizionale. Per ovvie ragioni. La maggior parte pure giuste. Il mio pensiero va però a quei tanti professionisti che avrebbero potuto essere tali, ma che non sono riusciti a realizzare il sogno di una vita, in virtù di un diktat esterno. Un diktat magari dettato da ragioni assolutamente estranee alle “possibilità giornalistiche” del soggetto considerato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Rete offre dunque una straordinaria possibilità storica di liberazione da simili dinamiche obsolete. In altre parole, la Rete permette una scrematura professionistica naturale in virtù della quale solo il giornalista davvero bravo potrà essere considerato tale da un lettore sicuramente più informato e capace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Consequentia rerum&lt;/em&gt; è che, in quella favolosa futura età dell’oro, non avrà senso parlare di giornalisti professionisti o pubblicisti, non avrà senso parlare di revisionismo, di censura informativa e via discorrendo. Ad un tempo, non avranno ragion d’essere i tanti, desolanti capri espiatori portati a difesa degli scarsi risultati da individui assolutamente incapaci di fare onore a questa professione, o da individui accreditati del titolo di giornalista in virtù di un semplice esamino sostenuto decadi prima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripeto, per quanto mi riguarda, il passaggio dal giornalismo su carta stampata al giornalismo digitale è senz’altro cosa buona e giusta. La base fondante di questa rivoluzione possibile, dovrebbe essere una piattaforma operativa universalmente riconosciuta e tesa a rivalutare soprattutto gli aspetti etici della professione, nonché a metterne bene in chiaro le regole del gioco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella speranza che non sia già troppo tardi per ricordarle tutte, s’intende!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;u&gt;Note:&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;1) Fondatrice del &lt;em&gt;The Huffington Post&lt;/em&gt; (&lt;a href="http://www.huffingtonpost.com/"&gt;www.huffingtonpost.com&lt;/a&gt;), uno dei giornali online più letti; nel 2006 è stata inserita da Time Magazine nella lista dei 100 personaggi più influenti al mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rina Brundu&lt;br /&gt;Dublin, 02/05/2009&lt;br /&gt;&lt;em&gt;©All rights reserved&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-8057992291643186038?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/8057992291643186038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/06/giornalismo-niente-piu-alibi-in-rete.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8057992291643186038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/8057992291643186038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/06/giornalismo-niente-piu-alibi-in-rete.html' title='Giornalismo. Niente più alibi in rete'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6133060624185082992.post-6680044020748808073</id><published>2009-06-14T11:24:00.002+02:00</published><updated>2009-06-14T22:00:25.564+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='brundu'/><title type='text'>Ho deciso di riprovarci....</title><content type='html'>Pubblicherò alcuni dei miei articoli qui....&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6133060624185082992-6680044020748808073?l=latorredelnuraghe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/feeds/6680044020748808073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/06/ho-deciso-di-riprovarci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6680044020748808073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6133060624185082992/posts/default/6680044020748808073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latorredelnuraghe.blogspot.com/2009/06/ho-deciso-di-riprovarci.html' title='Ho deciso di riprovarci....'/><author><name>Rina Brundu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16496182238311311433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
